Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17465 del 23/07/2010

Cassazione civile sez. VI, 23/07/2010, (ud. 05/07/2010, dep. 23/07/2010), n.17465

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA PIRAMIDE CESTIA 1/C, presso lo

studio dell’avvocato MACRI’ CARMINE, che lo rappresenta e difende, giusta procura

speciale in calce al ricorso; – ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI; – intimata –

avverso il decreto n. 81/2009 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO del 9.6.09,

depositato il 09/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 05/07/2010

dal Consigliere Relatore Dott. FRASCA Raffaele;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RUSSO Rosario Giovanni.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

quanto segue:

1. B.G. ha proposto ricorso per cassazione avverso il decreto del 9 luglio 2009 emesso, ai sensi dellaL. n. 117 del 1988, art. 4, comma 5dalla Corte d’Appello di Campobasso su un’azione di risarcimento danni da lui esercitata contro lo Stato ai sensi di detta legge.

Il ricorso, dopo la notificazione al Presidente del Consiglio dei ministri, e’ stato depositato presso la cancelleria della Corte d’Appello, che ha provveduto a rimettere gli atti alla cancelleria della Corte di cassazione.

L’intimato non ha resistito.

2. Essendo il ricorso soggetto alle disposizioni introdotte dallaL. n. 69 del 2009e prestandosi ad essere deciso con il procedimento di cui all’art. 380 bis c.p.c., e’ stata redatta relazione ai sensi di tale norma, che e’ stata notificata all’avvocato del ricorrente e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

quanto segue:

1. Nella relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.sono state svolte le seguenti testuali considerazioni:

“… 2. Il ricorso e’ soggetto, quanto alla regolamentazione del giudizio di legittimita’, alle disposizioni introdotte dallaL. n. 69 del 2009e si presta ad essere deciso con il procedimento di cui all’art. 380 bis c.p.c., perche’ appare improcedibile per le ragioni esposte al punto successivo, onde si rientra sostanzialmente in ipotesi assimilabile a quella di inammissibilita’ di cui all’art. 375 c.p.c., n. 1 alla quale – insieme a quella di cui al n. 5 di tale norma – allude l’art. 380 bis c.p.c..

In subordine, comunque, sussiste anche una ragione di inammissibilita’.

3. La ragione di improcedibilita’ emerge, perche’ nel fascicolo rimesso dalla Corte d’Appello di Campobasso – nel quale si rinviene certificazione della cancelleria di quella Corte, in cui si da atto che l’originale del ricorso sarebbe irreperibile e, tuttavia, si rinviene copia fotostatica recante il timbro di deposito in data 28 settembre 2009 – non e’ dato rinvenire copia autentica del provvedimento impugnato, la cui produzione, del resto, nemmeno si indica come effettuata nel ricorso. D’altro canto, nell’elenco documenti redatto dalla cancelleria sulla copertina del fascicolo rimesso a questa Corte risulta soltanto l’indicazione della produzione del ricorso, della nota di trasmissione a questa Corte e della certificazione di cui si e’ detto.

In tale situazione, poiche’ il ricorrente in cassazione ai sensi dell’art. 5, comma 4, secondo periodo, nel provvedere, secondo la previsione speciale della successiva terza proposizione di quel comma, al deposito del ricorso presso la cancelleria della Corte d’Appello che ha pronunciato il provvedimento impugnato deve ritenersi soggetto agli oneri previsti per l’attivita’ di normale deposito del ricorso in cassazione presso la cancelleria della Corte di cassazione, appare verificata la situazione di improcedibilita’ del ricorso stesso, di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4.

La ragione di inammissibilita’ emerge, invece, per il fatto che il ricorso omette totalmente il requisito dell’esposizione sommaria dei fatti di causa, in quanto procede immediatamente all’illustrazione dei motivi – in numero di ventiquattro – dai quali, peraltro, il fatto non emerge.”.

2. Il Collegio preliminarmente rileva che parte ricorrente, dopo avere tempestivamente depositato, tramite il suo difensore, memoria ai sensi dell’art. 380 bis, comma 2, nel testo novellato dallaL. n. 69 del 2009, ha depositato in cancelleria in data 2 luglio 2010 un atto sottoscritto da lui personalmente e denominato “istanza”.

Ora, il contenuto di questo atto, dopo la sua intitolazione, enuncia che l’istanza sarebbe proposta “per segnalare la mancata notificazione di avviso al Difensore Cassazionista” e “per formulare (subordinata) querela di falso con riguardo alla relazione di notifica dell’avviso di convocazione per l’udienza del 05/07/2010”.

2.1. Il Collegio osserva che detta istanza, quanto alla sua prima parte, contenente una sollecitazione rivolta al Collegio a provvedere sull’ordine del processo di cassazione, appare inammissibile perche’ nel procedimento di legittimita’ la parte non puo’ agire senza ministero di difensore (provvisto dello speciale mandato di cui all’art. 365 c.p.c). E’ da rilevare che, ove l’istanza fosse stata sottoscritta dal difensore del ricorrente, l’inammissibilita’ non sarebbe venuta meno, in quanto nel procedimento in camera di consiglio l’attivita’ di interlocuzione delle parti e’ disciplinata in modo specifico dall’art. 380 bis citato con la previsione che, dopo la notificazione della relazione sia possibile il deposito di memoria e, con presentazione all’adunanza della Corte, la richiesta di essere sentiti in essa. Ne discende che eventuali istanze rivolte tramite difensore al Collegio, ormai investito del procedimento per effetto della notificazione della relazione, debbono necessariamente essere formulate o con il deposito di tempestiva memoria o direttamente nell’adunanza della Corte previa richiesta, fatta constare all’inizio dell’adunanza, di essere sentiti. Ne deriva che l’istanza sarebbe stata inammissibile quanto al suo contenuto principale (relativo alla sollecitazione a disporre un rinvio dell’adunanza con rinnovo della notificazione della relazione) anche se sottoscritta dal difensore del ricorrente, in quanto essa avrebbe dovuto, previa richiesta di audizione, essere formulata nell’adunanza della Corte.

2.2. Quanto al contenuto subordinato, contenente la proposizione di una querela di falso relativa alla relazione di notificazione della relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., il Collegio, viceversa, rileva che bene essa sarebbe stata sottoscritta personalmente dalla parte a norma dell’art. 221 c.p.c., comma 2.

Tuttavia, essa appare irricevibile perche’ si sarebbe dovuta proporre all’adunanza della Corte, posto che il detto secondo comma, prescrive che la querela in corso di causa sia proposta “con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza” e, quindi, quando sia proposta nel procedimento di legittimita’ (nei limiti in cui in esso e’ ammissibile) deve ritenersi, con adattamento della previsione normativa alle sue peculiarita’ di svolgimento:

a) se la trattazione del ricorso sia stata disposta in udienza (art. 377 c.p.c.), all’udienza;

b) se la trattazione del ricorso sia stata disposta in camera di consiglio ai sensi dell’ari. 380 bis c.p.c., all’adunanza della Corte, a condizione, pero’, che la parte – tramite il suo difensore, cui compete il ministero – abbia chiesto o chieda prima dell’apertura dell’adunanza di essere sentito, se del caso anche soltanto in funzione della proposizione della querela da parte del suo cliente personalmente ovvero tramite il suo procuratore speciale;

c) se il ricorso sia un regolamento di competenza e la trattazione di esso sia disposta con il procedimento in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 ter c.p.c.oex art. 380 bis c.p.c., in ragione dell’esclusione della facolta’ di audizione (art. 380 ter, u.c., il cui rinvio dopo laL. n. 69 del 2009- deve ora intendersi al quarto e non piu’ al quinto comma dell’art. 380 bis c.p.c.), mediante istanza rivolta alla Corte dal difensore prima dell’apertura dell’adunanza, affinche’ si consenta la comparizione personale della parte o del suo procuratore speciale nell’adunanza ai fini della proposizione della querela.

Gli adattamenti appena ipotizzati per le ipotesi sub b) e c) si giustificano ed anzi si impongono perche’ il codice di rito, in riferimento alla querela incidentale esige che la proposizione della stessa avvenga in udienza e, quindi, in un momento che garantisce la diretta interlocuzione fra le parti ed il giudice e che immediatamente impone la presenza del pubblico ministero per la redazione del relativo processo verbale (art. 222 c.p.c.), mentre resta esclusa la possibilita’ che alla proposizione dell’istanza si proceda mediante un deposito in cancelleria.

La sostituzione dell’udienza con l’adunanza, sempre nelle dette ipotesi, si giustifica, inoltre: la) per quanto attiene alla ipotesi sub b) perche’, potendo la parte chiedere di essere sentita nell’adunanza della Corte, quest’ultima, per la sua struttura quanto all’esercizio dei poteri delle parti e del giudice, e’ assolutamente equivalente all’udienza pubblica, salva appunto l’esclusione della pubblicita’, mentre la presenza del pubblico ministero e’ addirittura obbligatoria (art. 70 c.p.c., coma 2); 1b) per quanto attiene all’ipotesi sub c), perche’ alla mancanza della previsione della possibilita’ di interlocuzione della parte mediante richiesta di audizione nella camera di consiglio deve sopperirsi facendo fare aggio alla specialita’ della disciplina della querela su quella generale del procedimento in camera di consiglio per il regolamento.

Le precisazioni qui svolte, particolarmente con riferimento al procedimento di legittimita’ in camera di consiglio non comportano alcuna dissenso daCass. n. 17243 del 2005, posto che essa non ha preso espressa posizione sulle modalita’ di presentazione della querela in sede di legittimita’ (pur avendo considerato del tutto implicitamente ammissibile la querela depositata in cancelleria), bensi’ ha espressamente affrontato il problema che si poneva in mancanza di comparizione per essere sentite delle parti e, quindi, dell’altra parte, reputando necessario un rinvio a nuovo ruolo a preservazione del contraddittorio di essa.

Su quest’ultimo punto il Collegio non deve prendere posizione, atteso che la parte intimata non e’ costituita in questa sede.

