Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17643 del 29/08/2011

Cassazione civile sez. III, 29/08/2011, (ud. 09/06/2011, dep. 29/08/2011), n.17643

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DELLA GIULIANA 35, presso lo studio dell’avvocato TIZIANA

APUZZO, rappresentata e difesa dall’avvocato SICIGNANO FEDERICO,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

DUOMO UNI ONE ASSICURAZIONI SPA (nella qualità si è fusa per

incorporazione la Uni One Assicurazioni SpA già Uniass Assicurazioni

SpA) in nome della CONSAP SPA gestione autonoma del Fondo di Garanzia

per le vittime della strada, in persona del suo procuratore speciale,

elettivamente domiciliata in ROMA;

– ricorrenti incidentali –

avverso la sentenza n. 162/2009 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

5.12.08, depositata il 20/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito per la controricorrente l’Avvocato Giuseppe Prudenzano che si

riporta agli scritti;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. COSTANTINO

FUCCI che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

Considerato che è stata depositata in cancelleria relazione del seguente tenore:

“Con sentenza del 20/1/2009 la Corte d’Appello di Napoli dichiarava inammissibili i gravami interposti dalla sig. S.G. (in via principale) e dal sig. SO.An. (in via incidentale), nonchè assorbito quello interposto dalla sig. M. B.S. (del pari incidentale), in relazione alla pronunzia Trib. Torre Annunziata 7/10/2003 di inammissibilità delle domande spiegate in via principale dalla B. e in via riconvenzionale dal SO. nonchè quella proposta dall’intervenuta sig. S.G. di risarcimento dei danni rispettivamente lamentati in conseguenza di sinistro stradale.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la S. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 MOTIVI. Resiste con separati controricorsi la società DUOMO UNI ONE ASSICURAZIONI s.p.a. (incorporante la UNI ONE ASSICURAZIONI s.p.a., già UNIASS ASSICURAZIONI s.p.a.), la B., che spiega altresì ricorso incidentale sulla base di UNICO complesso MOTIVO, e il SO., che spiega altresì ricorso incidentale sulla base di 2 motivi.

Con il 1 MOTIVO la ricorrente principale S. denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 111 Cost., dell’art. 342 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè nonchè error in procedendo in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Con il 2 MOTIVO denunzia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Con UNICO complesso MOTIVO la ricorrente in via incidentale B. denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 25, 111 Cost., dell’art. 489 c.p.p. previgente.

Con il 1^ MOTIVO il ricorrente in via incidentale SO. denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 111 Cost., dell’art. 342 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè nonchè error in procedendo in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Con il 2 MOTIVO denunzia omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

I ricorsi dovranno essere dichiarati inammissibili, in applicazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, dell’art. 366-bis c.p.c. e dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5.

L’art. 366-bis c.p.c. dispone che nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4 c.p.c. l’illustrazione di ciascun motivo deve a pena di inammissibilità concludersi con la formulazione di un quesito di diritto (cfr. Cass., 19/12/2006, n. 27130).

Una formulazione del quesito di diritto idonea alla sua funzione richiede allora che con riferimento ad ogni punto della sentenza investito da motivo di ricorso la parte, dopo avere del medesimo riassunto gli aspetti di fatto rilevanti ed avere indicato il modo in cui il giudice lo ha deciso, esprima la diversa regola di diritto sulla cui base il punto controverso andrebbe viceversa risolto.

Il quesito di diritto deve essere in particolare specifico e riferibile alla fattispecie (v. Cass., Sez. Un., 5/1/2007, n. 36), risolutivo del punto della controversia – tale non essendo la richiesta di declaratoria di un’astratta affermazione di principio da parte del giudice di legittimità (v. Cass., 3/8/2007, n. 17108)-, e non può con esso invero introdursi un tema nuovo ed estraneo (v.

Cass., 17fi/2007, n. 15949).

Orbene, nel caso i motivi sia del ricorso principale che di quelli incidentali con i quali si denunzia violazione o falsa applicazione di norme di diritto nonchè error in procedendo non recano invero il prescritto quesito di diritto.

La norma di cui all’art. 366 bis c.p.c. è d’altro canto insuscettibile di essere interpretata nel senso che il quesito di diritto possa, e a fortiori debba, desumersi implicitamente dalla formulazione del motivo, giacchè una siffatta interpretazione si risolverebbe nell’abrogazione tacita della norma in questione (v.

Cass. Sez. Un., 5/2/2008, n. 2658; Cass., Sez. Un., 26/03/2007, n. 7258).

Quanto ai pure denunziati vizi di motivazione, a completamento della relativa esposizione esso deve indefettibilmente contenere la sintetica e riassuntiva indicazione: a) del fatto controverso; b) degli elementi di prova la cui valutazione avrebbe dovuto condurre a diversa decisione; c) degli argomenti logici per i quali tale diversa valutazione sarebbe stata necessaria (art. 366-bis c.p.c.).

