Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1739 del 27/01/2021

Cassazione civile sez. II, 27/01/2021, (ud. 13/07/2020, dep. 27/01/2021), n.1739

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23733/2019 proposto da:

K.A., rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO

BONATESTA, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza n. 301/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 25/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/07/2020 dal Consigliere Dott. ANTONIMO ORICCHIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

è stata impugnata da K.A., cittadino (OMISSIS), la sentenza n. 301/2019 della Corte di Appello di Bologna.

Il ricorso è fondato su quattro motivi e non è resistito con controricorso.

Per una migliore comprensione della fattispecie in giudizio va riepilogato, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

L’odierna parte ricorrente formulava istanza, di cui in atti, alla competente Commissione territoriale per il riconoscimento dello stato di rifugiato o delle diverse forme di protezione internazionale.

La Commissione rigettava l’istanza.

L’odierno ricorrente impugnava, quindi, detto rigetto con ricorso innanzi al Tribunale di Bologna.

Quest’ultimo respingeva il ricorso.

Avverso la decisione del Tribunale di prima istanza l’odierno ricorrente interponeva appello a sua volta rigettato con la decisione oggetto del ricorso in esame.

Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., con ordinanza in Camera di consiglio non ricorrendo l’ipotesi di particolare rilevanza delle questioni in ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Parte ricorrente si duole, genericamente, di una pretesa “mancata discovery” della situazione del richiedente protezione da parte della Corte di appello.

Quest’ultima, secondo la svolta censura qui in esame, avrebbe affidato la motivazione della sentenza oggi impugnata col ricorso alla sola precedente valutazione già svolta dal Tribunale.

Orbene, a prescindere dal fatto che ben può un Giudice di Appello rifarsi alla condivisa motivazione data – in fatto – dal Giudice di prime cure, deve osservarsi specificamente quanto segue.

La Corte, come si evincerà anche in seguito (v.: sub 3) non ha omesso la valutazione di una (eventuale) carcerazione in Gambia del richiedente.

Anzi sono state tenute ben presenti gli ultimi sviluppi (con liberazione dei detenuti politici) della situazione politica del Gambia per effetto della cessazione della dittatura prima esistente in quel Paese.

Il motivo è, quindi, infondato e va respinto.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 2 e art. 14, lett. b), in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Col motivo si lamenta la pretesa circostanza che vi sarebbe stata una “diversa decisione se Corte non avesse omesso l’esame della domanda subordinata di protezione sussidiaria (per detenzione eventuale)”.

Il motivo, a ben vedere, è del tutto ipotetico e connesso e subordinato alla eventuale fondatezza del primo motivo.

L’infondatezza di tale primo motivo non può che comportare, per conseguenza, il rigetto anche del presente secondo motivo del ricorso.

3.- Con il terzo motivo del ricorso si prospetta il vizio di violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 2 e art. 14, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Si sostiene che l’eventuale rimpatrio nello stato di provenienza costituirebbe violazione dell’art. 3 CEDU (inerente il divieto di tortura).

Il motivo è infondato.

La Corte, attraverso proprio accertamento, doverosamente e correttamente svolto, ha accertato che nel paese di origine del richiedente protezione, “in seguito al venir meno della dittatura del presidente J., la situazione si sta evolvendo in senso positivo” con il rilascio dei detenute politici dalle carceri gambiane e che è esclusa una violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato interno.

Deve, pertanto, respingersi il motivo qui esaminato.

4.- Con il quarto motivo di denuncia la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

Con il motivo si svolge, in pratica, censura in relazione alla disattesa domanda di protezione sotto il profilo della particolare vulnerabilità del soggetto richiedente.

La censura svolta è infondata in quanto il richiedente, lungi dall’essere bisognoso di protezione alcuna, è stato motivatamente valutato dalla Corte territoriale come soggetto non solo inattendibile, ma anche “inottemperante al dovere di piena e leale collaborazione con l’autorità amministrativa e giudiziaria”.

Il motivo, quindi, va respinto.

5.- Il ricorso deve, dunque, essere rigettato.

6.- Nulla va statuito quanto alle spese del giudizio, attesa la mancata resistenza della parte intimata.

7.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis, se dovuto, non risultando il ricorrente ammesso in via definitiva al beneficio del gratuito patrocinio a spese dello Stato.

PQM

La Corte;

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 13 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2021

 

 

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