Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1737 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. II, 20/01/2022, (ud. 21/10/2021, dep. 20/01/2022), n.1737

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 15568/2020 R.G. proposto da:

BANCA NAZIONALE del LAVORO s.p.a., c.f./p.i.v.a. (OMISSIS), in

persona del direttore crediti speciali, legale rappresentante in

virtù dei poteri conferitigli dal c.d.a. con Delib. 21 dicembre

2018, elettivamente domiciliata in Roma, alla via delle Quattro

Fontane, n. 10, presso lo studio dell’avvocato professor Lucio Ghia,

che la rappresenta e difende in virtù di procura speciale su foglio

allegato in calce al ricorso.

– ricorrente –

contro

B.G., c.f. (OMISSIS), M.S., c.f. (OMISSIS),

M.R., c.f. (OMISSIS), elettivamente domiciliati, con

indicazione dell’indirizzo p.e.c., in Carbonara di Nola, alla via

Pozzoromolo, n. 6, presso lo studio dell’avvocato Liberato

Maffettone, che li rappresenta e difende in virtù di procura

speciale su foglio allegato in calce al controricorso.

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 912 del 26.2.2020 della Corte d’Appello di

Napoli;

udita la relazione nella Camera di consiglio del 21 ottobre 2021 del

Consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con atto notificato in data 7.7.2015 B.G., M.S. e M.R. citavano a comparire dinanzi al Tribunale di Napoli Nord la “Banca Nazionale del Lavoro” s.p.a., così proponendo opposizione all’atto di precetto ad essi attori notificato ad istanza della stessa banca in forza di contratto di mutuo del 18.11.2005.

Chiedevano, nel merito, “dichiarare nullo e privo di effetti il titolo su cui si fonda l’atto di precetto (…) ovvero dichiarare la clausola in merito al tasso d’interessi nulla e priva di effetti con conseguente compensazione tra le somme dovute e pagate ed eventuale condanna alla restituzione dell’eventuale esubero che dovesse risultare” (cfr. ricorso, pag. 3).

2. Si costituiva la “Banca Nazionale del Lavoro” s.p.a.. Instava per il rigetto delle domande tutte ex adverso esperite.

3. Espletata la c.t.u. all’uopo disposta, acquisite le integrazioni alla relazione di consulenza, con sentenza n. 4317 del 24.7.2018 il tribunale accoglieva l’opposizione, dichiarava la nullità della pattuizione concernente gli interessi e compensava le spese di lite.

4. Proponeva appello la “Banca Nazionale del Lavoro” s.p.a. Resistevano B.G., M.S. e M.R..

5. Con sentenza n. 912/2020 la Corte di Napoli dichiarava inammissibile il gravame siccome tardivamente proposto e compensava le spese del grado.

Dava atto previamente la corte che alle opposizioni esecutive e dunque all’opposizione a precetto, ex art. 615 c.p.c., comma 1, spiegata in prime cure dagli appellati non si applica la sospensione feriale dei termini processuali.

Indi evidenziava che l’appello era stato notificato in data 6.2.2019, allorquando, a far data dal 24.7.2018, di pubblicazione della sentenza impugnata, il termine “lungo” semestrale era già decorso.

Evidenziava inoltre che neppure valeva ad escludere l’inapplicabilità della sospensione feriale dei termini processuali la circostanza per cui gli iniziali opponenti avessero domandato, oltre alla compensazione tra le somme dovute e gli interessi indebitamente pagati, la condanna della “B.N.L.” alla restituzione degli importi corrisposti in eccedenza.

Evidenziava invero che la domanda di pagamento – restitutoria – esperita dagli opponenti aveva lo stesso titolo della domanda di accertamento negativo del maggior credito preteso dalla precettante e non già un titolo autonomo, sicché permanevano immutate le esigenze di celerità atte a giustificare la non applicabilità della sospensione feriale dei termini.

6. Avverso tale sentenza la “Banca Nazionale del Lavoro” ha proposto ricorso; ne ha chiesto sulla scorta di quattro motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione.

B.G., M.S. e M.R. hanno depositato controricorso; hanno chiesto rigettarsi il ricorso con il favore delle spese.

