Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17403 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 17/06/2021, (ud. 04/03/2021, dep. 17/06/2021), n.17403

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2937-2017 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA AURELIANA, 53,

presso lo studio dell’avvocato CARLO BRUNI, rappresentato e difeso

dall’avvocato LUCA STADERINI;

– ricorrente –

contro

AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI MONTERIGGIONI COMUNE DI MONTERIGGIONI,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NOMENTANA 76, presso lo

studio dell’avvocato MARCO SELVAGGI, rappresentata e difesa

dall’avvocato ALBERTO BIANCHI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2048/2016 della COMM. TRIB. REG. TOSCANA,

depositata il 23/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/03/2021 dal Consigliere Dott. MILENA BALSAMO.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. Con distinti avvisi di accertamento ICI relativi a distinte annualità (anni 2006-2010), il Comune di Monteriggioni rideterminava l’ICI – tenendo conto del valore dell’area fabbricabile su cui insisteva l’immobile oggetto di ristrutturazione – dovuta dai proprietari V.S. e C.G. ed applicava altresì le sanzioni per infedele dichiarazione, avendo i contribuenti omesso di dichiarare la data di inizio e conclusione delle opere di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 6.

I contribuenti impugnavano gli avvisi di accertamento, rilevando, in via preliminare, che questi non contenevano una chiara indicazione dei criteri del ricalcolo dell’imposta e contestando la debenza delle sanzioni, in quanto il Comune, avendo rilasciato il permesso a costruire, aveva avuto comunque conoscenza delle date di inizio e conclusione delle opere edili.

La CTP di Siena, riuniti i ricorsi, li accoglieva.

Proposto appello dall’amministrazione comunale, la CTR della Toscana, nel riformare la decisione di primo grado, con la sentenza n. 2048/2016 accoglieva il gravame.

4. Avverso tale sentenza i contribuenti sopra indicati propongono ricorso per cassazione affidato a tre motivi, illustrati nelle memorie difensive.

Il Comune di Monteriggioni ha depositato controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

2. In via preliminare, appare opportuno evidenziare che, solo con le memorie difensive, la parte contribuente ha attinto la sentenza di seconde cure nella parte in cui ha omesso di divisare l’eccezione di tardiva integrazione della motivazione degli atti impositivi, implementata dall’amministrazione comunale nel primo giudizio, attraverso la produzione di tre contratti di compravendita afferenti beni immobili dalle caratteristiche similari a quello oggetto dell’accertamento. Con le medesime memorie, i contribuenti hanno altresì contestato i costi unitari individuati sulla scorta di detti contratti.

Ebbene, con alcuno dei motivi proposti con il ricorso per cassazione, parte contribuente ha lamentato l’omessa disamina dell’eccezione da parte della CTR della Toscana, attingendo la sentenza impugnata solo per motivazione apparente e violazione della motivazione degli avvisi sotto il profilo dell’omessa allegazione delle delibere. Mentre con la prima censura, senza attingere la decisione di secondo grado, ha criticato il tentativo del Comune di colmare il deficit motivazionale con l’integrazione documentale nell’ambito del giudizio di merito.

E’ evidente che la tardiva censura – perchè formulata solo con le memorie difensive – in merito all’omesso esame di eccezioni sollevate nel giudizio di appello, la quale, peraltro, avrebbe comunque richiesto, per il principio di specificità, quanto meno la trascrizione dei motivi dell’appello incidentale, implica la sua inammissibilità.

3. Con il primo motivo si lamenta la falsa applicazione del D.Lgs. n. 505 del 1992, art. 11 e della L. n. 212 del 2000, art. 7, nonchè della L. n. 241 del 1990, art. 21-septies, sia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere il decidente accolto il gravame con motivazione apparente che in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio. Rimarcano i ricorrenti che i giudici regionali hanno ritenuto la legittimità della motivazione degli avvisi, gravando loro dell’onere di procurarsi i valori ICI delle aree confinanti con caratteristiche assimilabili e confrontarli con quelli applicati dall’ente comunale, al fine di dimostrare l’incongruità dei valori individuati negli atti opposti. Deducono, altresì, i contribuenti che la CTR della Toscana si è limitata ad affermare che “viste la volumetria oggetto del recupero edilizio, il contesto paesaggistico ove si trova il fabbricato, i prezzi medi riscontrati sul mercato immobiliare, si è ritenuto di poter valutare il prezzo di Euro 300.00 al mc.”, invertendo poi l’onere probatorio a loro carico.

