Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17648 del 29/08/2011

Cassazione civile sez. III, 29/08/2011, (ud. 09/06/2011, dep. 29/08/2011), n.17648

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 10294/2010 proposto da:

TRED SRL (OMISSIS) in persona del suo legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CASETTA MISTICI 37,

presso lo studio dell’avvocato POLINARI Massimo, che la rappresenta e

difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO IMPRESA COSTRUZIONI MAGRI GEOM. ANSELMO SPA (OMISSIS)

in persona del Curatore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

TACITO 10, presso lo studio dell’avvocato DANTE ENRICO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato BANCHINI MASSIMO,

giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 193/2009 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA del

16.12.08, depositata il 18/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito per la controricorrente l’Avvocato Enrico Dante che si riporta

agli scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. COSTANTINO

FUCCI che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

Considerato che è stata depositata in cancelleria relazione del seguente tenore:

“Con sentenza del 18/2/2009 la Corte d’Appello di Bologna respingeva il gravame interposto dalla società TRED s.r.l. nei confronti della sentenza n. 602/05 Trib. Parma di accoglimento della domanda revocatoria L. Fall., ex art. 61, proposta dal FALLIMENTO IMPRESA COSTRUZIONI MAGRI GEOM. ANSELMO s.p.a..

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la società TRED s.r.l. propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo.

Resiste con controricorso il FALLIMENTO. Con UNICO MOTIVO il ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 67, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il ricorso dovrà essere dichiarato inammissibile, in applicazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, art. 366 bis c.p.c. e art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5.

L’art. 366-bis c.p.c. dispone infatti che nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, l’illustrazione di ciascun motivo deve, a pena di inammissibilità, concludersi con la formulazione di un quesito di diritto (Cfr. Cass., 19/12/2006, n. 27130).

Orbene, nel caso il motivo con il quale si denunzia vizio di violazione o falsa applicazione di norme di diritto, non reca invero il prescritto quesito di diritto.

La norma di cui all’art. 366 bis c.p.c. è d’altro canto insuscettibile di essere interpretata nel senso che il quesito di diritto possa, e a fortiori debba, desumersi implicitamente dalla formulazione del motivo, giacchè una siffatta interpretazione si risolverebbe nell’abrogazione L tacita della norma in questione (v.

Cass. Sez. Un., 5/2/2008, n. 2658; Cass., Sez. Un., 26/03/2007, n. 7258).

Il motivo si palesa pertanto privo dei requisiti a pena di inammissibilità richiesti dai sopra richiamati articoli, nella specie applicantisi nel testo modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40”;

atteso che la relazione è stata comunicata al P.G. e notificata ai difensori delle parti costituite-rilevato che la ricorrente non ha presentato memoria, che è stata viceversa presentata dal controricorrente;

considerato che il P.G. ha condiviso la relazione;

rilevato che a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella Camera di consiglio il collegio ha condiviso le osservazioni esposte nella relazione;

ritenuto che il ricorso deve essere dichiarato pertanto inammissibile;

considerato che le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 5.600,00, di cui Euro 5.400,00 per onorari, oltre spese a generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 9 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 agosto 2011

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