Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17589 del 23/08/2011

Cassazione civile sez. VI, 23/08/2011, (ud. 15/07/2011, dep. 23/08/2011), n.17589

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BUCCIANTE Ettore – rel. Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. MATERA Lina – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

P.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA SCARLATTI 4, presso lo studio dell’avvocato CAROLI

CASAVOLA FRANCESCO, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato COSTANTINO MICHELE, giusta mandato a margine del ricorso

per revocazione;

– ricorrente –

contro

T.E. (OMISSIS) la quale dichiara di agire anche

nella qualità di erede testamentaria di T.M.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE QUATTRO FONTANE 10,

presso lo studio dell’avvocato CIARDO DANIELA, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato RUPPI COSIMO, giusta procura speciale

a margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

L.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avv. STASI

CARLO, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

L.A.A., L.L., L.J.L., L.

G. (in qualità di erede di La.Gi.), T.

A. (quale erede di T.F.), P.P.

A.R. (in qualità di erede di P.G.), P.

A. (in qualità di erede di P.G.), P.

S. (in qualità di erede di P.G.), EREDI DI

P.M. (impersonalmente e collettivamente);

– intimati –

avverso la sentenza n. 4472/2010 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

del 12.1.2010, depositata il 24/02/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/07/2011 dal Presidente Relatore Dott. ETTORE BUCCIANTE;

udito per il ricorrente l’Avvocato Michele Costantino che si riporta

agli scritti, depositando copia della Sentenza della Cassazione n.

6379/07;

udito per la controricorrente ( T.E.) l’Avvocato Daniela

Ciardo che si riporta ai motivi del controricorso, insistendo per

l’inammissibilità del ricorso.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CICCOLO

Pasquale Paolo Maria che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

La Corte:

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che:

– si è proceduto nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c.;

– la relazione depositata in cancelleria è del seguente tenore:

“Con sentenza dell’11 settembre 1999 il Tribunale di Lecce, nel provvedere anche su altre domande che non formano più oggetto della materia del contendere, respinse quella proposta da A. P. nei confronti di L., A., E., G. e L.L.: domanda intesa ad ottenere l’esecuzione in forma specifica, in applicazione dell’art. 2932 c.c., del contratto in data 23 aprile 1992, con cui i convenuti si erano obbligati verso l’attore a stipulare un “atto di stralcio in conto di futura divisione” di un fabbricato in (OMISSIS).

Su gravame del soccombente, la decisione fu confermata dalla Corte d’appello di Lecce con sentenza del 14 luglio 2004.

Adita da P.A., questa Corte, con sentenza del 24 febbraio 2010, ha rigettato il ricorso.

P.A. ha impugnato per revocazione tale sentenza.

L.A. ed T.E. si sono costituite con distinti controricorsi. Gli altri intimati non hanno svolto attività difensive in questo giudizio.

L’errore che P.A. attribuisce alla sentenza impugnata è consistito, a suo dire, nell’avere questa Corte ritenuto che nell’atto per notaio Aromolo del 10 febbraio 1987 “non era espressa la volontà dei L. e di T.F. … di porre fine alla situazione di con titolarità sui beni residuati”:

volontà che invece, secondo il ricorrente, era stata chiaramente manifestata nel rogito.

La supposizione di un fatto la cui verità sia incontrastabilmente esclusa dagli atti o documenti della causa può costituire ragione di revocazione, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, richiamato dall’art. 391 bis c.p.c., soltanto se “il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare”. Questa condizione difetta nella specie, poichè l’interpretazione del negozio suddetto è proprio l’oggetto della questione, già dibattuta in entrambi i gradi di merito e risolta in senso sfavorevole ad P.A., che costui aveva riproposto in sede di legittimità e che questa Corte ha deciso, escludendo che la sentenza di appello fosse affetta dai vizi denunciati dal ricorrente.

Per questo decisivo ed assorbente motivo si ritiene che il procedimento possa essere definito con ordinanza dichiarativa dell’inammissibilità del ricorso”;

– sono comparsi e sono stati sentiti in camera di consiglio i difensori delle parti costituite e il pubblico ministero;

– il collegio concorda con le argomentazioni esposte nella relazione e le fa proprie, osservando che non sono state efficacemente contrastate dalle deduzioni svolte oralmente dal difensore del ricorrente, con le quali si è insistito nella prospettazione di un errore non qualificabile come “revocatorio”, in quanto (asseritamente) commesso a proposito di un fatto che aveva costituito un punto controverso e sul quale la sentenza impugnata aveva pronunciato;

– il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente a rimborsare alle resistenti le spese di giudizio, che si liquidano per L.A. in 200,00 Euro, oltre a 2.000,00 Euro per onorari, con gli accessori di legge, per T.E. in 200,00 Euro, oltre a 2.400,00 Euro per onorari, con gli accessori di legge.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente a rimborsare alle resistenti le spese di giudizio, liquidate per A. L. in 200,00 Euro, oltre a 2.000,00 Euro per onorari, con gli accessori di legge, per T.E. in 200,00 Euro, oltre a 2.400,00 Euro per onorari, con gli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 15 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 agosto 2011

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