Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17534 del 26/07/2010

Cassazione civile sez. II, 26/07/2010, (ud. 08/06/2010, dep. 26/07/2010), n.17534

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHETTINO Olindo – Presidente –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 8206-2005 proposto da:

F.A. (OMISSIS), G.S.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEGLI

SCIPIONI 268-A, presso lo studio dell’avvocato PETRETTI ALESSIO, che

li rappresenta e difende unitamente all’avvocato BONOMI IGNAZIO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI SCANZOROSCIATE in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO 1, presso lo

studio dell’avvocato GAITO VIRGILIO, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ALGANI ALDO;

V.R. (OMISSIS), B.M.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA G.

PISANELLI 2, presso lo studio dell’avvocato DI MEO STEFANO, che li

rappresenta e difende unitamente all’avvocato BERTACCHI FRANCO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 303/2004 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 01/04/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/06/2010 dal Consigliere Dott. LUCIO MAZZIOTTI DI GELSO;

udito l’Avvocato DI MEO Stefano, difensore dei resistenti che si

riporta agli atti;

udito l’Avvocato RIBAUDO Sebastiano con delega depositata in udienza

difensore del resistente che si riporta agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MARINELLI Vincenzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

G.S. e F.A. convenivano in giudizio V.R., B.M. e il Comune di Scanzorosciate esponendo di essere proprietari in detto Comune di una casa di civile abitazione confinante con lotto di terreno di proprietà dei coniugi V.- B. sul quale costoro avevano realizzato un fabbricato parzialmente destinato ad abitazione e in parte utilizzato come magazzino e deposito commerciale nell’esercizio dell’attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio di frutta e verdura. Precisavano gli attori: che i due lotti di terreno erano stati inseriti in un piano di lottizzazione convenzionato stipulato con atto (OMISSIS); che tale lottizzazione prevedeva, in conformità alle norme urbanistiche all’epoca vigenti secondo le quali l’intero comparto era collocato in zona residenziale (OMISSIS), la realizzazione solo di fabbricati di civile abitazione; che i citati coniugi avevano modificato la destinazione d’uso dell’immobile costruito, ottenendo poi nell’ottobre 1985 la concessione edilizia in sanatoria; che il Comune convenuto aveva mutato la destinazione d’uso della zona residenziale consentendo la costruzione, tra l’altro, di “negozi e grandi magazzini” in violazione della convenzione di lottizzazione. Gli attori, denunciando la violazione del principio del “neminem laedere” ad opera dei convenuti, chiedevano la condanna degli stessi ai risarcimento dei danni ad essi derivati dal decremento di valore della loro proprietà.

Si costituivano il V. e la B., nonchè con separato atto il Comune di Scanzorosciate, i quali chiedevano il rigetto della domanda sostenendone l’infondatezza in fatto e in diritto.

Con sentenza 9/2/2001 l’adito tribunale di Bergamo rigettava la domanda.

Avverso la detta sentenza i soccombenti proponevano gravame al quale resistevano gli appellati.

Con sentenza 1/4/2004 la corte di appello di Brescia rigettava il gravame osservando: che la destinazione data dai coniugi appellati al fabbricato di loro proprietà era conforme al regime urbanistico vigente nella zona; che, come risultava dagli accertamenti svolti dal c.t.u. nominalo in primo grado, la parte del seminterrato dei citati coniugi era adibita a magazzino-deposito di frutta e verdura finalizzato non alla vendita all’ingrosso, ma alla vendita in forma ambulante; che tale utilizzo risultava consentito non solo in base al piano regolatore adottato dal Comune di Scanzorosciate con Delib. del 1995, ma anche alla stregua delle disposizioni dello strumento urbanistico vigente al momento del rilascio della concessione edilizia in sanatoria; che infatti il PRG approvato ne 1976 – che consentiva nella zona solo la destinazione residenziale – era stato a quell’epoca sostituito dal nuovo PRG in base al quale gli immobili dei contendenti erano venuti a cadere nella zona (OMISSIS) “zone residenziali di contenimento” all’interno della quale erano consentiti “negozi e grandi magazzini”; che peraltro, in base al nuovo assetto regolamentare, non poteva ritenersi vietato lo “stoccaggio” di frutta e verdura in appositi locali in vista della loro successiva vendita in forma ambulante; che, secondo gli appellanti, l’adozione del nuovo strumento urbanistico, in contrasto con le previsione del precedente, costituiva un palese inadempimento del Comune agli impegni assunti con i privati lottizzanti attraverso la sottoscrizione de piano di lottizzazione del (OMISSIS) a norma del quale si sarebbero dovuti realizzare solo fabbricati adibiti a civile abitazione; che tale assunto era infondato in quanto dalla convenzione di lottizzazione non e-rano sorte obbligazioni a carico del Comune con eccezione per l’impegno ad autorizzare i progetti esecutivi conformi al piano; che, come affermato nella giurisprudenza di legittimità con riferimento ad una convenzione di lottizzazione con l’obbligo da parte del Comune di rilasciare in favore del privato contraente licenza o concessione per la costruzione di determinati edifici, la successiva approvazione da parte del Comune medesimo di nuovi strumenti urbanistici incompatibili con i precedenti accordi configurava esercizio di poteri pubblicistici idoneo a degradare le posizioni soggettive scaturenti da detto contratto a meri interessi legittimi; che peraltro nella specie non era ravvisabile una modifica dello strumento urbanistico con riduzione delle possibilità edificatorie della zona, bensì il contrario; che proprio per questo, e a maggior ragione, si poteva affermare che l’esercizio del potere di imperio da parte del Comune non era rimasto vincolato dalla stipula della convenzione di lottizzazione; che pertanto non sussisteva alcuna posizione soggettiva tutelabile nella fattispecie in esame nella quale la stipula della convenzione di lottizzazione era stata seguita da una modifica dello strumento urbanistico comportante una maggiore liberalizzazione dell’attività edificatoria già assentita; che l’aspettativa degli appellanti ad una conservazione dell’assetto urbanistico nel quale era maturato il piano di lottizzazione doveva considerarsi recessiva rispetto alla potestà pubblicistica del Comune in materia di disciplina del territorio e di regolamentazione urbanistica, con il conseguente rigetto della pretesa risarcitoria azionata in quanto carente del presupposto riconducibile all’ingiustizia del danno lamentato.

La cassazione della sentenza della corte di appello di Brescia è stata chiesta da G.S. e F.A. con ricorso affidato a due motivi illustrati da memoria. Il Comune di Scanzorosciate ed i coniugi V.- B. hanno resistito con separati controricorsi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso il G. e la F. denunciano violazione degli artt. 869 e 871 c.c. e delle NTA del PRG del Comune di Scanzorosciate. Deducono i ricorrenti che secondo quanto specificato dall’art. 30 delle NTA del PRG – sul cui testo è argomentata la sentenza impugnata – nella zona (OMISSIS) residenziale di contenimento le costruzioni sono destinate ad abitazione con possibilità di consentire l’insediamento di attività (puntualmente elencate) ritenute compatibili con la destinazione principale della residenza. Si devono quindi ritenere compatibili con la detta destinazione le destinazioni accessorie, quali magazzini e locali di stoccaggi, solo quando queste costituiscano accessorio di attività insediate nella zona ed ammesse. Il PRG non ha infatti inteso consentire l’insediamento nella zona residenziale di locali di deposito e stoccaggio al servizio di attività non insediate nella zona. La sentenza impugnata è anche affetta da vizi di motivazione con riferimento ai canoni di ermeneutica interpretativa. Il sistema della programmazione territoriale effettuata dal PRG del 1985 è finalizzato ad escludere dalla zona (OMISSIS) le destinazioni d’uso ritenute incompatibili con la residenza e, per il raggiungimento di tale scopo, l’art. 30 NAT elenca le attività considerate ammissibili in quanto accessorie alla destinazione residenziale. La corte di appello si è posta contro la scelta effettuata con la norma locale.

Con il secondo motivo il G. e la F.denunciano vizi di motivazione sostenendo che essi ricorrenti non hanno mai escluso la possibilità per il Comune di cambiare le proprie norme urbanistiche.

Il giudizio era stato impostato sulla liceità dell’opera realizzata dai coniugi convenuti in quanto conforme alla norma urbanistica vigente e la responsabilità per il Comune era stata individuata non nella modifica della norma, ma nel non aver agito per il rispetto della norma vigente. Il danno lamentato non è stato causato dall’intervenuto mutamento delle previsioni urbanistiche, ma dal mancato rispetto di quelle vigenti.

