Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17420 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. lav., 17/06/2021, (ud. 22/01/2020, dep. 17/06/2021), n.17420

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2772/2016 proposto da:

T.C., domiciliato ope legis presso la Cancelleria della

Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato GIUSEPPE

TRISCHITTA;

– ricorrente –

contro

R.A., R.E., G.S., in qualità di

amministratore di sostegno di R.G., quali eredi di

RI.GI., e M.A., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA RIMINI 14, presso lo studio dell’avvocato NICOLETTA CARUSO,

rappresentati e difesi dall’avvocato GAETANO SORBELLO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1621/2014 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 18/12/2014 R.G.N. 1314/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

22/01/2020 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LEO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte territoriale di Messina, con sentenza depositata il 18.12.2014, respingeva il gravame interposto da T.C., nei confronti di R.E., R.G. e R.A., quali eredi di Ri.Gi., avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede, n. 1107/2010, emessa il 9.4.2010, con la quale era stata rigettata la domanda del T. diretta a conseguire la condanna di Ri.Gi. a corrispondergli la somma complessiva di Euro 106.088,84 a titolo di differenze retributive, 131/44″ mensilità, TFR, indennità sostitutiva delle ferie non fruite e compenso per lavoro straordinario, previo riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti dal 30.10.1986 al 16.6.1996, con mansioni riconducibili al quarto livello del CCNL del settore terziario.

La Corte di Appello, per quanto ancora di interesse in questa sede, riteneva che Ri.Gi. non fosse la persona cui faceva capo la titolarità del rapporto di lavoro di cui si tratta, “non potendosi imputare al medesimo le attività svolte dal lavoratore nelle abitazioni dei vari componenti il nucleo familiare R.: ossia Gi., Ad., E. ed a.” e neppure quelle “svolte per le diverse società del gruppo familiare (ditta E.R., società SPE, società SICAM, società Cares Studio”, anche perchè “il T. era stato assunto da R.E. e non da Ri.Gi.”.

Per la cassazione della pronunzia ricorre T.C. articolando due motivi, cui resistono con controricorso R.E., R.A. e l’avv. Sebastiano Ghirlanda, amministratore di sostegno di R.A., quali eredi di Ri.Gi. e di M.A., suocera di quest’ultimo, anch’essa deceduta in corso di causa, successivamente al medesimo R..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 414 c.p.c., n. 4 e art. 420 c.p.c., “che regolano il sistema delle preclusioni”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, ed in particolare, si lamenta che i giudici di appello avrebbero erroneamente ritenuto che la produzione (consistente in due lettere del 13.6.2000 e del 25.10.2000, e nel verbale di conciliazione del 12.3.2001) allegata dal ricorrente – e comprovante l’interruzione della prescrizione del diritto ad ottenere le differenze retributive richieste – fosse stata depositata irritualmente ed avrebbero, pertanto, disatteso il chiaro principio di diritto fissato, nella materia, dalla giurisprudenza di legittimità con la sentenza n. 8202/2005 delle Sezioni Unite, non considerando che i documenti attestanti l’interruzione della prescrizione erano stati prodotti nel primo momento difensivo successivo a quello in cui l’eccezione di prescrizione era stata sollevata e, dunque, tempestivamente, nel rispetto del sistema delle preclusioni dettato dagli artt. 414 e 420 c.p.c..

2. Con il secondo motivo si denunzia la “violazione e falsa applicazione dell’art. 2094 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5. Insufficiente e contraddittoria motivazione. Legittimazione passiva di parte resistente”, e si deduce che la Corte di merito non avrebbe vagliato e valutato con esattezza le risultanze istruttorie, “nella parte in cui ha ritenuto che la titolarità del rapporto di lavoro svolto dal ricorrente non fosse imputabile in via esclusiva a Ri.Gi., violando l’art. 2094 che fissa i criteri per stabilire a chi sia imputabile il rapporto di lavoro”, commettendo, altresì, in tal modo, un errore di qualificazione del rapporto di cui si tratta, al quale, a parere del ricorrente, si sarebbe dovuto riconoscere, contrariamente alle conclusioni cui è pervenuta la Corte territoriale, il connotato della subordinazione.

