Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1762 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 20/01/2022, (ud. 21/09/2020, dep. 20/01/2022), n.1762

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BELLÈ Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23573-2020 proposto da:

M.A., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIOVANNI COSCARELLA;

– ricorrente –

contro

CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO ED AGRICOLTURA DI

CATANZARO, in persona del Presidente pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DEI GLADIOLI 18, presso lo studio

dell’avvocato MARIA CRISTINA LAI, rappresentata e difesa

dall’avvocato FRANCESCO GRANATO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1462/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 16/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

BELLE’.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. M.A. ha chiesto la condanna della Camera di Commercio di Catanzaro al pagamento della somma di Euro 10.039,41 per differenze su quanto a lui spettante a titolo di indennità di fine rapporto, denegate dal datore di lavoro sul presupposto che egli avesse già riscosso tale importo a titolo di anticipazione, circa dodici anni prima della cessazione del rapporto;

2. la Corte d’Appello di Catanzaro, riformando la sentenza del Tribunale della stessa città, ha ritenuto che la c.t.u. grafologica svolta e conclusasi nel senso di una “probabile non identità ovvero non autografia”, non avendo fornito – a differenza di quanto ritenuto dal primo giudice – una valutazione in termini di certezza, non potesse ritenersi risolutiva ed ha quindi ritenuto che il pagamento di quell’importo fosse effettivamente avvenuto, ciò stabilendo sulla base di una serie di circostanze consistenti:

nel non avere il M. chiarito perché egli non si fosse più interessato degli esiti della sua istanza di modifica della somma concessa in anticipazione, soprattutto considerando che la domanda era stata riconnessa ad elementi concreti, quale l’esigenza di ristrutturazione della casa di abitazione;

– nella possibilità di evincere l’avvenuta anticipazione dalla busta paga, ove era stata praticata la variazione dell’importo degli interessi passivi addebitati;

– nel non esservi stata contestazione della quantificazione anticipata del t.f.r. residuo effettuata nel 2007 a favore del M. al fine di consentirgli di ottenere un prestito da una finanziaria;

– nelle modalità di difesa del ricorrente che, dapprima, aveva negato di avere sottoscritto l’istanza di rettifica della misura dell’anticipazione richiesta, salvo ammetterne poi in successiva udienza la paternità, ma con disconoscimento della firma apposta sulla quietanza;

3. il M. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi, cui la Camera di Commercio ha opposto difese con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. il primo motivo di ricorso afferma la violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 342 e 263 c.p.c., per difetto di specificità dei motivi di appello addotti dalla Camera di Commercio avverso la sentenza del Tribunale e per l’introduzione attraverso l’atto di gravame di pretese diverse da quelle fatte valere in primo grado;

2. Il motivo è inammissibile in quanto esso, oltre a non chiarire in che cosa esattamente consisterebbe il novum introdotto con l’atto di gravame, non riporta la trascrizione dell’appello censurato, né un sunto critico degli specifici passaggi di esso da cui dovrebbe desumersi il vizio lamentato;

3. la formulazione del motivo si pone così in contrasto con i presupposti di specificità di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, (Cass. 24 aprile 2018, n. 10072) e di autonomia del ricorso per cassazione (Cass., S.U., 22 maggio 2014, n. 11308) che la predetta norma nel suo complesso esprime, con riferimento in particolare, qui, alla stessa Disp., ai nn. 3, 4 e 6, da cui si desume la necessità che la narrativa e l’argomentazione siano idonee, riportando anche la trascrizione esplicita dei passaggi degli atti e documenti su cui le censure si fondano, a manifestare pregnanza, pertinenza e decisività delle ragioni di critica prospettate, senza necessità per la S.C. di ricercare autonomamente in tali atti e documenti i corrispondenti profili ipoteticamente rilevanti (v. ora, sul punto, Cass., S.U., 27 dicembre 2019, n. 34469);

4. il secondo motivo adduce error in iudicando – violazione e falsa applicazione degli artt. 217,115 e 116 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3), nonché omesso esame di un fatto decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5);

5. il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 420,421 c.p.c., nonché omesso esame di fatto decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5);

5. i motivi sono inammissibili,in quanto sub specie di violazione di legge si solleciniiina revisione della valutazione dei dati istruttori, ipotizzando possibili diverse interpretazioni o indagini officiose, a fronte di una valutazione ampiamente circostanziata del giudice del merito, sopra riepilogata e svolta del tutto coerentemente con il principio per cui l’esito peritale non costituisce necessariamente l’unica fonte di convincimento rispetto alla verificazione della scrittura privata (Cass. n. 15686/2015, nonché Cass. n. 9523/2007);

6. le spese restano regolate secondo soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controparte delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali in misura del 15 ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello rispettivamente previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

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