7. La ricorrente ha depositato memoria.

8. Con il primo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza e del procedimento per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 327 c.p.c., L. n. 742 del 1969, artt. 1 e 3 e del R.D. n. 12 del 1942, art. 92.

Deduce che la corte d’appello non ha tenuto conto che gli iniziali opponenti avevano domandato anche la dichiarazione di nullità del contratto di mutuo e/o della clausola di determinazione degli interessi.

Deduce dunque che tali domande, non attinenti propriamente all’opposizione esecutiva, non sono sottratte all’ordinario regime della sospensione feriale dei termini processuali.

Deduce quindi che la contestuale proposizione di domande non soggette e di domande soggette alla sospensione feriale dei termini comporta la sottoposizione di tutte le domande esperite e perciò pur dell’opposizione ex art. 615 c.p.c., comma 1, al regime della sospensione feriale dei termini.

9. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 327 c.p.c., L. n. 742 del 1969, artt. 1 e 3 e R.D. n. 12 del 1942, art. 92.

Deduce sub specie di “errores in iudicando” le medesime ragioni di doglianza addotte con il primo motivo.

10. Con il terzo motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione dell’art. 112 c.p.c..

Premette che gli iniziali opponenti avevano domandato altresì la dichiarazione di nullità del contratto di mutuo e/o della clausola di determinazione degli interessi.

Indi deduce che la corte d’appello per nulla ha pronunciato in ordine a tali domande né ne ha tenuto conto ai fini della determinazione del regime applicabile in tema di sospensione feriale dei termini.

11. Con il quarto motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame circa fatto decisivo per il giudizio.

Deduce sub specie di “omesso esame circa fatto decisivo” le medesime ragioni di doglianza addotte con il terzo motivo.

12. Si è anticipato che il primo motivo ed il secondo motivo di ricorso veicolano la stessa ragione di doglianza seppur sotto profili diversi; si giustifica perciò la disamina contestuale degli anzidetti mezzi di impugnazione, che, in ogni caso, sono destituiti di fondamento e vanno respinti.

13. Ovviamente va ribadito che, allorquando, come nella specie, l’esecuzione preannunciata (ma eventualmente pur intrapresa) si fondi su titolo stragiudiziale, i motivi di opposizione non subiscono alcuna limitazione ovvero, in ipotesi di cosiddetta opposizione “di merito” all’esecuzione, la contestazione ben può risolversi nella prospettazione ad ampio spettro dell’inesistenza, dell’invalidità ovvero dell’inefficacia del diritto documentato nel titolo esecutivo.

Ebbene, in siffatta proiezione, la prospettazione dell’inesistenza, dell’invalidità ovvero dell’inefficacia del diritto documentato nel titolo esecutivo null’altro è che prospettazione dell’inesistenza, dell’invalidità ovvero dell’inefficacia, in toto o in parte (nella specie, anche in parte, in rapporto all’altresì invocata declaratoria di nullità della clausola determinativa degli interessi), del titolo stragiudiziale, segnatamente – come nella specie – dell’atto negoziale da cui trae origine ed al quale si correla il credito azionato esecutivamente (cfr. Cass. 21.21.2014, n. 1123, ove in motivazione si legge testualmente: “l’opposizione all’esecuzione, ancorché basata (nella fattispecie allora delibata da questa Corte) sulla richiesta di pronunciare l’annullamento della transazione, inerendo tale richiesta al profilo dell’accertamento della inesistenza del titolo esecutivo, nella specie (allora delibata da questa Corte) stragiudiziale, vedeva la richiesta di dichiarare l’annullamento della transazione come compresa nell’ambito dell’oggetto dell’opposizione, perché, quando l’opposizione all’esecuzione si propone contro un titolo esecutivo stragiudiziale con la contestazione della stessa fattispecie costitutiva del diritto consacrato nel titolo, contestazione possibile perché il titolo è stragiudiziale e non reca un accertamento giudiziale di esso, la richiesta di accertare vizi genetici, come la nullità o l’annullabilità del rapporto da cui il titolo è stato originato, appartiene all’ambito dei fatti costitutivi dell’azione di opposizione esperita e non si colloca al di fuori di essa come una distinta domanda pregiudiziale”).