Sostengono che il comune ha tentato di colmare il deficit motivazionale degli avvisi integrando la motivazione nel corso del primo giudizio attraverso la produzione di atti di compravendita di terreni edificabili dai quali desumere gli elementi conoscitivi per determinare il valore unitario dell’area.

4. La seconda censura deduce la falsa applicazione del D.Lgs. n. 505 del 1992, art. 11 e della L. n. 212 del 2000, art. 7, nonchè della L. n. 241 del 1990, art. 21-septies, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; per avere il decidente affermato che l’amministrazione comunale non aveva l’onere di allegare agli avvisi le delibere relative alle aliquote e alle detrazioni, in quanto consultabili online.

Insistendo sulla omessa indicazione delle aliquote applicate anno per anno, le quali che sarebbero state contemplate nelle delibere che i contribuenti contestano fossero allegate agli avvisi, sebbene in esse indicate come accluse.

4. Con l’ultimo mezzo si lamenta la falsa applicazione del D.Lgs. n. 505 del 1992, art. 11 e della L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 4, ex art. 360 c.p.c., n. 3, avendo i giudici regionali confermato l’applicazione delle sanzioni per l’omessa dichiarazione ICI, in relazione alle mutate condizioni dell’area, benchè avesse approvato il progetto ed avesse avuto comunicazione sia dell’epoca di inizio dei lavori ((OMISSIS)) che quella di fine lavori ((OMISSIS)), come riconosciuto dallo stesso ente comunale.

5. La prima censura è priva di pregio.

6. Occorre premettere che, dopo la modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv. in L. n. 134 del 2012, applicabile alla sentenza impugnata in quanto pubblicata successivamente alla data 11.9.2012 di entrata in vigore della norma modificativa -, non trova più accesso al sindacato di legittimità della Corte il vizio di mera insufficienza od incompletezza logica dell’impianto motivazionale per inesatta valutazione delle risultanze probatorie, qualora dalla sentenza sia evincibile una “regula juris” che non risulti totalmente avulsa dalla relazione logica tra “premessa in fatto) – conseguenza (in diritto)” che deve giustificare il “decisum”.

La nuova formulazione del vizio di legittimità, introdotta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134 (recante “Misure urgenti per la crescita del Paese”), che ha sostituito l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (con riferimento alle impugnazioni proposte avverso le sentenze pubblicate successivamente alla data dell’11 settembre 2012), ha infatti limitato la impugnazione delle sentenze in grado di appello o in unico grado per vizio di motivazione alla sola ipotesi di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, con la conseguenza che, al di fuori dell’indicata omissione, il controllo del vizio di legittimità rimane circoscritto alla sola verifica della esistenza del requisito motivazionale nel suo contenuto “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, ed individuato “in negativo” dalla consolidata giurisprudenza della Corte – formatasi in materia di ricorso straordinario – in relazione alle note ipotesi (mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale; motivazione apparente; manifesta ed irriducibile contraddittorietà; motivazione perplessa od incomprensibile) che si convertono nella violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), e che determinano la nullità della sentenza per carenza assoluta del prescritto requisito di validità(cfr. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014; id. Sez. U, Sentenza n. 19881 del 22/09/2014; id. Sez. 3, Sentenza n. 11892 del 10/06/2016; n. 23940/2017; n. 22598/2018). Consegue che, se per un verso deve ritenersi oramai esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione, è pur vero che, per altro verso, il provvedimento il cui apparato argomentativo si colloca al di sotto della predetta soglia “minima costituzionale” è censurabile per omessa osservanza dell’obbligo di motivazione affermato dall’art. 111 Cost., comma 6, e dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, concretando tale omissione una nullità processuale deducibile in sede di legittimità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (v. Sez. 3, Sentenza n. 7402 del 23/03/2017, Rv. 643692). Nel caso in esame la motivazione risulta idonea ad assolvere alla funzione specifica di esplicitare le ragioni della decisione avendo esposto le ragioni di fatto e di diritto in virtù delle quali ha ritenuto la congruità della motivazione e dei valori attribuiti all’area, indicando anche i parametri adottati dal Comune per la quantificazione economica dell’area.

