Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17493 del 01/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 01/09/2016, (ud. 14/07/2016, dep. 01/09/2016), n.17493

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16881-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

L.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUNTO

BAZZONI N. 3, presso lo studio dell’avvocato DANIELE VAGNOZZI,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIULIO CERCEO, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 159/9/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI, L’AQUILA SEZIONE STACCATA SEZIONE STACCATA di PESCARA

del 21/06/2011, depositata il 23/06/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/07/2016 dal Presidente Relatore Dott. CIRILLO ETTORE.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

La CTR – Abruzzo ha respinto l’appello dell’Agenzia delle entrate contro la sentenza che aveva accolto (salvo per la somma che il contribuente aveva già portato in compensazione) l’impugnazione del silenzio – rifiuto sull’istanza di rimborso dell’IRAP versata dal pediatra Dott. L.G.L. per gli anni 2002 – 2005, in carenza del presupposto d’imposta dell’autonoma organizzazione.

La predetta CTR ha motivato la decisione evidenziando come non risultasse dagli atri di causa che il contribuente non avesse avuto dipendenti nel periodo considerato; mentre aveva usato solo attrezzature indispensabili ai fini dell’esercizio dell’attività.

L’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione affidato a unico motivo. La parte contribuente si è difesa con controricorso. La causa è stata riassegnata ad altro relatore con Decreto prot. N. 97 giugno 2016 dell’11 Luglio 16.

La ricorrente denuncia violazione della L. n. 662 del 1996, art. 3, comma 144, e del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, nonchè vizi di contraddittoria ed omessa motivazione circa un fatto controverso. Assume che il presupposto dell’autonoma organizzazione nel caso in questione doveva ravvisarsi nella presenza di ausiliari di studio e nella ravvisata esistenza di compensi a terzi, nel che si integrava quel “quid pluris” che implicava il transito dall’attività autoreferente pura a quella. organizzata.

Il ricorso non è fondato.

Con recente pronuncia, infatti, le sezioni unite hanno precisato che “con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2, – il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente; a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

L’assunto contrario della difesa erariale – secondo cui un solo dipendente di genere puramente esecutivo sarebbe elemento idoneo ad integrare il presupposto d’imposta – non può trovare dunque accoglimento, senza che possa rilevare l’ulteriore profilo di censura concernente la generica esistenza di compensi corrisposti a terzi, non solo per la totale aspecificità di detto rilievo, a fronte dell’accertamento giudiziale dell’essenza di dipendenti, ma anche perchè proprio a questo riguardo la parte contribuente ha credibilmente allegato trattarsi delle normali corresponsioni dovute ai “medici sostituti” nei periodi di ferie, senza che vi sia stato sul punto alcuna replica erariale.

Nell’evolversi della complessa vicenda interpretativa, sino al recente approdo nomofilattico del 2016, si ravvisano giustificati motivi per compensare integralmente le spese del giudizio di legittimità tra le parti.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 14 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 1 settembre 2016

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