Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17415 del 20/08/2020

Cassazione civile sez. VI, 20/08/2020, (ud. 14/01/2020, dep. 20/08/2020), n.17415

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso 10232-2018 proposto da:

DEUTSCHE BANK SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ARCIONE 71, presso lo studio

dell’avvocato STEFANO D’ERCOLE, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

D.N.M.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

TRE OROLOGI 10/E, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO LENDVAI,

che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1319/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/02/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ALDO

ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- Nell’ottobre 2005, D.N.M.L. ha convenuto avanti al Tribunale di Roma la s.p.a. Deutsche Bank, chiedendo la dichiarazione di inefficacia, nullità o annullamento di talune operazioni di acquisto di titoli, intervenute nell’ambito di un rapporto di servizi di investimento corrente tra le parti, con connesse domande restitutorie; nonchè, in via subordinata, l’accertamento della responsabilità della convenuta per violazione degli obblighi incombenti sull’intermediario, con conseguente condanna al risarcimento del danno patito.

Con sentenza depositata nel febbraio 2007, il Tribunale romano ha accolto la domanda proposta in linea subordinata dall’attrice.

2.- Successivamente, la Corte d’Appello di Roma ha respinto, con sentenza depositata il 27 febbraio 2017, l’impugnazione proposta al riguardo dalla Banca.

3.1.- In proposito, la Corte territoriale ha prima di tutto respinto l’eccezione di nullità della citazione per difetto di difetto di vocatio in ius (non avendo l’attrice indicato che intendeva incardinare il giudizio secondo lo speciale rito societario). “Non è previsto dal D.Lgs. n. 5 del 2003, art. 2 ” – si è così precisato – “che l’atto introduttivo debba contenere l’indicazione di cui all’art. 7 dell’art. 163 c.p.c.”; “ai sensi dell’art. 156 c.p.c., non può essere pronunciata la nullità per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullità non è comminata dalla legge”.

3.2.- Nel prosieguo, la Corte territoriale ha rilevato che “l’appellante si è costituita, nel giudizio di primo grado, con memoria di costituzione e noto D.Lgs. n. 5 del 2003ex art. 10 comma 1 al solo fine di eccepire la nullità dell’atto di citazione o, in via meramente subordinata, per sentire ordinare la rinnovazione della citazione, onde permettere alla Banca di spiegare le proprie difese, nel rispetto del contraddittorio. In tale contesto, la convenuta non ha proposto contestazioni di merito, per cui le diverse eccezioni formulate con i vari motivi, tranne l’eccezione di nullità della citazione e le richieste istruttorie risultano nuove e vanno dichiarate inammissibili stante il divieto sancito dell’art. 345 c.p.c.”.

Passando inoltre all’esame del merito delle doglianze mosse dall’appellante, la sentenza ha poi confermato la decisione del Tribunale in punto di violazione, da parte della Banca, dell’obbligo di fornire al cliente “una specifica e particolareggiata informazione sulla natura dei titoli, sulle caratteristiche di questi, della rendita prevista e dl profilo di rischio conseguente”: “l’intermediario operatore professionale, stante il grado di diligenza richiesto, avrebbe dovuto procurarsi una effettiva conoscenza del prodotto finanziario negoziato anche a protezione del cliente non operatore del settore”.

Quanto al danno liquidato, la sentenza ha osservato che questo “è rappresentato dalla perdita del capitale investito per l’acquisto dei bond. E’ da ritenersi che, se la cliente avesse avuto conoscenza dell’elevato rischio non avrebbe effettuato l’operazione”.

4.- Avverso questo provvedimento, la s.p.a. Deutsche Bank presenta ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.

Resiste, con controricorso, D.N.M.L.. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5.- Il primo motivo di ricorso è intestato “violazione e/o falsa applicazione degli artt. 163 e 164 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4. Violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 5 del 2003, art. 1, comma 5, art. 2 e art. 13, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4. Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 101 e 153 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4 Sulla nullità dell’atto di citazione introduttivo del primo grado di giudizio”.

Con questo motivo il ricorrente premette che l’atto introduttivo del giudizio di primo grado “non recava alcun richiamo alla disciplina processuale di riferimento (Le.: D.Lgs. n. 5 del 2003); non fissava alcun termine D.Lgs. n. 5 del 2003, ex art. 2, comma 1, lett. c), per la tempestiva comunicazione della comparsa di risposta della Banca convenuta; risultava, altresì, del tutto carente della vocatio in ius ai sensi dell’art. 163 c.p.c., comma 1, n. 7”.

