Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17424 del 20/08/2020

Cassazione civile sez. VI, 20/08/2020, (ud. 05/06/2020, dep. 20/08/2020), n.17424

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31571-2018 proposto da:

COMUNE DI MONTEFORTE D’ALPONE, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA MARINA 1, presso lo

studio dell’avvocato LUCIO FILIPPO LONGO, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato GIAN PAOLO SARDOS ALBERTINI;

– ricorrente –

contro

SBALCHIERO IMPIANTI SRL ORA VIESSE IMPIANTI SRL IN LIQUIDAZIONE, in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 103, presso lo

studio dell’avvocato CARLO SEGNALINI, rappresentata e difesa

dall’avvocato SALVATORE MANTIA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1974/2018 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 10/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CLOTILDE

PARISE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.La Corte di Appello di Venezia, con sentenza n. 1974/2018 depositata il 10-7-2018 e notificata a mezzo pec il 27-7-2018, ha accolto l’appello proposto da Viesse Impianti s.r.l., già Sbalchiero Impianti s.r.l., e, in riforma della sentenza impugnata, ferma la revoca del decreto ingiuntivo opposto, ha condannato il Comune di Monteforte D’Alpone al pagamento in favore dell’appellante della somma di Euro76.622,84, oltre interessi legali dalla domanda al saldo.

Avverso la succitata sentenza, il Comune di Monteforte D’Alpone propone ricorso per cassazione, con due motivi, al quale la Viesse Impianti s.r.l. resiste con controricorso.

2.Con il primo motivo, il Comune ricorrente, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, lamenta la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 2248 del 1865, art. 9, all.E, R.D. n. 2240 del 1923 e art. 1264 c.c., in riferimento alla cessione del credito oggetto di causa e di cui all’atto del 210-2001 con cui Scam s.r.l. aveva ceduto a Sbalchiero Impianti s.r.l., ora Viesse Impianti s.r.l., il credito vantato dalla prima società nei confronti del Comune di Monteforte D’Alpone in forza del contratto d’appalto del 4-10-1999. Deduce il ricorrente che l’accettazione del Comune era stata espressa con delibera del 28-1-2002, ma subordinatamente all’autorizzazione scritta della cedente Scam s.r.l., che sola poteva determinare con esattezza i quantitativi di lavori svolti ed il preciso ammontare. Rileva che si trattava di credito futuro per lavori ancora da eseguire, nonchè da liquidare all’emissione degli stati di avanzamento, e per tale motivo era richiesto il consenso dell’aggiudicataria Scam s.r.l., che non era mai pervenuto.

2.1. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115,116 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, assumendo che la Corte d’appello abbia erroneamente ritenuto dimostrato il credito in base alla lettera 19-12-2001, con la quale Scam s.r.l. riconosceva l’importo che era stato maturato ed era dovuto alla cessionaria, mentre il teste P. aveva dichiarato che a fine lavori risultò un credito del Comune per lavori mai eseguiti e penali.

3.11 primo motivo è inammissibile.

3.1. Il ricorrente, nel denunciare il vizio di violazione di legge, non si confronta con il principale percorso argomentativo di cui alla sentenza impugnata, limitandosi a riproporre il primo motivo di doglianza espresso con l’atto di appello e ritenuto, motivatamente, infondato dalla Corte territoriale.

Premesso che non è in contestazione il fatto, documentato, che il Comune aveva espressamente accettato la cessione con delibera del 28-1-2002 (così pag.n. 9 ricorso), parte ricorrente continua a sostenere che la suddetta delibera di “adesione” del Comune fosse da considerare limitata, quanto al consenso dato, in quanto richiedeva di volta in volta l’autorizzazione della cedente Scam s.r.l., in relazione agli stati di avanzamento lavori, e detta autorizzazione non era mai pervenuta. Tuttavia il ricorrente non censura specificamente la ratio decidendi chiaramente espressa sul punto dalla Corte territoriale, che ha escluso la fondatezza di detta prospettazione, con adeguata motivazione (Cass. S.U. n. 8053/2014), valorizzando, peraltro, documenti di provenienza della stessa Scam, oltre che una deposizione testimoniale. Il ricorrente neppure riporta il tenore della delibera del 2002, idonea a supportare l’interpretazione dell’accettazione asseritamente “subordinata” del Comune, nè indica quali siano i canoni ermeneutici violati (Cass. n. 16181/2017).

4. Anche il secondo motivo è inammissibile.

4.1. Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, sono riservate al giudice del merito l’interpretazione e la valutazione del materiale probatorio, il controllo dell’attendibilità e della concludenza delle prove, la scelta, tra le risultanze probatorie, di quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, nonchè la scelta delle prove ritenute idonee alla formazione del proprio convincimento (Cass.n. 21187/2019).

La doglianza è volta al riesame del materiale probatorio, che esula, com’è noto, dal sindacato di legittimità, dovendo, in particolare, aggiungersi che, secondo la giurisprudenza di questa Corte (Cass. 18892 del 2016 e massime ivi richiamate), la deduzione in sede di ricorso per cassazione della violazione dell’art. 116 c.p.c. -a mente del quale cui il giudice deve valutare le prove secondo prudente apprezzamento, a meno che la legge non disponga altrimenti- è concepibile solo: a) se il giudice di merito valuta una determinata prova ed in genere una risultanza probatoria, per la quale l’ordinamento non prevede uno specifico criterio di valutazione diverso dal suo prudente apprezzamento, pretendendo di attribuirle un altro e diverso valore ovvero il valore che il legislatore attribuisce ad una diversa risultanza probatoria (come, ad esempio, valore di prova legale); b) se il giudice di merito dichiara di valutare secondo prudente apprezzamento una prova o risultanza soggetta ad altra regola, così falsamente applicando e, quindi, violando la norma in discorso.

Nel ricorso nessuna deduzione nel senso precisato è stata svolta, sicchè la doglianza si risolve in inammissibile richiesta di nuova indagine di merito.

5. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314/2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro4.100, di cui Euro100 per spese vive, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 5 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 agosto 2020

 

 

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