Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17407 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 17/06/2021, (ud. 16/03/2021, dep. 17/06/2021), n.17407

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29044/2016 proposto da:

SACCARTA S.P.A., (C.F.: (OMISSIS)), con sede in (OMISSIS), alla Via

(OMISSIS), in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione e legale rappresentante pro tempore Dott.

C.R. (C.F.: (OMISSIS)), rappresentata e difesa, anche in via

disgiuntiva tra loro, dall’Avv. Prof. Enrico De Mita (C.F.:

DMTNRC32E06F988M) e dall’Avv. Prof. Maurizio Logozzo (C.F.:

LGZMRZ58L27H456C), entrambi del Foro di Milano, nonchè dall’Avv.

Prof. Livia Salvini (C.F.: SLV LV1 57U67 U501M) del foro di Roma, ed

elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultima in Roma,

al Viale Mazzini n. 11, come da procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Direttore

pro tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale

dello Stato, (C.F.: (OMISSIS)), presso i cui uffici è domiciliata

in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

– avverso la sentenza n. 4729/24/2016 emessa dalla CTR Lombardia in

data 16/09/2016 e non notificata;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere Dott. Andrea

Penta.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

La Corte di Cassazione, con sentenza del 22 ottobre 2014 pronunciata su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, cassava, con rinvio, la sentenza pronunciata dalla C.T.R. di Milano del 5.11.2008, con la quale era stato respinto l’appello principale ed accolto l’appello incidentale proposto dalla SACCARTA S.p.A.

Il giudice d’appello, in particolare, aveva ritenuto che la contribuente avesse dimostrato l’esistenza e l’inerenza sia dei costi – asseritamente non documentati (per spese di alloggio e ristorazione per circa trecento Euro) che di quelli qualificati dall’ufficio come “spese di rappresentanza” (pranzi del personale, degli amministratori e degli agenti e procacciatori d’affari, per circa novemila Euro); che le spese di manutenzione, per circa ottantottomila Euro, erano state correttamente tenute distinte da quelle afferenti la costruzione di un nuovo capannone; che, infine, le spese per costo del personale (circa quattrocentoquarantacinquemila Euro) erano compatibili con il duplice ruolo dei dirigenti e consiglieri del Consiglio di Amministrazione (oltre che soci) della società, a fronte di concreti indici sintomatici della subordinazione, come la continuità nello svolgimento delle mansioni, la retribuzione periodica, la diversità dei ruoli operativi, l’alienità del risultato ed anche il riconoscimento, a determinate condizioni, della natura di lavoro dipendente in casi analoghi da parte dell’Inps, appositamente interpellato.

La SACCARTA S.p.A. presentava, in data 29.07.2015, ricorso in riassunzione, chiedendo il rigetto dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate in riferimento al soli punti della sentenza di primo grado ancora controversi e corrispondenti alle riprese IRPEG e IRAP.

L’Agenzia delle Entrate si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso.

Con sentenza del 16.9.2016, la CTR Lombardia accoglieva l’appello limitatamente alla deduzione dei costi per i lavori di edilizia e, per l’effetto, annullava sotto tale profilo l’avviso di accertamento impugnato. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la Saccarta s.p.a., sulla base di un unico motivo.

L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.

Con nota del 3.6.2019 la ricorrente ha dedotto di aver presentato istanza di definizione della lite pendente, versando quanto dovuto ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, e, per l’effetto, ha chiesto che venisse disposta la sospensione del giudizio.

Con nota del 9.9.2020 l’Agenzia delle Entrate, nel dare atto che la vertenza era stata definita, ha chiesto dichiararsi l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, con compensazione delle spese ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 46, comma 3.

Con nota del 19.10.2020 (reiterata con altra del 18.2.2021 dello stesso tenore) la ricorrente, producendo copia della domanda di definizione agevolata della controversia, munita della ricevuta di acquisizione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate, nonchè della relativa quietanza di pagamento da quest’ultima rilasciata, si è associata alla richiesta della controparte, evidenziando altresì che la stessa non aveva notificato alcun diniego alla definizione agevolata entro il termine del 31 luglio 2020.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con l’unico motivo la ricorrente deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in relazione al motivo di ricorso concernente la deduzione dei costi del personale per violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 75, per il complessivo importo di Euro 445.829,35, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

2. La contribuente ha chiesto fissarsi udienza di trattazione del ricorso onde sentir dichiarare la intervenuta cessazione della materia del contendere, evidenziando di aver versato l’intero importo dovuto per la definizione della lite.

Le disposizioni rilevanti ai nostri fini sono il D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, commi 10, 12 e 13, le quali, rispettivamente, stabiliscono che:

“Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni del presente articolo. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 giugno 2019. Se entro tale data il contribuente deposita presso l’organo giurisdizionale innanzi al quale pende la controversia copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2020”. (comma 10).

“L’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2020 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. (…)”. (comma 12).

“In mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2020 dalla parte interessata, il processo è dichiarato estinto, con decreto del Presidente. (..) Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate”. (comma 13).

3. Ricorrono, pertanto, le condizioni per dichiarare l’estinzione del giudizio a seguito della definizione della lite.

Per giurisprudenza di questa Corte il pagamento a seguito di definizione agevolata comprende le spese processuali, atteso che, per espressa previsione di legge, “Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate” (D.L. 119 del 2018, art. 6, comma 13; conf. art. 46, comma 3, proc. trib.).

PQM

La Corte:

– Dichiara estinta la causa per intervenuta cessazione della materia del contendere, con spese a carico della ricorrente.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della V Sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, tenutasi con modalità da remoto, il 16 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

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