Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17441 del 22/08/2011

Cassazione civile sez. I, 22/08/2011, (ud. 23/02/2011, dep. 22/08/2011), n.17441

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso n. 21670 dell’anno 2005 proposto da:

C.A. – C.E. – U.E. – U.

E. – B.P. – B.S. – P.V.,

elettivamente domiciliati in Roma, Via Sistina, n. 121, nello studio

dell’Avv. DE BELLIS Gabriele, che li rappresenta e difende, giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

COMUNE DI RIMINI, in persona del Sindaco p.t., elettivamente

domiciliato in Roma, Viale Giulio Cesare, n. 14, nello studio

dell’Avv. Maria Teresa Barbantini; rappresentato e difesa dall’Avv.

BERNARDI Wilma Marina, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Bologna, n. 1268,

depositata in data 27 ottobre 2004;

sentita la relazione all’udienza del 23 febbraio 2011 del consigliere

Dott. Pietro Campanile;

Sentito l’Avv. DE Bellis, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

Sentito l’Avv. Barbantini, munita di delega, per il Comune, che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

Udite le richieste del Procuratore Generale, in persona del Sostituto

Dott. Immacolata Zeno, la quale ha concluso per l’inammissibilità,

o, comunque, per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1 – B.L., U.E., Ur.El., B. P., B.S., P.V., quali comproprietari di un’area sita in (OMISSIS) e oggetto di espropriazione da parte dei quel Comune al fine di realizzare l’ampliamento del cimitero monumentale, non accettavano l’indennità provvisoria, pari a L. 16.004.580, di talchè la competente Commissione provinciale determinava l’indennità definitiva il L. 117.180.000.

1.1 – Avverso tale stima proponeva opposizione il Comune di Rimini, che conveniva i predetti, nonchè gli eredi di B.L., deceduta nelle more, davanti alla Corte di appello di Bologna, chiedendo che fosse determinata la giusta indennità di occupazione.

1.2 – Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte territoriale, rilevato, sulla scorta delle conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio che, al momento dell’esproprio, l’area era inserita in un comparto classificato, in parte, come “zona agricola normale” e nel resto come “zona per cimitero”, non condivideva la tesi del consulente di parte degli opposti, secondo cui, essendo consentita l’edificabilità nelle aziende agricole con estensioni di almeno un ettaro, doveva per ciò solo escludersi la natura agricola del terreno, osservando che le residenze coloniche e i servizi rurali virtualmente realizzabili rimanevano pur sempre nell’ambito dell’indicata destinazione. Pertanto determinava l’indennità in Euro 6.916,39, cui andava aggiunto il valore, ritenuto congruo, di un manufatto in mattoni, destinato al ricovero degli attrezzi. Si affermava infine, sempre in aderenza alle risultanze peritali, che non si era verificato un deprezzamento, a seguito dell’esproprio, dell’area non ablata.

1.3 – Avverso tale decisione propongono ricorso per cassazione C.A., C.E., U.E., Ur.

E., B.P., B.S., P.V., deducendo un unico e complesso motivo, illustrato con memoria.

Resiste con controricorso il Comune di Rimini.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2 – Con il ricorso in esame vengono prospettati diversi profili di censura, come violazione e falsa applicazione della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, della L. n. 865 del 1971, art. 16 e art. 338 TU LL.SS. approvato con R.D. n. 1265 del 1934, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; motivazione illogica, incongrua, insufficiente e contraddittoria in merito a un punto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè “erroneità dei presupposti di fatto e di diritto assunti dalla sentenza”.

2.1 – Il mezzo, per come complessivamente formulato, non rispecchia i criteri dettati dall’art. 366 c.p.c., come interpretati da un consolidato orientamento di questa Corte.

Il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., n. 3 – in particolare – deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell’art. 366 c.p.c., n. 4, non solo con la indicazione delle norme che si assumono violate ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendo alla Corte regolatrice di adempiere il suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione (cfr., Cass., 10 settembre 2010, n. 19282; Cass.,8 marzo 2007, n. 5353).

2.2 – Nel ricorso in esame, all’enunciazione delle norme asseritamente violate, come sopra riportate, segue una mera elencazione di errori attribuiti alla corte territoriale, con particolare riferimento alla qualificazione dell’intera area come agricola, anche riguardo al vincolo cimiteriale (in conformità, per altro, al costante orientamento di questa Corte: Cass., 22 aprile 2010, n. 9631; Cass., 29 novembre 2006, n. 25364; Cass., 23 giugno 2004, n. 11699).

Non risultano, tuttavia, indicate le ragioni in base alle quali i principi affermati nella decisione impugnata implicherebbero erronea applicazione delle norme individuata, così come, quanto al dedotto vizio motivazionale, non vengono specificati i passaggi della motivazione della sentenza scrutinata da considerarsi illogici o contraddittori, in riferimento a punti decisivi della controversia.

Di certo, non può attribuirsi una funzione vicaria degli inderogabili requisiti, testè indicati, alla trascrizione, pressochè integrale, della comparsa conclusionale prodotta dai ricorrenti nel giudizio di merito, la quale, se non altro per evidenti limiti di ordine cronologico, non può contenere, così come non contiene (risolvendosi in buona parte nella riproposizione delle osservazioni del consulente tecnico di fiducia), alcuna critica dell’emananda decisione.

2.3 – Per le esposte ragioni il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna dei ricorrenti alla rifusione delle spese processuali, che si liquidano come in dispositivo, in favore dell’ente controricorrente.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento, in favore del Comune di Rimini, delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 23 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 agosto 2011

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