Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1752 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 20/01/2022, (ud. 08/06/2021, dep. 20/01/2022), n.1752

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4852-2020 proposto da:

D.V.F., C.V., F.F.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GALATI 100/C, presso lo

studio dell’avvocato ANNA D’ALISE, rappresentati e difesi

dall’avvocato BARTOLO GIUSEPPE SENATORE;

– ricorrenti –

contro

COMUNE di ARZANO, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TAGLIAMENTO 76, presso lo

studio dell’avvocato FAUSTO TARSITANO, rappresentato e difeso

dall’avvocato COSIMO CALABRESE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3855/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 22/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’08/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott.

GIUSEPPINA LEO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte di Appello di Napoli, con sentenza pubblicata in data 22.7.2019, ha accolto il gravame interposto dal Comune di Arzano, nei confronti di D.V.F., C.V. e F.F., avverso la pronunzia del Tribunale di Napoli Nord n. 957/2015, pubblicata il 22.12.2015, con la quale era stata accolta la domanda dei lavoratori diretta ad ottenere la condanna del predetto Comune al pagamento del compenso aggiuntivo di cui al CCNL Enti Locali, art. 24, per il periodo dall'(OMISSIS) al (OMISSIS), ed il Comune condannato a corrispondere ai medesimi la maggiorazione del 50% della retribuzione ordinaria per ogni giornata di lavoro prestata la domenica, nella misura indicata in dispositivo per ciascun lavoratore, oltre al risarcimento del danno per usura psico-fisica;

2. la Corte di merito ha, pertanto, respinto le originarie domande dei lavoratori, poiché questi ultimi “non hanno allegato di avere lavorato, in via eccezionale od occasionale, nelle giornate di riposo settimanale che competevano loro in base ai turni (la cui articolazione neppure è stata allegata)” e “si sono limitati ad affermare di avere osservato una turnazione che prevedeva l’attività lavorativa oltre il sesto giorno, attività svolta per il numero di giorni annui specificati negli atti introduttivi del giudizio”;

3. per la cassazione della sentenza D.V.F., C.V. e F.F. hanno proposto ricorso affidato a due motivi; il Comune di Arzano ha resistito con controricorso;

4. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi del codice di rito, art. 380-bis.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. con il primo motivo di ricorso, testualmente, si censura: “Sulla violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione al CCNL Enti Locali, art. 24, comma 1. Sulla violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5. Sulla violazione dell’art. 360” (non viene specificato il numero) “in relazione all’art. 115 c.p.c.”, e, in particolare, si assume che i giudici di seconda istanza avrebbero omesso “la valutazione in ordine alla mancata percezione dei riposi compensativi, interpretando erroneamente i precedenti della Cassazione citati a sostegno della motivazione”;

6. con il secondo motivo si deduce testualmente: “Sulla violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione all’art. 36 Cost., e agli artt. 2109,2043 e 2087 c.c.. Sulla violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione all’art. 2059 c.c.”, per non avere la Corte territoriale considerato come circostanza pacifica il fatto che “i lavoratori abbiano lavorato sette giorni su sette, di domenica e senza poi fruire del riposo compensativo”;

7. il primo motivo non è meritevole di accoglimento, perché la Corte di merito ha deciso la causa conformemente ai consolidati arresti giurisprudenziali di legittimità (cfr., ex plurimis, Cass. n. 17997 del 2017; Cass. n. 2888 del 2012; Cass. n. 23349 del 2012; Cass. n. 22800 del 2012; Cass. n. 22799 del 2012; Cass. n. 8458 del 2010); inoltre, parte dello stesso motivo (quella relativa alla violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, senza ulteriore specificazione) è inammissibile, perché formulata (da quanto emerge nel corso del motivo) in modo non più consono con le modifiche introdotte all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), convertito, con modificazioni, nella L. n. 134 del 2012, applicabile, ratione temporis, al caso di specie, poiché la sentenza oggetto del giudizio di legittimità è stata pubblicata il 22.7.2019. Altresì inammissibile, nella parte in cui si rappresenta la violazione del codice di rito, art. 115, in quanto tende a sollecitare un ulteriore esame del merito, non consentito in questa sede;

8. il secondo motivo è infondato, in quanto la Corte di Appello ha motivatamente sottolineato che i lavoratori hanno rivendicato un risarcimento del danno da usura psico-fisica per prestazioni rese in un giorno destinato a riposo settimanale, limitandosi ad affermare che il lavoro domenicale di cui si tratta era stato reso nel settimo giorno lavorativo e che il danno risarcibile era scaturito automaticamente da ciò, senza fare, peraltro, alcun riferimento alla contrattazione collettiva che disciplina la prestazione di lavoro svolta e senza indicare le effettive ragioni per le quali la particolare onerosità della prestazione non possa ritenersi compensata; ed, infine, senza dimostrare il danno subito (“il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno-conseguenza che deve essere allegato e provato”: cfr. tra le molte, Cass. n. 26972 del 2008);

9. per le considerazioni svolte, il ricorso va rigettato;

10. le spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza;

11. avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso, sussistono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, secondo quanto specificato in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 8 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

 

 

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