Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17479 del 20/08/2020

Cassazione civile sez. II, 20/08/2020, (ud. 22/01/2020, dep. 20/08/2020), n.17479

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

(artt. 380-bis.1 e 391 c.p.c.)

sul ricorso (iscritto al N.R.G. 21290/16) proposto da:

C.A., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentato e difeso, in virtù

di procura speciale rilasciata con scrittura privata autenticata

nella firma del 3 gennaio 2020, dagli Avv.ti Federico Pasetti, e

Andrea Manzi, ed elettivamente domiciliato presso lo studio del

secondo, in Roma, v. F. Confalonieri, n. 5;

– ricorrente –

contro

S.F., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentato e difeso, in

virtù di procura speciale apposta in calce al controricorso,

dall’Avv. Giuseppe Frigotto, e domiciliato “ex lege” presso la

Cancelleria civile della Corte di cassazione, in Roma, p.zza Cavour;

– controricorrente –

e

Avverso la sentenza della Corte di appello di Venezia n. 1203/2016

(depositata il 26 maggio 2016);

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22 gennaio 2020.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato che con atto di citazione del luglio 2004 il sig. S.F., quale titolare dell’agenzia “La Casa Immobiliare”, conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Verona – sez. dist. di Soave, il sig. C.A. chiedendone la condanna al pagamento della somma di Euro 6.941,18, a titolo di asserito compenso per l’espletamento dell’attività di mediazione nella compravendita del bar “Elixir Cafè”, ubicato in (OMISSIS), conclusa nell’agosto del 2003 tra lo stesso C., quale venditore, e l’acquirente Elixir cafè s.a.s.. Nella costituzione del predetto convenuto (che instava per il rigetto della pretesa attorea, contestando che l’attore avesse svolto la rappresentata attività di mediazione), il citato Tribunale, con sentenza n. 35/2008, respingeva la domanda;

considerato che, decidendo sull’appello proposto da parte dell’originario attore, a cui resisteva l’appellato, la Corte di appello di Venezia, con sentenza n. 1203/2016 (depositata il 26 maggio 2016), in riforma dell’impugnata sentenza, accoglieva la domanda attorea, condannando il C. al pagamento del richiesto importo di Euro 6.941,18, oltre interessi di legge dalla domanda, nonchè alla restituzione della somma di Euro 4.074,94, oltre interessi dal pagamento, quale rimborso delle somme versate in esecuzione della riformata sentenza;

evidenziato che, a fondamento dell’adottata decisione, la Corte veneta, respinta l’eccezione pregiudiziale di asserita violazione dell’art. 342 c.p.c., rilevava che, dalla esperita istruzione probatoria (sul presupposto che non doveva considerarsi necessario per la configurabilità del rapporto di mediazione un preventivo accordo tra le parti contraenti sulla figura del mediatore), era emerso che l’appellante aveva effettivamente svolto l’attività di mediazione dedotta in giudizio, da cui il riconoscimento alla spettanza della relativa provvigione;

constatato che avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, il C.A., al quale ha resistito con controricorso il S.F., quale titolare dell’agenzia “La Casa Immobiliare”.

dato atto che, con il formulato motivo, il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la violazione o falsa applicazione dell’art. 1755 c.c., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che era stato oggetto di discussione tra le parti, confutando la sentenza impugnata con la quale si era ritenuto che si fossero configurate tutte le condizioni per il riconoscimento dell’invocata provvigione in favore del S., quale titolare dell’agenzia “La Casa Immobiliare”, deducendo la mancata valutazione della circostanza che, in effetti, egli aveva conferito l’incarico di mediazione ad altra agenzia e che il S., al quale non era stato dato alcun incarico, non aveva, invero, svolto alcuna attività di intermediazione per la conclusione della compravendita in discorso;

considerato che, in data 3 gennaio 2020, il difensore costituito per il ricorrente C.A. ha depositato dichiarazione – resa in parti data – di rinuncia agli atti del giudizio di cassazione ai sensi dell’art. 390 c.p.c., sottoscritta dallo stesso difensore in virtù di procura speciale conferitagli, instando per la dichiarazione di estinzione del presente giudizio;

rilevato che l’atto di rinuncia risulta essere stato ritualmente accettato dal controricorrente S.F. con contestuale dichiarazione sottoscritta dal suo difensore in calce alla stessa formalizzata rinuncia;

ritenuto, pertanto, che, per effetto di tale evenienza processuale, non può che darsi atto dell’intervenuta estinzione del presente giudizio di legittimità in virtù dell’art. 391 c.p.c., comma 1, senza, inoltre, doversi provvedere sulle relative spese, ricadendosi nell’ipotesi prevista dello stesso art. 391 c.p.c., comma 4, rilevandosi che, in virtù di siffatta pronuncia, non sussistono nemmeno le condizioni per il versamento, da parte della ricorrente, del raddoppio del contributo unificato ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte dichiara l’estinzione del giudizio di cassazione e compensa integralmente le spese di tale giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 22 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 agosto 2020

 

 

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