Ciò esposto, il ricorrente censura la decisione della Corte di Appello là dove questa ha “ritenuto la totale rilevanza, in vista della corretta instaurazione del giudizio, della vocatio in ius, contenuto essenziale dell’atto di citazione ai sensi del chiaro disposto degli artt. 163 e 164 c.p.c., benchè nell’atto introduttivo del primo grado del giudizio, la sig.ra D.N.M. abbia omesso qualsivoglia riferimento alla disciplina speciale di cui al D.Lgs. n. 5 del 2003”.

“E’ l’attore che sceglie il rito”, si argomenta; l’enunciazione della vocatio in ius è “imprescindibile ai fini della corretta instaurazione del contraddittorio processuale”: “ne discende la manifesta nullità (se non addirittura l’inesistenza) dell’atto introduttivo del primo grado del giudizio”. “La circostanza che la legge assoggetti determinate materie a riti processuali alternativi non esclude affatto la possibilità, per l’attore, di incardinare (sia pur erroneamente) il giudizio con modalità procedimentali difformi da quelle normativamente imposte”.

6.- Il motivo non merita di essere accolto.

In proposito va rilevato, prima di tutto, che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, l’avvenuta costituzione del convenuto per sè comporta sanatoria con effetto ex tunc, ai sensi dell’art. 164 c.p.c., dei vizi eventualmente afferenti alla vocatio in ius (Cass., 9 agosto 2007, n. 17474; Cass., 26 settembre 2019, n. 23979).

Con specifico riferimento alla mancata indicazione del rito societario, su cui il ricorrente sembra volere indirizzare principalmente le proprie censure, è da osservare, più nello specifico, che non risultava la necessità di una esplicita opzione per l’applicazione del detto rito speciale, attesa nel caso concreto la mancanza di alternative oggettivamente perseguibili.

Non risulta corretto, d’altro canto, equiparare al riguardo l’ipotesi di mancata indicazione espressa a quello di espressa indicazione erronea del rito da parte dell’attore, secondo quanto per contro prospetta il ricorrente. Posta la detta mancanza di alternative concretamente perseguibili, la mancanza di una espressa indicazione del rito non determina alcun errore, nè produce incertezza in capo al destinatario della medesima.

7.- Il secondo e il terzo motivo di ricorso risultano suscettibili di un esame unitario, in ragione della prospettiva in cui questi debbono essere inquadrati.

Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia, in particolare, “violazione o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., art. 2697 c.c., art. 21 TUF, comma 1, lett. a) e b), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3. e 5. violazione o falsa applicazione degli artt. 28 e 29 Reg. Consob n. 11522/1998 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5. Insussistenza del ritenuto inadempimento della banca per violazione degli obblighi informativi gravanti sugli intermediari finanziari. Adeguatezza degli investimenti al profilo di rischio del cliente”.

Con il terzo motivo, si assume “violazione per erronea e falsa applicazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, con riferimento al difetto di prova del nesso causale tra inadempimento e danno-conseguenza – violazione o falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 1218,1223,1224 e 1225 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con riferimento al risarcimento del danno derivante dalla pretesa responsabilità contrattuale dell’odierna ricorrente”.

8.- Il secondo e il terzo motivo di ricorso sono inammissibili.

Gli stessi non si confrontano, infatti, con una delle rationes decidendi che la Corte romana ha posto a base della propria decisione.

Come si è già sopra segnalato (n. 3.2., primo capoverso), il giudice dell’appello ha rilevato che la Banca, nel costituirsi in primo grado, aveva – nella memoria D.Lgs. n. 5 del 2003, ex art. 10 – circoscritto le proprie difese all’eccezione di nullità dell’atto di citazione o in via subordinata alla rinnovazione della citazione, ovvero alla concessione di un nuovo termine ex art. 2 decreto cit., senza proporre, in tale sede, eccezioni di merito; e ha ritenuto, per questa ragione inammissibili, ai sensi dell’art. 345 c.p.c., i relativi motivi di appello.

Non può essere dubbio, in proposito, che si tratti di ratio autonoma e di per sè stessa assorbente. Come pure che i detti motivi di ricorso si occupino unicamente del merito delle eccezioni dal giudice dell’appello dichiarate inammissibili.

9.- In conclusione, il ricorso dev’essere respinto.

Le spese seguono la regola della soccombenza e si liquidano in dispositivo.

PQM

La Corte respinge il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida nella somma di Euro 4.100.00 (di cui Euro 100,00 per esborsi), oltre a spese forfettarie nella misura del 15% e accessori di legge.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, ove dovuto, secondo quanto stabilito dalla norma dell’art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione civile – 1, il 14 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 agosto 2020

 

 

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