Al riguardo, si è precisato che l’art. 366-bis c.p.c. rispetto alla mera illustrazione del motivo impone un contenuto specifico autonomamente ed immediatamente individuabile, ai fini dell’assolvimento del relativo onere essendo pertanto necessario che una parte del medesimo venga a tale indicazione specificamente destinata (v. Cass., 18/7/2007, n. 16002).

Orbene, nel caso i motivi sia del ricorso principale che di quelli incidentali con i quali si denunziano vizi di motivazione non recano invero la “chiara indicazione” – nei termini più sopra indicati – delle “ragioni” delle doglianze, inammissibilmente rimettendosene l’individuazione all’attività esegetica di questa Corte.

I motivi si palesano pertanto privi dei requisiti a pena di inammissibilità richiesti dai sopra richiamati articoli, nella specie applicantisi nel testo modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, essendo stata l’impugnata sentenza pubblicata successivamente alla data (2 marzo 2006) di entrata in vigore del medesimo”;

atteso che la relazione è stata comunicata al P.G. e notificata ai difensori delle parti costituite;

rilevato che il ricorrente non ha presentato memoria, che è stata viceversa presentata dalla controricorrente società DUOMO UNI ONE ASSICURAZIONI s.p.a.;

considerato che il P.G. ha condiviso la relazione;

rilevato che a seguito della discussione sul ricorso tenuta nella camera di consiglio il collegio ha condiviso le osservazioni esposte nella relazione;

osservato ulteriormente il ricorso per cassazione deve a pena d’inammissibilità contenere l’esposizione sommaria dei fatti di causa, che non può ritenersi osservata quando il ricorrente non riproduca alcuna narrativa della vicenda processuale, nè accenni all’oggetto della pretesa, limitandosi ad allegare, mediante “spillatura”, o come nella specie (da parte ricorrenti in via incidentale SO. e S.) a riprodurre, nel corpo del motivo di ricorso (tutti o parte degli) atti o documenti del giudizio di merito, rimettendo all’iniziativa del giudice l’individuazione della materia del contendere, in contrasto con lo scopo della disposizione, volta ad agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore della sentenza impugnata, in immediato coordinamento con i motivi di censura (v. Cass., Sez. Un., 17/7/2009, n. 16628);

atteso che ai fini del rispetto del principio di autosufficienza è necessario che vengano riportati nel ricorso gli specifici punti di interesse nel giudizio di legittimità, con eliminazione del “troppo e del vano”, non potendo gravarsi questa Corte del compito, che non le appartiene, di ricercare negli atti del giudizio di merito ciò che possa servire al fine di utilizzarlo per pervenire alla decisione da adottare (v. Cass., 22/10/2010, n. 21779; Cass., 23/6/2010, n. 15180; Cass., 18/9/2009, n. 20093; Cass., Sez. Un., 17/7/2009, n. 16628);

considerato che il ricorrente è pertanto al riguardo tenuto non già ad un’attività materiale meramente compilativa, alternando pagine con richiami ad atti processuali del giudizio di merito alla relativa allegazione o trascrizione, bensì a rappresentare e interpretare i fatti giuridici in ordine ai quale richiede l’intervento di nomofilachia o di critica logica da parte della Corte Suprema, il che distingue il ricorso di legittimità dalle impugnazioni di merito (v.

Cass., 23/6/2010, n. 15180), trovando a tale stregua ragione il tenore dell’art. 366 c.p.c. là dove impone di redigere il ricorso per cassazione esponendo sommariamente i fatti di causa, sintetizzando cioè i medesimi con selezione dei profili di fatto e di diritto della vicenda sub iudice, nonchè indicazione delle ragioni di critica nell’ambito della tipologia dei vizi elencata dall’art. 360 c.p.c., in un’ottica di economia processuale che evidenzi i profili rilevanti ai fini della formulazione dei motivi di ricorso, che altrimenti finiscono per risolversi in censure astratte e prive di supporto storico (v. Cass., 23/6/2010, n. 15180);

ritenuto che i ricorsi in via incidentale debbono essere dichiarati pertanto inammissibili, così come del pari il controricorso della DUOMO UNI ONE ASSICURAZIONI s.p.a., non recando il medesimo l’esposizione del fatto, la cui individuazione è rimessa all’iniziativa del giudice, limitandosi (anche) la controricorrente a riprodurre atti del giudizio di merito;

considerato che, attesa la reciproca soccombenza, va disposta la compensazione tra le parti delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi e li dichiara inammissibili. Compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 9 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 agosto 2011

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