Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17417 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 17/06/2021, (ud. 15/04/2021, dep. 17/06/2021), n.17417

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32507-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

RG CHEM SRL, in persona del Presidente pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA F. CORRIDONI n. 15, presso lo studio

dell’avvocato GIOVANNI BONACCIO, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIANLUIGI FIORI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2863/17/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 25/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ENZA

LA TORRE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Lombardia, che in controversia su impugnazione da parte di R.G. CHEM srl di avviso di accertamento per IVA anno 2007, per mancato riconoscimento del diritto al recupero dell’imposta – in quanto presuntivamente collegata ad operazioni intracomunitarie soggettivamente inesistenti – ha respinto l’appello dell’Ufficio, confermando la sentenza di primo grado.

La CTR ha rilevato che nella fattispecie si trattava di operazioni interne allo stato italiano e che la società contribuente non risulta avere avuto contatti diretti con le società estere, con conseguente buona fede dell’acquirente; quanto alla legittimità dell’accertamento, ha escluso la ricorrenza dell’ipotesi di “raddoppio dei termini per l’accertamento” in presenza di richiesta di archiviazione del PM accolta dal GIP, e inconferenti le deduzioni sulla autonomia del processo penale rispetto a quello tributario. RG CHEM srl deposita memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Col secondo motivo del ricorso, da esaminarsi prioritariamente per ragioni logiche, si deduce nullità della sentenza per motivazione apparente, ex art. 360 n. 4, c.p.c..

2. Il motivo è infondato.

Va ribadito che una sentenza viene colpita da nullità qualora la motivazione sia del tutto assente, ovvero nel caso in cui la stessa sia “perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, non consentendo alcun controllo sull’esattezza e la logicità del ragionamento decisorio, così da non attingere la soglia del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, senza consentire anche di verificare se abbia effettivamente giudicato “iuxta alligata et probata”, ovvero quando “dietro la parvenza di una giustificazione della decisione assunta, la motivazione addotta dal giudice è tale da non consentire di comprendere le ragioni e quindi le basi della sua genesi e l’iter logico seguito per pervenire da essi al risultato enunciato”, così venendo meno alla finalità di illustrare le premesse che conducano poi al risultato “res decidendi” (cfr. ex multis Cass. (n. 13248 del 30/06/2020, n. 9105 del 07/04/2017, n. 16247 del 20/06/2018). Non ricorono le indicate ipotesi nella fattispecie, avendo la CTR, ancorchè con percorso argomentativo non sempre lineare, esposto le ragioni del proprio convincimento.

3. Col primo motivo si deduce violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 3, del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 20, ex art. 360 c.p.c., n. 3, avendo la CTR erroneamente negato la ricorrenza dei presupposti per il raddoppio dei termini per l’emissione dell’avviso di accertamento.

4. Il motivo è fondato.

In tema di accertamento tributario, il raddoppio dei termini previsto dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43, comma 3, per l’IRPEF e dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57, comma 3, per l’IVA consegue, nell’assetto anteriore alle modifiche di cui al D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128, e alla L. 31 dicembre 2015, n. 208, alla ricorrenza di seri indizi di reato che facciano insorgere l’obbligo di denuncia penale ai sensi dell’art. 331 c.p.p..

La lettera della norma rende chiaro che il raddoppio è legato all’astratta sussistenza di un reato perseguibile d’ufficio, che fa sorgere l’obbligo di denuncia in capo al pubblico ufficiale ai sensi dell’art. 331 citato, e non dipende dal suo accertamento in concreto.

Orbene, ai sensi delle citate disposizioni, nei testi applicabili “ratione temporis” (e, quindi, prima delle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 128 del 2015, e dalla successiva L. n. 208 del 2015, vertendosi nel caso di specie di avviso di accertamento emesso e notificato nell’anno 2007 (cfr., ex multis, Cass. n. 16728 del 2016, Cass. n. 26037 del 2016 e, più recentemente, Cass. n. 33793 del 2019, Cass. 5579/2021) il raddoppio dei termini presuppone unicamente l’obbligo di denuncia penale, ai sensi dell’art. 331 c.p.p., per uno dei reati previsti dal D.Lgs. n. 74 del 2000, tanto da essere del tutto indifferente l’effettiva presentazione della denuncia (cfr. Corte Cost. n. 247 del 2011, Cass. n. 1171 del 2016 e n. 27629 del 2018).

Non rileva nè la configurabilità di una causa di estinzione del reato come la prescrizione, nè l’intervenuta archiviazione della denuncia (come nella fattispecie) “nè l’esercizio dell’azione penale da parte del p.m., ai sensi dell’art. 405 c.p.p., mediante la formulazione dell’imputazione, nè la successiva emanazione di una sentenza di condanna o di assoluzione da parte del giudice penale, anche in considerazione del doppio binario tra giudizio penale e procedimento e processo tributario” (in termini, Cass. n. 9974 del 2015, n. 16728 del 2016 e più recentemente Cass. n. 22337 del 2018 e n. 5228 del 2019, n. 13481 del 02/07/2020, 8675/2021). Ha pertanto errato la CTR a ritenere che fosse esclusa la ricorrenza dell’ipotesi di “raddoppio dei termini per l’accertamento” in presenza di richiesta di archiviazione del PM accolta dal GIP, e inconferenti le deduzioni sulla autonomia del processo penale rispetto a quello tributario.

Va conclusivamente accolto il primo motivo e rigettato il secondo; la sentenza va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla CTR della Lombardia in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo del ricorso e rigetta il secondo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla CTR della Lombardia in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 15 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

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