Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17375 del 23/07/2010

Cassazione civile sez. lav., 23/07/2010, (ud. 17/06/2010, dep. 23/07/2010), n.17375

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30295/2006 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso

lo studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la rappresenta e difende,

giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CAVOUR

221, presso lo studio dell’avvocato FABBRINI FABIO, che la

rappresenta e difende, giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4119/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/07/2006 R.G.N. 4742/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/06/2010 dal Consigliere Dott. MELIADO’ Giuseppe;

udito l’Avvocato MICELI MARIO per delega FIORILLO LUIGI;

Udito l’Avvocato FABBRINI FABIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FEDELI Massimo che ha concluso per la dichiarazione di

inammissibilità del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza non definitiva in data 16.5/10.7.2006 la Corte di appello di Roma, pronunciando sull’impugnazione proposta da C.A. avverso la sentenza resa dal Tribunale di Roma l’1.6.2004, che aveva rigettato la domanda dalla stessa proposta nei confronti delle Poste Italiane per far accertare l’esistenza fra le parti di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, dichiarava, in via di interpretazione pregiudiziale, ai sensi dell’art. 420 bis c.p.c., che “il combinato delle clausole contrattuali applicate al rapporto fra le parti ed oggetto del contraddittorio di appello, deve essere inteso…nel senso che l’autonomia delle parti collettive regola i tipi di contratto a termine da essa negoziati sicchè determina la necessità che il contratto individuale a termine sia giustificato dalle specifiche e concrete esigenze che ne determinano la stipulazione in coerenza con le tipologie collettive. Il testo dei contratti applicati determina altresì la limitazione della stipulazione dei contratti a TD per ristrutturazione e riorganizzazione aziendale al 30/5/1998. Infine il testo dei CCNL impone che il contratto individuale a TD sia giustificato con il nominativo dei lavoratori sostituiti, il tempo di loro assenza, l’unità produttiva di sostituzione”. Per la cassazione della sentenza propongono ricorso le Poste Italiane con quattro motivi.

Resiste con controricorso C.A..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo ed il secondo motivo la società ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione (art. 360 c.p.c., n. 3) della L. n. 230 del 1962, della L. n. 56 del 1987, art. 23, dei criteri di ermeneutica contrattuale in relazione agli accordi collettivi intercorsi, nonchè vizio di motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5), deduce che il potere normativamente attribuito alla contrattazione collettiva di individuare nuove ipotesi di assunzione a termine, in aggiunta a quelle già stabilite dall’ordinamento, poteva essere esercitato senza limiti di tempo, non prevedendosi alcun limite temporale al riguardo, con la conseguenza che agli accordi c.d.

attuativi del contratto del (OMISSIS) non poteva che riconoscersi una funzione meramente ricognitiva della permanenza delle esigenze sottese alla necessità di stipulare ulteriori contratti a termine.

Con il terzo e quarto motivo, prospettando la violazione delle stesse norme di diritto da ultimo indicate, la ricorrente si duole che la corte territoriale, con riferimento al contratto stipulato per il periodo 1.6.1999 – 30.9.2000 per “la necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno- settembre”, abbia erroneamente richiesto, per la legittimità dell’assunzione temporanea, l’esistenza di requisiti e condizioni previsti dalla L. n. 230 del 1962, ma superati dall’attribuzione alla autonomia collettiva della possibilità di introdurre nuove fattispecie di lavoro a termine, ed abbia prospettato la necessità anche di ulteriori condizioni, quale la specificazione, nel contratto, del tempo della sostituzione e della unità produttiva interessata.

Il ricorso è inammissibile.

Per come già affermato da questa Suprema Corte in svariati precedenti (v. ad es. Cass. n. 5230/2007; Cass. n. 3370/2007; Cass. n. 22874/2008; Cass (ord) n. 11135/2008), il canone costituzionale della ragionevole durata del processo, coniugato a quello della immediatezza della tutela giurisdizionale, orienta l’interpretazione dell’art. 420 bis c.p.c. nel senso che tale disposizione trova applicazione solo nel giudizio di primo grado e non anche in quello di appello, in sintonia con le scelte del legislatore delegato che ha limitato la possibilità del ricorso immediato per cassazione avverso le sentenze non definitive rese in grado di appello, lasciando, invece, inalterata la possibilità della impugnazione immediata delle sentenze non definitive rese in primo grado.

Conseguentemente sì è ritenuto che la sentenza resa, come nella fattispecie in esame, in grado di appello e che non risulti riconducibile al paradigma dell’art. 420 bis c.p.c., non è inficiata da nullità, venendo in rilievo l’inapplicabilità del particolare regime dell’impugnazione della sentenza mediante ricorso immediato per cassazione quale canone speciale rispetto alle regole generali che presiedono alla disciplina del ricorso per cassazione e, trattandosi di sentenza che non definisce neppure parzialmente il giudizio, il ricorso deve dichiararsi inammissibile, in base al combinato disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 3 e art. 361 c.p.c., comma 1.

Nè tale soluzione, ritiene il Collegio, vanifica l’affidamento che le parti possono aver riposto sulla decisione della corte territoriale emessa ai sensi dell’art. 420 bis c.p.c., atteso che l’interesse all’eventuale impugnazione della sentenza resa dal giudice di appello è salvaguardato dall’applicabilità dell’art. 360 c.p.c., comma 3, secondo periodo, come novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 2, che prevede che avverso le sentenze che non definiscono il giudizio e non sono impugnabili con ricorso immediato per cassazione può essere successivamente proposto il ricorso per cassazione, senza necessità di riserva, allorchè sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio.

Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile.

La novità della questione giustifica la compensazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; compensa le spese.

Così deciso in Roma, il 17 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 luglio 2010

 

 

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