Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17470 del 14/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 14/07/2017, (ud. 22/03/2017, dep.14/07/2017),  n. 17470

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19075/2013 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

F.C.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto

– Sezione distaccata di Mestre, n. 02/19/13, depositata il 14

gennaio 2013;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 22 marzo 2017

dal Cons. Lucio Luciotti.

Fatto

PREMESSO

– che l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, cui non replica l’intimato, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto n. 2 del 14 gennaio 2013, di rigetto dell’appello proposto avverso la sentenza della CTP di Belluno che, in parziale accoglimento del ricorso proposto da F.C., titolare dell’omonima ditta esercente attività di fabbricazione di mobili in legno, aveva rideterminato in diminuzione i maggiori ricavi ai fini IVA, IRPEF ed IRAP che l’amministrazione finanziaria aveva accertato relativamente agli anni di imposta 2006 e 2007 a seguito di indagini bancarie e del controllo della contabilità, che restituiva un saldo negativo del conto cassa.

Diritto

CONSIDERATO

– che con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia lamenta l’omessa motivazione della sentenza impugnata con riferimento al fatto decisivo e controverso tra le parti costituito dall’entità dei maggiori ricavi non dichiarati risultanti dal saldo negativo del conto “cassa contanti” del contribuente, che alla stregua del principio di stretta correlazione tra disavanzo di cassa e ricavi non contabilizzati, affermato da questa Corte nella sentenza n. 27585 del 2008, andava necessariamente individuato nel predetto disavanzo, ma che invece la CTR nel caso di specie aveva rideterminato in diminuzione disattendendo il prospetto contabile redatto dall’ufficio finanziario e dando credito alla tesi, prospettata dal contribuente, dell’erronea contabilizzazione dell’incasso di tre fatture emesse nell’anno 2006 che aveva determinato un errore nella ricostruzione del disavanzo relativo a tale anno di imposta;

– che la ricorrente sostiene che la CTR non ha indicato le ragioni che l’avevano indotta a prediligere le giustificazioni fornite dal contribuente in ordine all’errata contabilizzazione di tre fatture per l’anno di imposta 2006 cui il medesimo aveva cercato di porre rimedio mediante successivo e fittizio inserimento nel conto cassa di cinque prelevamenti personali di importo addirittura superiore, di cui, invece, avrebbe dovuto tenersi conto al fine di determinare l’ammontare del disavanzo;

– che il motivo è inammissibile perchè nella specie, in cui è applicabile l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione restrittiva introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni dalla L. n. 134 del 2012, così come proposto il motivo in esame contrasta con il principio affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte nella sentenza n. 8053 del 2014, secondo cui “la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia sì esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione”;

– che, pertanto, poichè il vizio nella specie dedotto non è riconducibile ad alcuna delle ipotesi in cui, secondo il Supremo consesso di questa Corte, è ammissibile il controllo di legittimità della motivazione, il motivo va dichiarato inammissibile ed il ricorso, quindi, rigettato, senza doversi provvedere sulle spese processuali stante la mancata costituzione in giudizio dell’intimato;

– che, risultando soccombente la parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato, per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

dichiara inammissibile il motivo di ricorso.

Così deciso in Roma, il 22 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2017

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