La Corte rileva la manifesta infondatezza delle dette censure che possono essere esaminate congiuntamente per la loro stretta connessione ed interdipendenza logica riguardando tutte essenzialmente – sia pur sotto aspetti e profili diversi – l’asserita erronea interpretazione data (con motivazione affetta da pretesi vizi) dalla corte di appello all’art. 30 delle DTA del PRG del Comune di Scanzorosciate vigente all’epoca del rilascio in favore dei coniugi V.- B. della concessione edilizia in sanatoria.

Occorre innanzitutto osservare che, secondo quanto dedotto dagli stessi ricorrenti con i motivi in esame, i citati coniugi hanno destinato parte dell’interrato del loro fabbricato a magazzino- deposito al servizio dell’attività di vendita di frutta e verdura in forma ambulante e non in loco.

Ad avviso dei ricorrenti l’art. 30 delle DTA del PRG del Comune di Scanzorosciate – che ha consentito all’interno della zona in questione l’apertura e l’insediamento di “negozi e grandi magazzini” – deve essere interpretato nel senso di permettere la destinazione di locali a deposito e stoccaggio solo se al servizio di attività connesse a quelle autorizzate nella zona (ivi comprese quelle relative alla conduzione di negozi e grandi magazzini) e non ad attività diverse come quella della vendita in forma ambulante.

Ciò posto risulta evidente l’erroneità della tesi dei ricorrenti dovendosi infatti ritenere ragionevole e corretta l’interpretazione data dalla corte di appello alla norma indicata. La detta interpretazione è conforme alla lettera ed alla ratio della norma ed è sorretta da adeguata e coerente motivazione contenente congrui argomenti immuni da vizi logici e giuridici.

E’ infatti palese che, consentita la destinazione di locali a negozi e grandi magazzini, deve logicamente ritenersi consentito lo “stoccaggio” ed il deposito di merce per la vendita non solo in loco ma anche in forma ambulante. Dalle diversità dell’utilizzo delle merce non può di certo derivare una sostanziale e rilevante modifica delle caratteristiche costruttive consentite nella zona del territorio comunale in questione. Lo scopo della norma e le finalità perseguite – con riferimento all’assetto del territorio – non possono ritenersi frustate dalla interpretazione alla stessa data dalla corte di appello.

Va infine rilevata l’inammissibilità sotto un duplice profilo – come dedotto dal resistente Comune – della parte del secondo motivo di ricorso con la quale viene sostenuta in sostanza l’errata interpretazione della domanda come formulata dagli attori con l’atto introduttivo del giudizio.

Al riguardo va evidenziato che, come è noto, l’interpretazione della domanda giudiziale costituisce operazione riservata al giudice del merito il cui giudizio, risolvendosi in un accertamento di fatto, non è censurabile in sede di legittimità. Peraltro la corte di appello non ha apportato modifiche all’interpretazione che il giudice di primo grado aveva dato alla domanda come formulata dagli attori con l’atto di citazione e non risulta – nè è stato dedotto in ricorso – che sul punto siano state sollevate specifiche censure con l’atto di appello proposto dal G. e dalla F..

Sotto altro aspetto va segnalato che, ove i ricorrenti con il secondo motivo abbiano inteso sostenere la violazione da parte della corte di appello della corrispondenza tra il chiesto (non correttamente inteso) e il pronunciato, la censura sarebbe inammissibile posto che è pacifico nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui la violazione, da parte del giudice del merito, dell’art. 112 c.p.c. (ultrapetizione od omessa pronunzia) deve essere fatta valere in sede di ricorso per cassazione, esclusivamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 per cui è inammissibile il ricorso con il quale siffatta censura sia proposta – come appunto nella specie – sotto il profilo della violazione di norme di diritto, ex n. 3 ovvero come vizio della motivazione dello stesso art. 360 c.p.c., ex n. 5 (tra le tante, sentenza 18 settembre 2007, n. 19356).

Il ricorso va pertanto rigettato con la conseguente condanna dei ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate come in dispositivo in favore di ciascuna parte resistente.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in favore di ciascuna parte resistente in complessivi Euro 200,00, oltre Euro 1.800,00 a titolo di onorari ed oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 8 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA