Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17614 del 05/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 05/09/2016, (ud. 15/07/2016, dep. 05/09/2016), n.17614

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16361/2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

B.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA 5,

presso lo studio dell’avvocato LAURA TRICERRI, rappresentato e

difeso dall’avvocato CORRADO DISO, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 63/08/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di TRIESTE, depositata il 17/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ETTORE CIRILLO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

La CTP di Trieste aveva parzialmente accolto ricorso del Dott. B.E., esercente la medicina generale; in dettaglio aveva accolto l’impugnazione del silenzio-rifiuto sull’istanza di rimborso dell’IRAP versata per gli anni 2002-2004 in carenza del presupposto d’imposta dell’autonoma organizzazione, mentre aveva rigettato l’istanza per il biennio antecedente.

La CTR di Trieste ha, respinto, respinto l’appello dell’Agenzia delle entrate evidenziando che era emerso che il contribuente operava con dotazione di ambulatorio pari al minimo indispensabile, ai fini dell’instaurazione del rapporto di convenzione mutualistica, e che la presenza di una segretaria a part-time non poteva costituire requisito di autonoma organizzazione, non potendosi la segretaria sostituire al medico nelle visite ai pazienti.

L’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione affidato a unico motivo. La parte contribuente si è difesa con controricorso.

La causa è stata riassegnata ad altro relatore con decreto prot. N. 97/6/16 dell’11 Luglio ‘16.

La ricorrente denuncia la violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, in combinato disposto con l’art. 2697 c.c.. Assume che il presupposto dell’autonoma organizzazione nel caso in questione doveva ravvisarsi “in virtù del complesso organizzativo, a prescindere dal fatto che l’attività sia in grado di proseguire o meno anche con l’assenza del titolare”. Nella specie il contribuente si era avvalso di una segretaria a part-time (addetta alla ricezione delle telefonate ed alla gestione degli appuntamenti) elemento che integra il presupposto organizzativo costituente presupposto di imposta.

Il ricorso è infondato.

La sezioni unite hanno precisato che “con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto del D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2 – il cui accertamento spetta al giudice di merito ed e insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente; a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

Il diverso assunto della ricorrente, secondo il quale un solo dipendente di genere puramente esecutivo sarebbe elemento idoneo ad integrare il presupposto d’imposta non può trovare accoglimento alcuno, senza che possa rilevare l’ulteriore profilo di censura rivolto alla pronuncia impugnata (riguardo alla ritenuta tardività dell’eccezione formulata dall’Agenzia) atteso che il giudice d’appello ha pronunciato sul merito della questione, così riconoscendo a detto rilievo la consistenza di un mero obiter dictum.

Nulla va disposto sulle spese del giudizio di legittimità non avendo la parte contribuente, rimasta vittoriosa, svolto alcuna difesa.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 settembre 2016

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