Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17503 del 14/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 14/07/2017, (ud. 05/06/2017, dep.14/07/2017),  n. 17503

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – rel. Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 14048 del ruolo generale dell’anno 2010

proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

gli uffici della quale in Roma, alla Via dei Portoghesi, n. 12, si

domicilia;

– ricorrente –

contro

s.r.l. MOKABYTE, in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentato e difeso, giusta procura speciale a margine del

controricorso, dagli avvocati Edore Campagnoli e Francesco Storace,

elettivamente domiciliatosi presso lo studio del secondo in Roma,

alla via Crescenzio, n. 20;

– controricorrente –

per la cassazione delle sentenze della Commissione tributaria

regionale della Toscana, sezione 8^, depositata in data 8 aprile

2009, n. 29/8/09.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate accertò nei confronti della contribuente maggiore materia imponibile ai fini dell’iva, dell’irpeg, dell’irap per l’anno 2002 facendo applicazione dello studio di settore applicabile e la società impugnò il relativo avviso di accertamento, senza successo in primo grado.

Di contro, il giudice d’appello, pur ritenendo giustificato il ricorso all’accertamento induttivo, in considerazione delle costanti e rilevanti perdite dichiarate, ha annullato l’avviso, perchè fondato sul solo scostamento dagli studi di settore, in mancanza di ulteriori elementi probatori di supporto.

Contro questa sentenza propone ricorso l’Agenzia per ottenerne la cassazione, che affida a tre motivi, cui la contribuente replica con controricorso, che illustra con memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- I primi due motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente perchè connessi, con i quali l’Agenzia si duole, sia sotto il profilo della violazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 62-bis e del D.P.R. n. 6500 del 1973, art. 39, comma 1 (primo motivo), sia sotto il profilo del vizio di motivazione (secondo motivo), della sentenza impugnata, in base alla considerazione di aver promosso il contraddittorio endoprocedimentale utile all’applicazione dello studio di settore, senza ottenere risposte dalla contribuente, sono fondati.

2.- Ciò in quanto, in base al costante orientamento di questa Corte (tra varie, v. Cass. 6 agosto 2014, n. 17646), nella fase del contraddittorio endoprocedimentale il contribuente ha la facoltà di contestare l’applicazione degli standard provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, con ciò costringendo l’ufficio – ove non ritenga attendibili le allegazioni di parte – ad integrare la motivazione dell’atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento;

tuttavia, ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi oppure si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l’Ufficio non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati standard.

2.1.- Nel caso in esame, di contro, il giudice d’appello, pur avendo dato conto in narrativa del fatto “…l’avviso di accertamento contestato era stato emesso in via induttiva…conseguente la mancata presentazione del contribuente all’invito al contraddittorio” ed aver dato conto, in motivazione, della “…mancata risposta al contraddittorio successiva alla spedizione della documentazione richiesta con questionario”, ha sostenuto che sia insufficiente lo scostamento dallo studio di settore.

3.- La complessiva censura va in conseguenza accolta, determinando l’assorbimento del terzo motivo, che concerne l’omessa determinazione dell’entità dell’imponibile.

Ne segue la cassazione della sentenza, con rinvio, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Toscana in diversa composizione.

PQM

 

la Corte:

accoglie i primi due motivi di ricorso, assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione tributaria regionale della Toscana in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 5 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2017

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