Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17529 del 23/08/2011

Cassazione civile sez. VI, 23/08/2011, (ud. 05/07/2011, dep. 23/08/2011), n.17529

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 6573/2010 proposto da:

I.S.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA FRANCESCO MICELI PICARDI 4, presso lo studio

dell’avvocato TONY FREDIANO IRACI SARERI, rappresentato e difeso da

se medesimo;

– ricorrente –

contro

SERIT SICILIA SPA (già Montepaschi Serit SpA) Agente della

Riscossione Tributi per la Provincia di Caltanissetta in persona del

procuratore speciale, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA E. DUSE

5/G, presso lo studio dell’avvocato CORDARO ANGELA MARIA L.,

rappresentata e difesa dall’avvocato BALISTRERI Giuseppe, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 62/2010 del TRIBUNALE di NICOSIA, depositata

il 16/02/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/07/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ADELAIDE AMENDOLA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. TOMMASO

BASILE.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata ai difensori delle parti.

“Il relatore, Cons. Dott. Adelaide Amendola, esaminati gli atti, osserva:

1. L’avvocato I.S.G. ha proposto opposizione avverso l’atto di precetto col quale SERIT SICILIA s.p.a. gli ha ingiunto il pagamento della somma di Euro 1.170,32, eccependo in compensazione suoi controcrediti.

2. Con sentenza depositata il 16 febbraio 2010 il Tribunale di Nicosia ha dichiarato estinto per compensazione il credito di cui all’atto di precetto, compensando integralmente tra le parti le spese di lite.

3. I.S.G. ha proposto ricorso per cassazione lamentando, nell’unico motivo, la violazione dell’art. 92 cod. proc. civ., nonchè vizi motivazionali in ordine alla disposta compensazione delle spese.

Ha resistito con controricorso SERIT SICILIA s.p.a..

4. Il ricorso può essere trattato in Camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 cod. proc. civ., per esservi dichiarato inammissibile.

5. Le ragioni della rilevata inammissibilità sono le seguenti.

La differenza fra opposizione all’esecuzione e opposizione agli atti esecutivi deve essere individuata nel fatto che la prima investe l’an dell’azione esecutiva, cioè il diritto della parte istante a promuovere l’esecuzione sia in via assoluta che relativa, mentre la seconda attiene al quomodo dell’azione stessa e concerne, quindi, la regolarità formale del titolo esecutivo o del precetto ovvero dei singoli atti di esecuzione senza riguardare il potere dell’istante ad agire in executivis.

Ne deriva che l’opposizione con la quale il debitore, minacciato col precetto, opponga in compensazione un suo credito, al fine di impedire e paralizzare l’esecuzione, si configura come opposizione all’esecuzione (confr. Cass. civ., 13 novembre 2009, n. 24047; Cass. civ. 23 luglio 2003, n. 11449; Cass. civ. 25 marzo 1999, n. 2822). 6 Tanto premesso in ordine alla natura giuridica del mezzo azionato, deve evidenziarsi che la sentenza oggetto di ricorso risulta depositata il 16 febbraio 2010, e cioè dopo l’emanazione della legge 18 giugno 2009, n. 69, entrata in vigore il 4 luglio dello stesso anno: ora, l’art. 49 di tale fonte, sopprimendo l’ultimo periodo dell’art. 616 cod. proc. civ. – che sanciva l’inimpugnabilità delle pronunce emesse in sede di opposizione all’esecuzione – ha reintrodotto, in parte qua, il rimedio dell’appello.

Conseguentemente, la decisione del Tribunale, per il principio dell’immediata applicabilità delle norme di rito – il quale implica che gli atti processuali sono regolati dalla legge vigente nel momento del loro compimento di talchè, in difetto di esplicite previsioni di segno contrario, la disposizione processuale sopravvenuta regolamenta soltanto gli atti successivi alla sua entrata in vigore, senza incidere su quelli posti in essere anteriormente (confr. Cass. civ. 25 maggio 2009, n. 12060; Cass. Civ. 12 maggio 2000, n. 6099; Cass. civ. 4 novembre 1996, n. 9544; Cass. civ. 1 aprile 1996, n. 2973) – doveva essere impugnata col mezzo dell’appello. Del resto siffatto criterio è stato espressamente ribadito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, che, intitolato Disposizioni transitorie, ha sancito l’applicabilità dell’art. 616 cod. proc. civ., come modificato dalla presente legge, ai giudizi pendenti in primo grado alla data della sua entrata in vigore.

Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile”.

Ritiene il collegio di dovere far proprio il contenuto della sopra trascritta relazione, tanto più che la rinuncia al ricorso preannunciata dal difensore del ricorrente nella memoria depositata, proprio in ragione della riconosciuta correttezza dei rilievi in essa svolti, non è stata formalizzata.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in complessivi Euro 800,00 (di cui Euro 200,00 per spese), oltre I.V.A. e C.P.A., come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il giorno 5 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 23 agosto 2011

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