Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17663 del 05/07/2018

Civile Ord. Sez. 2 Num. 17663 Anno 2018
Presidente: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI
Relatore: CHIESI GIAN ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso 14299-2014 proposto da:
A.A.
B.B.
– ricorrenti contro
R.R.
– intimata avverso la sentenza n. 1034/2014 della CORTE D’APPELLO di
MILANO, depositata il 12/03/2014;

D

a_

Data pubblicazione: 05/07/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
del 19/04/2018 dal Consigliere Dott. GIAN ANDREA CHIESI;
Osservato che

R.R.,

proprietaria esclusiva di

un’unità immobiliare sita in Milano,
convenne in giudizio, innanzi al Tribunale di Milano,

XX,

titolari di diritti reali

SU

ed

alcuni immobili

ubicati al piano terra del limitrofo condominio di Via Balbo, n.
6, rivendicando, per la parte prospiciente il cortile in uso
esclusivo ad essa attrice, la proprietà esclusiva, in favore del
condominio, del muro posto al confine con
l’edificio condominiale di Via . YY e, per l’effetto,
chiedendo condannarsi i predetti convenuti alla chiusura delle
luci realizzate in detto manufatto, invito domino, dalla propria
dante causa;
che, nella contumacia di
LO VERSO

ed

XX,

il Tribunale di

Milano, con sentenza 716/2011, accertata la proprietà
esclusiva del muro in questione in capo al Condominio di Via
Vittadini, n. 5 e, per l’effetto, pro quota millesimale in capo
all’attrice, condannò

B.B.,

A.A., GIOVANNI MARTINENGO VILLAGANA, ROSALBA LO VERSO

ed

ALESSANDRO MARTINENGO VILLAGANA

al ripristino dello stato dei

luoghi, mediante chiusura delle sette aperture realizzate
attraverso e nel muro de quo verso il cortile in uso esclusivo
all’attrice;
che tale decisione fu impugnata da
A.A.

B.B.

ed

innanzi alla Corte di Appello di Milano

la quale, confermando la decisione di prime cure, rigettò il
gravame, ritenendo applicabile alla fattispecie la presunzione di
Ric. 2014 n. 14299 sez. 52 – ud. 19-04-2018
-2-

B.B., A.A.,

cui all’art. 881 cod. civ., in virtù (a) delle caratteristiche
costruttive del muro in questione, nonché (b) della presenza,
sulla sommità di esso, di una “copertina in cemento inclinata
verso il confine della R.R.” (cfr. gravata sentenza, p. 5,
penultimo cpv.) con funzione di piovente (cfr. p. 7 e p. 8, cpv.)

licenze edilizie emergesse (c.1) non solo la posteriorità
dell’edificazione del fabbricato di Via Balbo, rispetto a quello di
Via Vittadini, ma anche che (c.2) il muro perimetrale
del’edificio di via Balbo non poteva ritenersi coincidente con
quello oggetto di lite, siccome costruito in aderenza a quello
(“in conclusione, nel 1946 l’allora proprietario Vittadini costruì
un muro maestro, alto complessivamente metri 5,19, per la
prima parte edificato in aderenza all’originario muro posto a
divisione delle due corti limitrofe, di metri 4,25, tra l’area sulla
quale sarebbe poi sorto il Condominio di Via Vittadini 5 e quella
sulla quale sarebbe stato edificato quello di Via Balbo” – cfr. p.
7, primo cpv.);
Rilevato che avverso tale decisione
A.A.

B.B.

ed

hanno proposto ricorso per

cassazione, affidato a 7 motivi;
che, con il primo ed il quinto motivo di ricorso, parte ricorrente
si duole della violazione degli artt. 948 e 2697 cod. civ. (in
relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.), nonché
della “nullità della sentenza e del procedimento per violazione
dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360, n. 4 stesso codice),
per non essersi la Corte distrettuale pronunziata sul secondo
motivo di appello, concernente la mancanza di prova, ad opera
della

R.R.,

della titolarità del muro in questione;

che con il secondo, il terzo, il quarto ed il sesto motivo – da
esaminare congiuntamente, per l’identità delle questioni agli
Ric. 2014 n. 14299 sez. 52 – ud. 19-04-2018
-3-

ed osservando, altresì, come (c) dall’esame delle relative

stessi sottese – parte ricorrente sostanzialmente si duole
dell’erronea attribuzione della proprietà del muro in questione
al Condominio di Via Vittadini, n. 5 e, per l’effetto, pro quota
millesimale, alla

R.R.,

rispettivamente lamentando (1) la

violazione degli artt. 886, 878 e 881 cod. civ., in relazione

presenza di muro di divisorio o di cinta, (2) l’omesso esame (in
relazione all’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ.) di
documentazione atta a dimostrare la riferibilità – sotto il profilo
del regime proprietario – del muro in questione al Condominio
di Via Balbo, n. 6, (3) la violazione e falsa applicazione degli
artt. 877 cod. civ., 101 e 112 cod. proc. civ. (in relazione
all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.), per avere la Corte
deciso su di una circostanza (l’esistenza di un doppio muro)
mai emersa nel giudizio di prime cure nonché, infine, (4)
l’omessa pronunzia (sub specie di violazione dell’art .. 112 cod.
proc. civ., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc.
civ.) sul terzo e quinto motivo di appello aventi ad oggetto rispettivamente – la dedotta incongruità, irrazionalità o
contraddittorietà della motivazione sottesa dal Tribunale alla
qualificazione del muro in questione come divisorio, nonché la
richiesta di rinnovazione della CTU;
che, con il settimo motivo, parte ricorrente si duole della
violazione degli artt. 112 e 103 cod. proc. civ. (in relazione
all’art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc. civ.), per non essersi la
Corte distrettuale pronunziata sul quarto motivo di gravame,
afferente l’eccepita nullità del giudizio, in conseguenza della
mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i
condomini degli edifici di Via Vittadini, n. 5 e Via Balbo, n. 6;
che preliminare – ed assorbente – rispetto all’esame dei motivi
di ricorso appare il rilievo concernente il difetto di integrità del
Ric. 2014 n. 14299 sez. 52 – ud. 19-04-2018
-4-

all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. civ., non versandosi in

contraddittorio in grado di appello, per non essere stati in tale
sede evocati in giudizio XX

ed

ALESSANDRO MARTINENGO VILLAGANA,

originari

convenuti;
che, in particolare, R.R. propose, nei confronti di

della proprietà esclusiva o comproprietà del muro” (cfr. ricorso,
p. 6, penultimo cpv.), chiedendo altresì condannarsi gli stessi,
ciascuno in ragione dell’unità immobiliare di propria pertinenza,
alla chiusura delle sette aperture realizzate nel muro in
questione dalla comune dante causa;
che, dunque, non trattandosi di una domanda volta
unicamente ad accertare la (con)titolarità del manufatto in
questione in capo alla originaria attrice, ma coinvolgendo essa
– piuttosto – il mutamento dello stato di fatto dei luoghi,
mediante la chiusura delle aperture di cui si è detto, si è
determinata una situazione di litisconsorzio necessario dal lato
passivo, con la conseguente configurazione, in fase di
impugnazione, dell’inscindibilità di cause, ai sensi e per gli
effetti di cui all’art. 331 cod. proc. civ. (arg. da Cass., Sez. 2,
4.12.1982, n. 6602, Rv. 424238-01)
che, qualora l’impugnazione non risulti proposta nei confronti
di tutti i partecipanti al giudizio di primo grado, la mancata
integrazione del contraddittorio nel giudizio di appello
determina (sempre che si tratti – come nella specie – di cause
inscindibili o tra loro dipendenti) la nullità dell’intero
procedimento di secondo grado, rilevabile (anche d’ufficio) in
sede di legittimità, con la conseguenza che la Corte di
cassazione è tenuta, ai sensi del combinato disposto degli artt.
331 e 383 c.p.c., a rimettere le parti dinanzi al giudice
d’appello per un nuovo esame della controversia, previa
Ric. 2014 n. 14299 sez. 52 – ud. 19-04-2018
-5-

tutti gli originari convenuti, una “domanda di accertamento

integrazione del contraddittorio nèi confronti delle parti
pretermesse (Cass., Sez. 3, 19.10.2015, n. 21070, Rv.
637533-01).
Ritenuto, dunque, che l’omessa evocazione, in grado di
GIOVANNI MARTINENGO VILLAGANA, ROSALBA LO VERSO

ALESSANDRO MARTINENGO VILLAGANA,

ed

originari convenuti, ha

determinato, per le ragioni esposte, la nullità del giudizio di
secondo grado e della relativa sentenza conclusiva, la quale va
pertanto cassata, con rinvio ad altra sezione della Corte di
appello di Milano che, alla luce di tutto il materiale istruttorio
acquisito agli atti, anche di carattere documentale, procederà
ad un nuovo complessivo esame della controversia, previa
integrazione del contraddittorio nei confronti dei litisconsorti
pretermessi, oltre alla regolamentazione delle spese anche del
presente giudizio di legittimità;
P.Q.M.
Dichiara la nullità della sentenza impugnata, che cassa e rinvia
ad altra sezione della Corte di appello di Milano, anche per la
pronuncia in ordine alle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda
Sezione Civile, il 19.4.2018.
Il Presidente

Il

DEPOSITATO IN CANCELLERIA
Roma,

appello, di

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