2.3. Ora, nella specie parte ricorrente non ha esercitato (tramite il suo difensore) la facolta’ di essere sentita nell’adunanza della Corte (e nemmeno e’, personalmente o tramite procuratore speciale comparsa).

La querela contenuta nell’atto di cui e’ detto, depositato il 2 luglio 2010, deve, alla luce dei principi sopra affermati, reputasi irricevibile.

3. Puo’ e deve essere considerato, invece, il contenuto della memoria tempestivamente depositata da parte ricorrente.

In essa ci si duole che la relazione ed il relativo avviso di fissazione dell’adunanza della Corte sarebbero stati notificati in modo non tempestivo. In particolare, il ricorrente sostiene di avere avuto conoscenza della fissazione dell’adunanza solo tramite una casuale consultazione presso lo sportello informatico centralizzato di questa Corte ed allega che l’ufficiale giudiziario avrebbe proceduto alla notificazione abbandonando “l’avviso” relativo “presso la portineria del comprensorio immobiliare cui afferisce anche l’immobile in cui ha sede lo studio legale”, con consegna all’addetto al servizio di portineria, senza pero’, che fosse data notizia al destinatario ai sensi dell’art. 139 c.p.c.Unitamente alla memoria il ricorrente ha depositato copia fotostatica del contratto di portierato stipulato fra l’amministratore di uno stabile in viale (OMISSIS) e tale S.L.A..

Ora, l’assunto della irritualita’ della notificazione – in disparte che si omette qualsiasi deduzione sulla sorte della notificazione eseguita – non trova alcuna rispondenza nella relata di notificazione redatta dall’ufficiale giudiziario, che reca l’affermazione della consegna in Viale della (OMISSIS) “a mani di S.L. A. incaricato alla ricezione atti”. Di costui non si indica affatto la qualita’ di portiere dello stabile condominiale e, quindi, deve presumersi che la consegna gli sia stata fatta nella qualita’ di addetto all’ufficio del difensore del ricorrente a mente dell’art. 139 c.p.c., comma 2e non gia’ nella veste di portiere. D’altro canto, nel ricorso il detto difensore risulta domiciliato nel luogo in cui la notificazione e’ stata eseguita.

Deve, pertanto, negarsi il rinvio dell’adunanza richiesto dal difensore del ricorrente sull’asserito presupposto di non avere avuto l’intero termine a difesa dopo la conoscenza (asseritamente) di fatto della relazione. La notificazione della relazione appare, infatti, rituale.

4. Venendo ai rilievi della memoria parte ricorrente assume di avere a suo tempo depositato la copia autentica del provvedimento impugnato unitamente al ricorso e che essa sarebbe stata smarrita dalla cancelleria della Corte d’Appello di Campobasso, ma omette di farsi carico della circostanza rilevata dalla relazione che sul fascicolo d’ufficio rimesso da quella Corte non figura alcuna annotazione di deposito del provvedimento impugnato e che nel ricorso non figura indicata la produzione della copia autentica.

Non vi sarebbe, pertanto, allo stato una situazione idonea a giustificare che la copia autentica non si sia rinvenuta nel fascicolo di parte ricorrente trasmesso dal giudice a qua per averla smarrita la cancelleria di quel giudice.

Il Collegio a questo punto ritiene superfluo indugiare sulla causa di improcedibilita’, perche’ e’ d’immediata evidenza la causa di inammissibilita’ del ricorso indicata nella relazione sotto il profilo della inosservanza dell’art. 366 c.p.c., n. 3.

Riguardo ad essa la memoria assume che detta causa non sarebbe giudicabile con il procedimento di cui all’art. 380 bis c.p.c., nel testo sostituito dallaL. n. 69 del 2009, ma l’assunto e’ incomprensibile, volta che si consideri che l’art. 375 c.p.c., n. 1 si riferisce a qualsiasi causa di inammissibilita’ del ricorso per cassazione ed e’ evocato proprio dallo stesso art. 380 bis, comma 1.

La memoria svolge poi la prospettazione di una questione di legittimita’ costituzionale dellaL. n. 117 del 1988, art. 11la cui rilevanza, dato l’oggetto regolato da detta norma, appare parimenti incomprensibile.

Svolge, inoltre, altre considerazioni, per la verita’ di difficile intelligenza, le quali sembrerebbero postulare l’inapplicabilita’ del requisito del n. 3 al ricorso per cassazione di cui all’art. 5 della L. n. 117 del 1988, in ragione della peculiarita’ della sua disciplina. Siffatta prospettazione e’ smentita dalla circostanza che questa Corte ha gia’ chiarito che ricorso per cassazione contro il decreto previsto dallaL. 13 aprile 1988, n. 117, art. 5, comma 4in materia di responsabilita’ civile dei magistrati e’ impugnazione soggetta alle modalita’ di proposizione previste dall’art. 360 c.p.c.e segg. (Cass. n. 19717 del 2008, a proposito dell’applicabilita’ dell’abrogatoart. 366 bis c.p.c.).

5. Il ricorso e’, dunque, dichiarato inammissibile.

Non e’ luogo a provvedere sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese del giudizio di cassazione.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 5 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 luglio 2010

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