Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17449 del 23/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 23/07/2010, (ud. 08/06/2010, dep. 23/07/2010), n.17449

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rapp.te pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che lo rappresenta e difende per legge;

– ricorrente –

contro

Regione Umbria, in persona del legale rapp.te pro tempore, elett.te

dom.to in Roma, alla via M. Cristina n. 8, presso lo studio dell’avv.

Goffredo Gobbi, rapp.to e difeso dall’avv. Manuali Paola, giusta

procura in atti;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale dell’Umbria n. 81/2007/01 depositata il 18/12/2007;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

giorno 8/6/2010 dal Consigliere Relatore Dott. Marcello Iacobellis;

viste le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale, dott. FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso aderendo alla

relazione.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da Regione Umbria contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP di Terni n. 91/03/04 che aveva parzialmente accolto il ricorso della Regione avverso l’avviso di rettifica e liquidazione n. (OMISSIS) Invim 2001. Il ricorso proposto si articola in unico motivo. Resiste con controricorso la Regione. Il relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c.. Il presidente ha fissato l’udienza del 8/6/2010 per l’adunanza della Corte in Camera di Consiglio. La ricorrente ha depositato memoria; il P.G. ha concluso aderendo alla relazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Assume la ricorrente violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. La CTP avrebbe modificato il valore iniziale dell’immobile in assenza di una espressa contestazione da parte della Regione; e la CTR avrebbe implicitamente rigettato il motivo di appello con cui l’Ufficio aveva dedotto il vizio di ultrapetizione.

Il ricorso è improcedibile. L’asserita possibilità di ravvisare nella specie la violazione dell’art. 112 c.p.c. non può prescindere dall’esame del ricorso proposto dalla Regione Umbria alla CTP di Terni, per verificare i motivi di impugnazione dell’avviso di rettifica in questione. Detto atto, sul quale dunque il presente ricorso si fonda, non è stato tuttavia depositato dalla ricorrente, così come prescritto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4; ai sensi di tale norma il ricorrente è infatti tenuto, a pena d’improcedibilità, a depositare insieme al ricorso “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda” non potendosi considerare sufficiente, a tale scopo, la mera allegazione dell’intero fascicolo di parte del giudizio di merito (Sez. U, Ordinanza n. 21747 del 14/10/2009; Sez. 5).

Come questa sezione ha già affermato (Ordinanza n. 24940 del 26/11/2009) inoltre l’onere di depositare, nel termine perentorio fissato per il deposito del ricorso per cassazione, i documenti su cui lo stesso si fonda – imposto, a pena di improcedibilità, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, nella formulazione di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – si applica anche nel processo tributario, non ostandovi il D.Lgs. 3 dicembre 1992, n. 546, art. 25, comma 2, per il quale “i fascicoli delle parti restano acquisiti al fascicolo d’ufficio e sono ad esse restituiti al termine del processo”, in quanto la stessa norma prevede, di seguito, che “le parti possono ottenere copia autentica degli atti e documenti contenuti nei fascicoli di parte e d’ufficio”, con la conseguenza che non è ravvisabile alcun impedimento all’assolvimento dell’onere predetto, potendo la parte provvedere al loro deposito anche mediante la produzione in copia, alla quale l’art. 2712 cod. civ. attribuisce lo stesso valore ed efficacia probatoria dell’originale, salvo che la sua conformità non sia contestata dalla parte contro cui è prodotta”.

Vanno pertanto disattese le argomentazioni espresse dalla ricorrente con la propria memoria. Alla pronuncia di improcedibilità consegue la condanna della ricorrente alla rifusione, in favore dell’Amministrazione Regionale, delle spese de grado che si liquidano in complessivi Euro 1.100,00, di cui Euro 100,00 per spese, oltre accessori di legge.

P.Q.M.

la Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione, in favore dell’Amministrazione regionale, delle spese del grado che si liquidano in complessivi Euro 1.100,00, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 8 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 luglio 2010

 

 

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