Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1751 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 20/01/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 20/01/2022), n.1751

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27870-2020 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE della PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore pro tempore, in proprio e quale procuratore speciale della

Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo studio

dell’avvocato EMANUELE DE ROSE, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati CARLA D’ALOISIO, ANTONINO SGROI, LELIO

MARITATO, ANTONIETTA CORETTI;

– ricorrente –

contro

L.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIROLAMO

DA CARPI, 6, presso lo studio dell’avvocato ANDREA PIETROPAOLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato PAOLO CRESCIMBENI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 111/2020 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 10/07/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA

DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la Corte d’Appello di Perugia riuniti i ricorsi proposti dall’Inps, ha confermato la pronuncia del Tribunale di Terni, il quale aveva accolto l’opposizione, proposta da L.G., all’avviso di addebito con cui l’istituto previdenziale gli richiedeva il pagamento della somma di Euro 52.777,93 a titolo di contributi IVS a percentuale alla gestione commercianti, con riferimento al periodo 2007-2011, per i redditi percepiti in qualità di socio della Cadtel s.a.s. e di socio ed amministratore unico della Euromedia s.r.l.;

la Corte territoriale ha dichiarato il L. tenuto al pagamento dei soli contributi per i redditi percepiti in qualità di socio della Cadtel s.a.s., in relazione al periodo 2007-2008, mentre ha ritenuto non dovuti i contributi per i redditi da capitale percepiti in qualità di socio non lavoratore della Euromedia s.r.l.; ha quindi annullato, in accoglimento del secondo ricorso, l’avviso di addebito per circa 10.000 Euro emesso dall’Inps a carico dell’appellante;

la cassazione della sentenza è domandata dall’INPS sulla base di due motivi, illustrati da successiva memoria;

L.G. ha depositato tempestivo controricorso;

e’ stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente deduce “Violazione e falsa applicazione della L. 14 novembre 1992, n. 438, art. 3 bis, di conv.ne con modif.ni del D.L. 19 settembre 1992, n. 384, e in connessione con questo della L. 2 agosto 1990, n. 233, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 53, comma 2, lett. d), e del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, art. 10”; sostiene che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere i redditi percepiti dal L. come socio fondatore della società Euromedia s.r.l., esclusi dalla base imponibile rilevante ai fini della determinazione dei contributi dovuti alla gestione commercianti;

col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contesta “Violazione e falsa applicazione della L. 14 novembre 1992, n. 438, art. 3 bis, di conv.ne con modific.ni del D.L. 19 settembre 1992, n. 384, e in connessione con questo della L. 2 agosto 1990, n. 233”;

valorizza il ruolo di “fondatore” della Euromedia s.r.l. del controricorrente, rilevando che il legislatore (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 53) ha espressamente qualificato redditi da lavoro autonomo quelli conseguiti in tale posizione societaria; che in quanto tali essi rientrerebbero, perciò, nella base imponibile contributiva;

i motivi, che vanno esaminati congiuntamente per logica connessione, sono infondati;

la Corte territoriale ha accertato che il L. non svolgeva attività lavorativa all’interno della società di capitali Euromedia s.r.l., ove si recava sporadicamente per visionare e sottoscrivere documenti; che la società si avvaleva di due direttori di produzione e di una decina di dipendenti, e che i proventi che egli riceveva a titolo di partecipazione in qualità di socio erano i tipici redditi di capitale, non assimilabili ai redditi derivanti dallo svolgimento di un’attività d’impresa;

ha quindi concluso, attuando il principio di diritto affermato da questa Corte nella sentenza n. 21540 del 2019, che il lavoratore autonomo, iscritto alla gestione previdenziale in quanto svolgente un’attività lavorativa per la quale sussistono i requisiti per il sorgere della tutela previdenziale obbligatoria, è tenuto ad includere nella base imponibile sulla quale calcolare i contributi la totalità dei redditi d’impresa così come definita dalla disciplina fiscale; in essa sono sicuramente ricompresi i redditi che derivano dall’esercizio di attività imprenditoriale (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 55) ma non anche i redditi di capitale derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali, senza prestazione di attività lavorativa (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 44, lett. e);

il provvedimento impugnato si è confrontato, altresì, con la prospettazione dell’Inps circa la peculiare rilevanza della posizione del L. quale “fondatore” della società Euromedia s.r.l. ai fini dell’obbligo contributivo: a tal proposito la Corte d’appello ha rilevato che se è pur vero che la legge (art. 53 TUIR, comma 2, lett. d)) distingue la natura della partecipazione agli utili del socio fondatore da quella del socio non fondatore, definendo la prima reddito di lavoro autonomo e la seconda reddito di capitale, non di meno, tale distinzione non giova alla posizione dell’Inps nel caso in esame, atteso che oggetto della controversia non consiste nell'”…l’assoggettabilità di tutti i redditi di L. a contribuzione nelle varie gestioni previdenziali, ma (nell’) l’inclusione o meno di quota parte degli utili, prodotti dalla s.r.l. di cui l’appellato era socio nell’imponibile contributivo afferente la gestione commercianti” (p.12 sent.);

ad avviso del Collegio, la questione di diritto prospettata nella fattispecie in esame coincide esattamente con quella sulla quale la giurisprudenza di questa Corte ha già avuto a pronunciarsi, ritenendo incluso il reddito per la partecipazione a società di capitali nella base imponibile contributiva, solo qualora tale quota parte rientri tra i redditi d’impresa, nell’accezione contenuta nel D.L. n. 384 del 1992, art. 3 bis, comma 1, conv. in L. n. 438 del 1992; pertanto, correttamente la Corte d’appello ha stabilito l’irrilevanza, in questa sede, della qualità di socio fondatore della Euromedia s.r.l. del L. e della qualificazione ab origine dei redditi a lui spettanti come redditi di capitale o di lavoro autonomo;

in definitiva, il ricorso va rigettato; le spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza, disponendosene la distrazione in favore del difensore dichiaratosi anticipatario;

in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna l’Inps al rimborso delle spese del giudizio di legittimità nei confronti del controricorrente, che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.800,00 a titolo di compensi professionali, con distrazione in favore del difensore anticipatario, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

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