Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1749 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 20/01/2022, (ud. 09/11/2021, dep. 20/01/2022), n.1749

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20884-2020 proposto da:

S.A., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso dagli

avvocati SALVATORE IERVOLINO, DOMENICO DE LIGUORI;

– ricorrente –

contro

ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 473/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 27/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 09/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GUGLIELMO

CINQUE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte di appello di Venezia, con la sentenza n. 473/2019, in riforma della pronuncia emessa il 13.7.2017 dal Tribunale di Verona, ha rigettato la originaria domanda proposta da S.A. nei confronti dell’INPS, con la quale era stata formulata l’opposizione all’avviso di addebito, notificato il (OMISSIS), relativo al pagamento della somma di Euro 20.478,31 per omissioni contributive, a carico del predetto S., quale iscritto alla gestione artigiani, emesse a seguito di un accertamento tributario svolto dalla Agenzia delle Entrate.

2. I giudici di seconde cure hanno ritenuto, a differenza di quanto statuito dal Tribunale, che non era intervenuta la prescrizione dei crediti essendo configurabile nella fattispecie una ipotesi di sospensione ex art. 2941 c.c., n. 8, come desumibile dai complessi accertamenti svolti dalla Agenzia delle Entrate che aveva ipotizzato anche infrazioni tributarie di rilevanza penale, rispetto alle quali era stata, altresì, ravvisata una condotta ostativa del S. a fornire la chiesta documentazione, che comprovava appunto un intento fraudolento all’occultamento dei debiti.

3. Avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione S.A. affidato a quattro motivi.

4. L’INPS non ha svolto attività difensiva.

5. La proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione di legge nonché la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, per omessa pronuncia sui motivi di appello proposti da esso appellato nonché il vizio di ultrapetizione ed extrapetizione della pronuncia emessa su allegazioni di fatto non rappresentate dall’Istituto nel giudizio di primo grado ed inammissibili in sede di appello, con conseguente violazione del principio del contraddittorio e della domanda ex artt. 99,101,112,115 c.p.c., nonché art. 437 c.p.c., comma 2: in particolare, tutte le circostanze relative all’accertamento svolto dalla Agenzia delle Entrate che erano state prospettate solo in grado di appello.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, nonché l’omesso esame del fatto, rappresentato da esso ricorrente, relativo alla circostanza che le allegazioni di cui al motivo sopra esposto erano stati prospettate solo davanti alla Corte di appello.

4. Con il terzo motivo il ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, e della mancata valutazione, da parte della Corte territoriale, che la sola violazione contestata dalla Agenzia delle Entrate (Presentazione di dichiarazione infedele per l’indicazione di un reddito inferiore a quello accertato o di un’imposta inferiore a quella dovuta o di un credito inferiore a quello spettante…) non poteva configurare di per sé causa idonea a produrre l’effetto ostativo al compiersi del termine prescrizionale L. n. 335 del 1995, ex art. 3, comma 9.

5. Con il quarto motivo il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, in relazione agli artt. 91 e 92 c.p.c., nonché l’omessa motivazione circa un fatto decisivo della controversia ex art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione al regolamento delle spese processuali, per avere la Corte territoriale erroneamente modificato, in assenza di specifica impugnazione sul punto, la statuizione delle spese di lite di primo grado.

6. I primi tre motivi, da trattarsi congiuntamente per connessione logico-giuridica, sono infondati.

7. Invero, in punto di diritto va precisato che l’eccezione di interruzione della prescrizione, diversamente da quella di prescrizione, si configura come eccezione in senso lato sicché può essere rilevata anche d’ufficio dal giudice, in qualsiasi stato e grado del processo, purché sulla base delle allegazioni e di prove ritualmente acquisite o acquisibili al processo e quindi, nelle controversie soggette al rito del lavoro, anche all’esito dell’esercizio dei poteri istruttori d’ufficio di cui all’art. 421 c.p.c., comma 2, legittimamente esercitabili dal giudice, tenuto all’accertamento della verità dei fatti rilevanti ai fini della decisione, ancor più nelle controversie in cui, venendo in considerazione la scissione oggettiva tra ente impositore e concessionario della riscossione, può rilevare l’acquisizione da quest’ultimo di ogni documento relativo ad atti della procedura di riscossione da cui derivino conseguenze di rilievo nei rapporti tra creditore e debitore, con il solo limite dell’avvenuta allegazione dei fatti (Cass. n. 25518 del 2019; Cass. n. 14755 del 2018).

8. In punto di fatto, deve rilevarsi che la questione dell’accertamento tributario svolto dalla Agenzia delle Entrate era entrato nelle prospettazioni formulate nel giudizio, tanto è che ne fa riferimento anche il Tribunale, per cui i giudici di seconde cure non hanno valutato fatti nuovi ma si sono limitati a considerare diversamente le risultanze processuali dando loro una valenza differente e traendo difformi conseguenze.

9. Ciò non costituisce assolutamente vizio di “ultra” o “extra” petizione che ricorre, invece, quando il giudice di merito, alterando gli elementi obiettivi dell’azione (“petitum” o “causa petendi”), emetta un provvedimento diverso da quello richiesto (“petitum” immediato), oppure attribuisca o neghi un bene della vita diverso da quello conteso (“petitum” mediato), così pronunciando oltre i limiti delle pretese o delle eccezioni fatte valere dai contraddittori (Cass. n. 8048 del 2019): ipotesi, queste, chiaramente non ravvisabili nel caso in esame.

10. Quanto, invece, alla idoneità della contestazione della Agenzia delle Entrate a determinare l’effetto ostativo al compiersi del termine prescrizionale, osserva il Collegio che trattasi di accertamento di fatto, adeguatamente motivato nella gravata pronuncia, dove si fa riferimento anche ad un comportamento non collaborativo del contribuente, per cui la statuizione è insindacabile in questa sede.

11. Anche il quarto motivo è infondato.

12. La Corte territoriale si e’, infatti, adeguata correttamente ai principi, più volte affermati dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui il giudice di appello, allorché riformi in tutto o in parte la sentenza impugnata, deve procedere d’ufficio, quale conseguenza della pronuncia di merito adottata, ad un nuovo regolamento delle spese processuali, il cui onere va attribuito e ripartito tenendo presente l’esito complessivo della lite poiché la valutazione della soccombenza opera, ai fini della liquidazione delle spese, in base ad un criterio unitario e globale (Cass. n. 6259 del 2014; Cass. n. 11423 del 2016).

13. Nel caso di specie ciò è avvenuto, perché la Corte di appello, avendo riformato la pronuncia di primo grado, ha statuito sulle spese di entrambi i gradi di giudizio avendo riguardo al criterio della soccombenza globale.

14. Alla stregua di quanto esposto il ricorso deve essere rigettato.

15. Nulla va disposto per le spese di lite non avendo l’intimato svolto attività difensiva.

16. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

 

 

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