7. Parimenti destituita di fondamento è la seconda censura.

Deve ritenersi che la stima dei valori quanto alla determinazione della base imponibile per le aree di cui al D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, commi 5 e 6, sia assolutamente equiparabile alle delibere comunali in materia, che quali atti amministrativi a contenuto generale, non sono soggette all’obbligo di allegazione ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 7, al fine di assicurare il soddisfacimento del requisito motivazionale dell’atto (tra le molte, quanto alle delibere comunali, cfr., più di recente, Cass. 2012, n. 9601 del 2012; Cass. n. 13105 del 2012; Cass. n. 1295, Cass. n. 1296, Cass. n. 1297 e Cass. n. 1298 del 26 gennaio 2015; Cass. n. 14676 del 2016; Cass. n. 22254 del 2016).

8. Anche l’ultimo motivo non merita accoglimento.

Secondo la previsione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 6, “In caso di utilizzazione edificatoria dell’area, di demolizione di fabbricato, di interventi di recupero a norma della L. 5 agosto 1978, n. 457, art. 31, comma 1, lett. c), d) ed e), la base imponibile è costituita dal valore dell’area, la quale è considerata fabbricabile anche in deroga a quanto stabilito nell’art. 2, senza computare il valore del fabbricato in corso d’opera, fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione, ricostruzione o ristrutturazione ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito, ricostruito o ristrutturato è comunque utilizzato” nel senso che aree, come quelle in questione, “occupate da costruzioni escluse da ICI vengano assoggettate all’imposta stessa a seguito dell’abbattimento”.

La deroga prevista dal citato art. 5, comma 6, prevede che ancorchè in un’area, in cui è in corso un’opera di edificazione, sia effettuata un’opera di demolizione di fabbricati o di interventi di recupero edilizio, la base imponibile è comunque costituita dal solo valore dell’area ove vengono svolti gli interventi edilizi anche se vi insistono i fabbricati oggetto di edificazione o riedificazione. In particolare, laddove l’art. 5, comma 6, fa riferimento alla “demolizione di fabbricato”, prende in considerazione gli interventi di ristrutturazione c.d. pesante, ovvero quelli che, come nel caso di specie, prevedono la demolizione e ricostruzione del fabbricato con aumento delle volumetrie preesistenti. Ebbene, anche per tale fattispecie il legislatore tributario ha previsto che qualora un fabbricato già esistente venga sottoposto a lavori di demolizione e successiva ricostruzione, tale fabbricato – in deroga al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 2, comma 10, lett. a), – debba essere valutato &la stregua di “area fabbricabile” e, quindi, la base imponibile debba essere costituita, durante il periodo dei lavori (sia di demolizione, sia di successiva ricostruzione), dal solo valore dell’area senza tener conto del valore del fabbricato in corso di demolizione ed in corso di ricostruzione.

In particolare, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, commi 2 e 6, il valore da assumere in relazione ad un fabbricato per il quale sia stato comunicato l’inizio dei lavori di demolizione, resta quello risultante dalla rendita catastale rivalutata secondo i moltiplicatori previsti dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52, comma 5, primo periodo, sino a quando la preannunciata demolizione restituisca autonomia all’area fabbricabile stessa; a condizione, allora, che sia stata presentata dal contribuente specifica istanza al riguardo all’Agenzia del territorio, all’inizio o nel corso della demolizione e fino all’ultimazione del nuovo edificio.

Quanto al fabbricato per cui è causa, va precisato che la data di inizio dei lavori di demolizione della predetta unità immobiliare sarebbe stata comunicata al Comune in data 30.08.2005, al quale non veniva, tuttavia, trasmessa la dichiarazione di demolizione dell’edificio.

Se in considerazione del principio di collaborazione e buona fede che deve improntare i rapporti tra ente impositore e contribuente, a quest’ultimo non può essere chiesta la prova di fatti già documentalmente noti al Comune (Cass. sez. 5, 10/6/2015, n. 12015; Cass. n. 1382272018; Cass. n. 28541/2019, in motiv., per le ipotesi di inagibilità dell’edificio), nel caso di specie, dal mero rilascio della concessione edilizia e dalla dichiarazione di inizio lavori non si sarebbe potuto evincere l’epoca della completa demolizione del fabbricato nè la comunicazione poteva costituire prova della conoscenza dello stato dell’immobile e dell’area (Cass. n. 7982/2019, in motiv. Cass. n. 28541/2019, in motiv.).

In conclusione il ricorso va respinto, con aggravio di spese.

PQM

rigetta il ricorso;

– condanna i contribuenti alla refusione delle spese sostenute dal comune che liquida in Euro 2.200,00, oltre rimborso forfettario ed accessori.

– Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della parte ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovute.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale della quinta sezione civile della Corte di cassazione, tenuta da remoto, il 4 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

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