14. Alla luce degli enunciati rilievi non possono che formularsi i seguenti postulati.

Per un verso, del tutto ingiustificati sono gli assunti della ricorrente secondo cui la domanda di nullità “del contratto di mutuo e/o della clausola di determinazione degli interessi” “e’ una domanda “ulteriore” e connessa a quella propriamente oppositiva diretta ad ottenere l’annullamento dell’atto di precetto opposto” (così ricorso, pag. 18; cfr. memoria, pag. 3) e secondo cui l’accertamento della nullità non attiene ad una causa di “opposizione esecutiva in senso stretto” (cfr. ricorso. pag. 20; cfr. memoria, pag. 2).

Più esattamente, la richiesta di “dichiarare nullo e privo di effetti il titolo su cui si fonda l’atto di precetto (…) ovvero dichiarare la clausola in merito al tasso d’interessi nulla e priva di effetti” (cfr. ricorso, pag. 3) è – ad usare le stesse espressioni di cui alla pronuncia n. 1123/2014 di questa Corte – “compresa nell’ambito dell’oggetto dell’opposizione” “e non si colloca al di fuori di essa come una distinta domanda pregiudiziale”.

Per altro verso, in toto da ribadire è l’insegnamento di questa Corte – espresso dalla pronuncia n. 1123/2014 già menzionata – secondo cui il processo di opposizione all’esecuzione è sempre escluso dalla sospensione feriale dei termini, a nulla rilevando che l’esecuzione sia iniziata in base ad un titolo esecutivo stragiudiziale, del quale l’opponente abbia chiesto accertarsi l’invalidità (cfr., nello stesso senso, Cass. 13.2.2020, n. 3542).

15. Ovviamente, in tal guisa, è da disconoscere sia qualsivoglia ragione di nullità della sentenza e del procedimento (denunciata col primo motivo) sia qualsivoglia preteso “error in iudicando” (denunciato col secondo motivo).

16. Si è anticipato del pari che il terzo motivo ed il quarto motivo di ricorso veicolano la medesima ragione di doglianza seppur sotto profili diversi; si giustifica perciò, similmente, l’esame simultaneo degli anzidetti mezzi di impugnazione, che, comunque, sono destituiti di fondamento e vanno rigettati.

17. Senza dubbio, seppure vi fosse stata omissione di pronuncia in ordine a domande esperite dagli iniziali opponenti, di certo non sarebbe la ricorrente, iniziale opposta, legittimata a dolersene.

18. In ogni caso si osserva quanto segue.

Il tribunale – lo si è anticipato – ha dichiarato, propriamente, “la nullità della pattuizione di interessi” (cfr. ricorso, pagg. 10 – 11) e, in questi termini, ha accolto l’opposizione ex art. 615 c.p.c., comma 1.

La corte distrettuale, a sua volta, allorché ha ritenuto che l’esperito appello non “fruisse” della sospensione feriale dei termini, ha evidentemente, ai fini del riscontro della tempestività o meno del gravame, pronunciato sulla domanda di nullità “del contratto di mutuo e/o della clausola di determinazione degli interessi”, domanda, si ribadisce, naturaliter “compresa nell’ambito dell’oggetto dell’opposizione” (la Corte partenopea ha ulteriormente rilevato, da un lato, che il primo giudice aveva omesso di pronunciarsi in ordine alle istanze volte alla compensazione tra somme dovute e somme pagate ed in ordine alla condanna al pagamento dell’eventuale esubero; dall’altro, che avverso l’omissione di pronuncia in cui era incorso il primo giudice, non era stato esperito appello (cfr. sentenza d’appello, pag. 6)).

Non si configurano perciò né omissione di pronuncia (denunciata col terzo motivo) né “omesso esame” (denunciato col quarto motivo).

19. In dipendenza del rigetto del ricorso la ricorrente va condannata a rimborsare ai controricorrenti le spese del presente giudizio di legittimità.

La liquidazione segue come da dispositivo.

20. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto (cfr. Cass. sez. un. 20.2.2020, n. 4315).

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente, “Banca Nazionale del Lavoro” s.p.a., a rimborsare ai controricorrenti, B.G., M.S. e M.R., le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 5.800,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

 

 

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