1.1. Il primo motivo non è meritevole di accoglimento. Va premessa, innanzitutto la inconferenza del parametro di riferimento di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, privo di alcuna specificazione, anche nel corpo del motivo. E va, altresì, sottolineato, quanto al dedotto errore di sussunzione, che il ricorrente non ha prodotto, nè trascritto, nè indicato tra gli atti allegati al ricorso di legittimità i documenti attraverso i quali poter ritenere delibata la interruzione della prescrizione; e, soprattutto il verbale “in cui l’eccezione di prescrizione è stata sollevata dalle controparti”, nè quello in cui si dà atto della produzione di quei documenti; e ciò, in violazione del principio, più volte ribadito da questa Corte (arg. ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 6), che definisce quale onere della parte ricorrente quello di indicare lo specifico atto precedente cui si riferisce, in modo tale da consentire alla Corte di legittimità di controllare ex actis la veridicità delle proprie asserzioni prima di esaminare il merito della questione (v., tra le altre, Cass. n. 14541/2014). Il ricorso per cassazione deve, infatti, contenere tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito ed a consentire la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza che sia necessario fare rinvio a fonti esterne al ricorso e, quindi, ad elementi o atti concernenti il pregresso grado di giudizio di merito (cfr., tra le molte, Cass. nn. 10551/2016; 23675/2013; 1435/2013). Per la qual cosa, questa Corte non è stata messa in grado di poter apprezzare la veridicità della doglianza svolta, al riguardo, dal ricorrente.

2.2. Neppure il secondo motivo può essere accolto. Al proposito, si osserva che la censura che attiene alla “insufficiente e contraddittoria motivazione” è inammissibile per la formulazione non più consona con le modifiche introdotte dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), convertito, con modificazioni, nella L. n. 134 del 2012, applicabile, ratione temporis, al caso di specie, poichè la sentenza oggetto del giudizio di legittimità è stata depositata, come riferito in narrativa, il 18.12.2014.

Inoltre, la censura che attiene alla violazione dell’art. 2094 c.c., pur riferita al parametro di cui dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in realtà sollecita una nuova lettura del materiale istruttorio, dolendosi di una errata valutazione degli elementi delibatori – relativamente alla legittimazione passiva di Ri.Gi. ed al riconoscimento del vincolo della subordinazione con il medesimo -, attività istituzionalmente riservata ai giudici di merito, non sindacabile in Cassazione se non sotto il profilo della congruità della motivazione del relativo apprezzamento, che, nella fattispecie, appare congrua, condivisibile e scevra da vizi logico-giuridici (cfr., ex plurimis, Cass. nn. 6644/2020; 17611/2018; 13054/2014). Peraltro, il ricorrente non ha specificato i punti ritenuti fondamentali, nella valutazione degli elementi di prova, su cui la decisione impugnata si fonda, al fine di consentire il vaglio di decisività che avrebbe, eventualmente, dovuto condurre la Corte di merito ad una differente pronunzia con l’attribuzione di una diversa valutazione e di un diverso rilievo probatorio agli elementi istruttori, relativamente ai quali si denunzia il vizio.

E, comunque,; giudici di merito hanno condivisibilmente argomentato, esaminate le risultanze istruttorie, in ordine al fatto che Ri.Gi. non fosse la persona cui faceva capo la titolarità del rapporto di lavoro con il T., peraltro assunto da R.E. per svolgere attività presso le abitazioni dei diversi componenti il gruppo familiare e per le diverse società dello stesso gruppo (si vedano, in particolare, le pagg. 4 e 5 della sentenza impugnata), e, pertanto, attraverso un percorso motivazionale del tutto coerente, sono pervenuti ad escludere, nella fattispecie, la sussistenza del vincolo della subordinazione tra il T. e R.G..

3. Per tutto quanto esposto, il ricorso va rigettato.

4. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

5. Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso, sussistono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, secondo quanto specificato in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 22 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA