Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1738 del 24/01/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 1738 Anno 2018
Presidente: CANZIO GIOVANNI
Relatore: DAVIGO PIERCAMILLO

ORDINANZA

sul ricorso 2842/2012 proposto da:
7frAGALILEO INDUSTRIE OTTICHE S.r.l. in liquidazione (già IOR S.p.A.), in persona del liquidatore
Carlo Maria Colombo, difesa dall’Avv. Prof. Gaspare Falsitta, dall’Avv. Silvia Pansieri e dell’Avv.
Rita Gradara, presso la quale è domiciliata in Roma, largo Somalia n. 67;
– ricorrente contro
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE in persona del Ministro pro tempore presso
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;
– resistente e
AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;
– resistente –

Data pubblicazione: 24/01/2018

a vverso la sentenza ri. 923/5/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA CENTRALE di VENEZIA
del 13/05/2011, depositata il 13/06/2011, non notificata;
udita la relazione della causa svolta dal Relatore Piercamillo Davigo;
letta la requisitoria del Procuratore Generale della Repubblica in persona del Sostituto, che ha
concluso chiedendo l’annullamento della decisione impugnata;
letta la memoria della parte ricorrente con la quale insiste per l’annullamento della decisione
impugnata.

1. GALILEO INDUSTRIE OTTICHE S.r.l. in liquidazione (già IOR S.p.A.) propone ricorso per
cassazione, affidato ad un unico motivo, avverso la sentenza della Commissione tributaria
centrale del Veneto, del 13/05/2011, depositata il 13/06/2011, non notificata, con la quale
essa aveva riformato la pronunzia della Commissione tributaria di secondo grado di Venezia, la
quale aveva confermato quella di I grado che aveva accolto i ricorsi di GALILEO INDUSTRIE
OTTICHE contro il silenzio rifiuto formatosi sulle istanze di rimborso dell’imposta di registro
versata per due riduzioni di capitale sociale nei bilanci 1983 e 1984, ordinando il rimborso delle
somme versate. Chiedeva l’annullamento della sentenza impugnata con le conseguenti
statuizioni in materia di spese di giudizio.
La Commissione Tributaria Centrale accoglieva il ricorso dell’Agenzia delle Entrate sull’assunto
che la presentazione dell’istanza di rimborso coincide con la consegna all’Ufficio finanziario e
non con la spedizione.
2. Il Procuratore generale della Repubblica con requisitoria scritta chiedeva lì annullamento
della decisione impugnata, richiamando giurisprudenza consolidata secondo la quale per
valutare la tempestività della presentazione di un atto alla pubblica Amministrazione si deve
aver riguardo alla data di consegna dello stesso al servizio postale.
3. Parte ricorrente con successiva memoria ribadiva la fondatezza del ricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. La ricorrente svolge un unico motivo di ricorso con il quale lamenta la violazione dell’art. 79
D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 in relazione all’art. 360 n. 5 cod. proc. civ. poiché in caso di
utilizzo del servizio postale il momento della presentazione dell’istanza di rimborso coincide con
quello della spedizione e non quello della ricezione.
2. Il motivo di ricorso è fondato.
Questa Corte ha chiarito che, in tema di tassa di concessione governativa per l’iscrizione nel
registro delle imprese, nel caso in cui una società si avvalga del servizio postale per chiedere il
rimborso delle somme a quel titolo indebitamente versate, l’istanza deve considerarsi
tempestiva quando venga presentata all’ufficio postale per la spedizione entro il termine
triennale di decadenza previsto dall’art. 13 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641, senza che rilevi
la circostanza che la stessa sia pervenuta all’amministrazione destinataria dopo la scadenza del
termine anzidetto: qualora però la richiesta, ancorché spedita nel termine, non giunga
effettivamente a destinazione, non si verifica l’effetto di interruzione del termine di decadenza.
(Sez. 5, Sentenza n. 17625 del 01/09/2004 Rv. 576606 – 01).

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

3. La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata senza rinvio.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in C 3.510,00 oltre accessori di legge.
P.Q.M.
LA CORTE
Cassa senza rinvio la sentenza impugnata e decidendo nel merito conferma la sentenza di
primo grado. Condanna l’Agenzia delle Entrate alla rifusione delle spese sostenute dalla parte
ricorrente liquidate in C 3.510,00 oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile, il giorno 12
dicembre 2017.

Tale principio è stato ribadito in tema di sgravi contributivi a richiesta, • per verificare
l’osservanza dell’eventuale termine di decadenza (nella specie, termine fissato dall’art. 3
quater del d.l. n. 300 del 2006, conv. in legge n. 17 del 2007, per l’istanza di sgravio dei
soggetti danneggiati dall’alluvione del Piemonte nel 1994), vale il principio secondo il quale,
nell’ambito dei rapporti con la P. A., l’istanza è tempestiva qualora venga presentata all’ufficio
postale per la spedizione entro il termine, non rilevando che essa sia pervenuta all’ente dopo la
scadenza del termine medesimo. (Sez. 6 – L, Ordinanza n. 10768 del 27/06/2012 Rv. 622965 01).
Il principio deve essere ritenuto di carattere generale, anche alla luce della sentenza della
Corte costituzionale n. 477/2002 ed è stato ribadito con sentenza di questa Corte 30 aprile
2015, n. 8761 e con ordinanza 27 giugno 2012, n. 10768.
Da ultimo le SS.UU. di questa Corte, con sentenza n. 26857 del 14/11/2017 (Rv. 645917 – 02)
hanno riaffdermato lo stesso principio in tema di reclamo avverso la proclamazione degli eletti
al Consiglio dell’ordine degli avvocati.
La Commissione Tributaria Centrale di Venezia ha invece ritenuto che la tempestività della
istanza dovesse essere valutata non dalla data di spedizione ma da quella di arrivo.

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