Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17635 del 29/08/2011

Cassazione civile sez. III, 29/08/2011, (ud. 09/06/2011, dep. 29/08/2011), n.17635

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.S. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, PIAZZALE CLODIO 32, presso lo studio dell’avvocato CIABATTINI

SGOTTO LIDIA, rappresentata e difesa dall’avvocato UZZAU ROBERTO,

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

S.D.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 154/2009 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

SEZIONE DISTACCATA di SASSARI del 13/03/09, depositata il 30/03/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

09/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELLA LANZILLO;

è presente il P.G. in persona del Dott. COSTANTINO FUCCI.

La Corte:

Fatto

PREMESSO IN FATTO

Il 12 aprile 2011 è stata depositata in Cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.;

“1.- Con sentenza n. 574/2009, depositata il 30 marzo 2009, la Corte di appello di Cagliari, in riforma della sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Sassari, ha respinto la domanda di restituzione di un appartamento, proposta da C.S. contro la nuora, S.D., che occupa l’appartamento medesimo.

La C. aveva dedotto di avere concesso l’appartamento in comodato al figlio, M.G., marito della Se.; che, in sede di separazione dei coniugi, l’uso dell’appartamento medesimo è stato assegnato alla moglie; che essa proprietaria ha necessità di abitare personalmente l’immobile, situato vicino all’ospedale di (OMISSIS), ove essa deve sottoporsi ad un ciclo di cure per una patologia tumorale.

La Corte di appello ha ritenuto non provate le circostanze dedotte a dimostrazione della necessità personale, rilevando che anche l’appartamento ove la C. risiede è sito in posizione dalla quale l’ospedale di (OMISSIS) è comodamente accessibile, e che comunque essa potrebbe usufruire, in occasione dei suoi viaggi a (OMISSIS), di alcune stanze messe a sua disposizione dalla nuora.

La C. propone due motivi di ricorso per cassazione.

L’intimata non ha depositato difese.

2.- Il primo e il secondo motivo – con cui la ricorrente denuncia vizi di motivazione e violazione degli artt. 1809 e 1810 cod. civ. – sono inammissibili ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ., per l’inidoneità e l’irrilevanza dei quesiti di diritto, in relazione alle ragioni della decisione.

La sentenza impugnata si fonda sul presupposto che il contratto di comodato fosse a termine, che la comodante non potesse recedere se non ai sensi dell’art. 1809 c.c., comma 2, e che essa non abbia dimostrato alcun giusto motivo di recesso.

Il quesito sub a) chiede “se, qualora il termine debba essere dedotto dall’uso cui è destinata la cosa, le condizioni di cui all’art. 1892 c.c., comma 2 siano da ritenersi operanti quando il comodante necessiti dell’immobile, non disponendo di altra abitazione…”, dando così per ammesso ciò che la Corte di appello ha escluso, e che sarebbe da dimostrare, cioè l’effettiva sussistenza di giustificati motivi di recesso da parte della comodante.

Il quesito sub b) chiede “se sia configurabile un termine di durata quando il contratto abbia ad oggetto un immobile appartenente a terzi che sia stato assegnato al coniuge in sede di separazione personale, cioè pone un problema diverso da quello deciso dalla sentenza impugnata, che non ha affatto considerato l’incidenza della separazione personale sulla durata del comodato, ma ha applicato le norme del codice civile in tema di comodato a termine.

Il quesito sub c) chiede “se sia legittima la compressione dei diritti del comodante su un immobile a tutela dell’interesse della prole e se possa essere configurato in capo al terzo un obbligo atipico di provvedere al mantenimento della stessa”, e il quesito sub d) chiede ancora “se i diritti dei comodante sull’immobile debbano essere pienamente garantiti, tenuto anche conto della gratuità dei rapporto contrattuale: questioni da risolvere indubbiamente in senso negativo, ma che nulla hanno a che fare con la motivazione della sentenza impugnata, la quale – a torto o a ragione – ha ritenuto che il comodato fosse soggetto ad un termine e che la comodante non potesse recedere se non per giustificato motivo. Non ha invece escluso l’obbligo di restituzione per ragioni attinenti al provvedimento di separazione personale.

Nelle argomentazioni difensive a supporto del primo e secondo motivo la ricorrente accenna ad alcuni dei problemi rilevanti, cioè se il comodato fosse o meno a termine e se la comodante potesse recedere ad libitum. Ma tali argomentazioni non si sono tradotte in altrettanti quesiti di diritto,specifici, come prescritto a pena di inammissibilità dall’art. 366 bis cod. proc. civ. (Anche ammesso e non concesso, fra l’altro, che le suddette censure fossero state proposte in appello: ciò di cui è lecito dubitare, non avendo la sentenza impugnata trattato in alcun modo il problema del termine e dell’interpretazione del contratto, e non avendo la ricorrente proposto alcuna censura di omesso esame o di omessa motivazione sul punto). Il ricorso non può che essere dichiarato inammissibile.

5.- Propongo che si provveda in tal senso, con procedimento in camera di consiglio”. – La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e ai difensori delle parti.

– Il pubblico ministero non ha depositato conclusioni scritte.

– La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1.- Il Collegio, all’esito dell’esame del ricorso, ha condiviso la soluzione e gli argomenti esposti nella relazione, che le argomentazioni difensive contenute nella memoria non consentono di disattendere, in quanto attengono alle ragioni di merito dell’impugnazione; non ai criteri di formulazione dei quesiti.

Il Collegio rileva altresì, a conferma del giudizio di inammissibilità formulato nella relazione, che a fronte di due motivi di ricorso la ricorrente ha formulato quattro quesiti, sicchè neppure vi è congruenza fra le censure ed i principi di diritto di cui si chiede l’enunciazione.

2- Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

3.- Non essendosi costituita l’intimata non vi è luogo a pronuncia sulle spese.

P.Q.M.

La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della terza sezione civile, il 9 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 agosto 2011

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