Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17372 del 23/07/2010

Cassazione civile sez. lav., 23/07/2010, (ud. 17/06/2010, dep. 23/07/2010), n.17372

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. DI CERBO Vincenzo – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30261/2006 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO 25/B, presso lo

studio dell’avvocato PESSI ROBERTO, che la rappresentata e difende,

giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.M.N., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

DELLE MILIZIE 9, presso lo studio dell’avvocato LUBERTO ENRICO, che

la rappresenta e difende, giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1445/2005 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 04/11/2005 R.G.N. 2193/2003;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/06/2010 dal Consigliere Dott. ZAPPIA Pietro;

udito l’Avvocato MICELI MARIO per delega PESSI ROBERTO;

udito l’Avvocato CONTE ANDREA per delega LUBERTO ENRICO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASSIMO FEDELI che ha concluso per la dichiarazione di

inammissibilità.

 

Fatto

Con ricorso al Tribunale, giudice del lavoro, di Firenze, regolarmente notificato, P.M.N., assunta dalla società Poste Italiane s.p.a. con contratto a tempo determinato a decorrere dal 2.6.1998 per “esigenze eccezionali conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli assetti occupazionali in corso, in ragione della graduale introduzione di nuovi processi produttivi, di sperimentazione di nuovi servizi ed in attesa dell’attuazione del progressivo e completo equilibrio sul territorio delle risorse umane”, chiedeva che venisse dichiarata la illegittimità dell’apposizione del termine per mancato rispetto della norma di cui alla L. n. 230 del 1962, art. 2, comma 2, come modificato dalla L. n. 196 del 1997, art. 12, essendo stato il detto contratto stipulato a soli due giorni di distanza dalla scadenza del contratto precedente, verificatasi il 30.5.1998.

Con sentenza n. 1395/02 il Tribunale adito accoglieva le domande e dichiarava la natura a tempo indeterminato del rapporto in questione, condannando la società convenuta alla riammissione in servizio ed al pagamento in favore della ricorrente della retribuzione, con accessori, dalla data della messa in mora, ad esclusione del periodo, specificamente indicato, in cui risultava pacifica l’esistenza dell’aliunde perceptum.

In particolare rilevava il Tribunale, posto che la lavoratrice era stata in precedenza assunta con contratto a termine dal 3.3.1998, prorogato al 30.5.1998, che il successivo contratto del 2.6.1998 non aveva rispettato il termine minimo di intervallo di cui all’art. 2, comma 2, L. n. 230 del 1962 come modificato dalla L. n. 196 del 1997, art. 12.

Avverso tale sentenza proponeva appello la società Poste Italiane s.p.a. lamentandone la erroneità e chiedendo il rigetto delle domande proposte da controparte con il ricorso introduttivo.

La Corte di Appello di Firenze, con sentenza in data 28.10.2005, rigettava il gravame.

In particolare la Corte territoriale rilevava che i motivi dedotti dalla società appellante erano del tutto incoerenti rispetto alla motivazione del Tribunale, relativa unicamente alla applicazione della L. 24 dicembre 1997, n. 196, art. 12 nella parte in cui prevedeva che in caso di nuova assunzione a termine entro dieci giorni dalla scadenza di contratto a termine inferiore a sei mesi, il nuovo contratto si considerava a tempo indeterminato.

Avverso questa sentenza propone ricorso per cassazione la Poste Italiane s.p.a con due motivi di impugnazione.

Resiste con controricorso la lavoratrice intimata.

Quest’ultima ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

Col primo motivo di gravame la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 230 del 1962, art. 2, in relazione alla L. n. 56 del 1987, art. 23, insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia ex art. 360 c.p.c., n. 3.

Col secondo motivo di gravame lamenta omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5).

In particolare rileva che la Corte territoriale era incorsa in falsa applicazione della L. n. 230 del 1962, art. 2, in relazione alla L. n. 56 del 1987, art. 23, giungendo poi all’erronea ed apodittica conclusione che la L. n. 230 del 1962, art. 2, laddove indicava i limiti per la proroga del contratto a tempo determinato e la relativa sanzione, fosse interamente applicabile ai contratti stipulati ai sensi della L. n. 56 del 1987, art. 23. Ed invero il legislatore, con la previsione di cui alla L. n. 56 del 1987, art. 23, aveva attribuito sul punto una delega in bianco in ordine alle ulteriori ipotesi di contratto a termine rispetto a quelle legislativamente previste, ritenendo l’esame congiunto delle parti sociali sulle necessità del mercato del lavoro idonea garanzia per i lavoratori ed efficace salvaguardia per i loro diritti: donde la non necessità di qualsivoglia riferimento a particolari esigenze o condizioni oggettive di lavoro o soggettive dei lavoratori.

Tali argomentazioni, osserva la ricorrente, erano state trascurate dalla Corte d’appello che aveva confermato l’impugnata sentenza rilevando che “in caso di nuova assunzione a termine entro dieci giorni dalla scadenza di contratto a termine inferiore a sei mesi, il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato”, non consentendo in tal modo di individuare il criterio logico seguito dal decidente nel riconoscere la fondatezza delle pretese avversarie.

Il ricorso è inammissibile, non avendo in realtà alcuna attinenza alla motivazione della sentenza impugnata.

Ed invero i giudici di appello hanno rilevato che il contratto in questione, stipulato il (OMISSIS), doveva essere considerato a tempo indeterminato per violazione della disposizione di cui alla L. n. 230 del 1962, art. 2, comma 2, come modificato dalla L. n. 196 del 1997, art. 12, non essendo stato rispettato il termine minimo di dieci giorni rispetto alla scadenza del precedente contratto a tempo determinato, intercorso dal 3.3.1998 al 30.5.1998.

Orbene, è avverso il contenuto di siffatta proposizione che avrebbe dovuto indirizzarsi il ricorso per cassazione avanzato dalle Poste Italiane, ricorso che per contro non contiene alcun riferimento specifico alla correttezza o meno di tale motivazione, avendo (a ricorrente incentrato le proprie argomentazioni sulla natura della delega prevista dalla L. n. 56 del 1987, art. 23 e sulla non necessità di un esplicito riferimento, nel contratto di assunzione a tempo determinato, alla effettiva esistenza di esigenze di carattere straordinario e temporaneo concretamente riferibili alla assunzione operata.

Appare pertanto evidente la non coerenza del proposto ricorso per cassazione con la motivazione che si legge nell’impugnata sentenza.

Il ricorso deve essere quindi dichiarato inammissibile, ed a tale pronuncia segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio di cassazione, che liquida in Euro 15,00 oltre Euro 2.000,00 (duemila) per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA come per legge.

Così deciso in Roma, il 17 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 luglio 2010

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