Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1735 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. II, 20/01/2022, (ud. 23/09/2021, dep. 20/01/2022), n.1735

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12811/2017 proposto da:

L.V., T.P., elettivamente domiciliati in Roma,

Via Cicerone, 44, presso lo studio dell’avvocato Giovanni Corbyons,

rappresentati e difesi dall’avvocato Simona Rossi;

– ricorrenti –

contro

M.P., rappresentato e difeso dall’avvocato Siro

Centofanti, con studio in Perugia, via Cesare Fani n. 14;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 538/2016 della Corte d’appello di Perugia,

depositata il 17/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/09/2021 dalla Consigliera Dott. Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– su ricorso del geometra M.P., il tribunale di Perugia emetteva decreto ingiuntivo con cui si intimava a L.V. e T.P. il pagamento del corrispettivo richiesto dal geometra M. per l’incarico professionale affidatogli e pari ad Euro 7976,67;

– gli ingiunti proponevano opposizione al predetto decreto sostenendo che il credito riguardava un incarico professionale conferito dal defunto T.F., loro comune dante causa con la conseguenza che ove sussistente, detto credito non era solidale ma pro quota e quindi non liquido;

– aggiungevano, inoltre, che l’incarico conferito al geometra M. consisteva nella sola verifica della cubatura esistente sul terreno di loro proprietà e nella quantificazione della spesa per l’eventuale costruzione di un edificio plurifamiliare e non quello di svolgere le prestazioni professionali come allegato con il ricorso monitorio e del quale contestavano l’eccessivo numero di vacazioni rispetto agli elaborati effettivamente realizzati;

– si costituiva nel giudizio il geometra M., che deduceva l’infondatezza dell’opposizione per tardiva iscrizione della causa a ruolo ed insisteva nella pretesa creditoria;

– all’esito dell’istruttoria documentale e testimoniale, il tribunale rigettava l’opposizione confermando il decreto ingiuntivo;

– proposto gravame da parte degli opponenti, la corte d’appello ha ritenuto corretta la conclusione del primo giudice in ordine alla natura solidale dell’obbligazione riprendendo le motivazione sul punto del primo giudice, con particolare riguardo all’adempimento dell’onere probatorio: la corte ha evidenziato come, a fronte della prova fornita dal geometra circa l’incarico e l’oggetto dello stesso, gli opponenti non avevano provato né offerto di provare il minor contenuto dell’incarico affidato al professionista;

– la corte territoriale ha poi ritenuto provato l’effettivo svolgimento dell’incarico, richiamando le considerazioni svolte dal primo giudice con specifico riferimento al numero delle vacazioni ed al costo complessivo delle prestazioni;

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta da L.V. e T.P. con ricorso affidato a quattro motivi, ed illustrato da memoria, cui resiste M.P. con controricorso, pure illustrato da memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere la corte d’appello sviluppato una motivazione meramente apparente fondando il rigetto dell’appello sul richiamo delle argomentazioni svolte dal primo giudice senza aggiungere altre considerazioni a quelle svolte dallo stesso;

– con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, nonché dell’art. 118 disp. att. c.p.c., art. 111 Cost., comma 6, per avere la corte, con motivazione contraddittoria ed illogica, ritenuto la natura solidale dell’obbligazione degli appellanti opponenti, argomentando che essi avevano conferito l’incarico direttamente al professionista ed al tempo stesso che gli stessi avevano proseguito l’incarico precedentemente conferito dal de cuius;

-le censure di cui al primo e secondo motivo possono essere esaminate congiuntamente e sono infondate poiché la corte d’appello ha confermato le valutazioni del primo giudice precisando che sono coerenti con i principi interpretativi enunciati dalla Corte di cassazione in materia, con riguardo alla natura del giudizio di opposizione ed alla relativa ripartizione dell’onere probatorio (cfr. pag. 4 della sentenza e da ultimo Cass. 21522/2019; id. 9254/2006);

– la corte territoriale dopo avere richiamato detti principi (ha riscontrato che, nonostante le critiche svolte dagli appellanti negli individuati motivi di impugnazione, il giudice di prime cure vi si era attenuto, ponendo a carico del professionista la prova del credito e valutando alla stregua di esso le prove dedotte dalle parti ed assunte nel processo;

– in tale contesto il richiamo dei pertinenti punti motivazionali della decisione impugnata costituisce lo sviluppo del ragionamento svolto dal giudice d’appello ai fini della verifica della fondatezza del gravame e non una conferma acritica della prima pronuncia (cfr. Cass. Sez. Un. 642/2015), né i ricorrenti hanno descritto le censure asseritamente non esaminate ed indicate con il mero rinvio alle pagg. da 7 a 11 dell’atto di appello (cfr. pag. 10 primi due righi del ricorso), rimettendo impropriamente a questa Corte la loro individuazione;

– neppure appare contraddittoria la motivazione della sentenza impugnata in ordine alla natura del credito, pro quota o solidale, poiché la corte territoriale ha evidenziato come dalle risultanze testimoniali risulti comunque l’attiva partecipazione degli opponenti alle operazioni esecutive dell’incarico risalenti al 2006 e 2007, a fronte del decesso del sig. T.F., coniuge della L.V. e padre di T.P., risalente al (OMISSIS), con la conseguenza di ritenere provato, con apprezzamento incensurabile in cassazione, il ruolo di committenti di fatto da essi assunto nei rapporti con il professionista dopo il decesso del padre nel proseguire l’incarico con il professionista avviato da quest’ultimo;

– con il terzo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2967 c.c., nonché dell’art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere erroneamente la corte territoriale ritenuto provato il conferimento diretto dell’incarico da parte degli appellanti pure in assenza di prova fornita sul punto da parte del professionista;

– deduce, inoltre, parte ricorrente l’omesso esame degli SMS spediti da T.P. al geometra M. ed acquisiti all’udienza del 6 marzo 2013 che dimostrano l’intenzione di T.P. di volere proseguire l’incarico già conferito dal padre F.;

– con il quarto motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2967 c.c., nonché dell’art. 115 c.p.c., e, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e cioè la mancanza di documenti in ordine all’indice di fabbricabilità del terreno, circostanza che, invece, era stata ritenuta idonea a provare l’effettivo svolgimento dell’attività professionale nonché l’omesso esame di altra documentazione grafica evidenziata nell’atto di appello e che avrebbe potuto rilevare ai fini della reiezione della domanda del geometra;

-il terzo e quarto motivo, che attingono la valutazione delle prove e possono essere esaminati congiuntamente, sono inammissibili perché non indicano quale specifico principio interpretativo sarebbe stato violato nell’applicazione dell’art. 2697 e art. 115 c.p.c., dal giudice del merito (cfr. Cass. Sez. Un. 8053/2014; Cass. Sez. Un. 20867/2020);

– le censure formulate ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sono inoltre inammissibili ai sensi dell’art. 348 c.p.c., commi 4 e 5, applicabili ratione temporis al giudizio di appello conclusosi con la sentenza impugnata ed introdotto nel 2015 e confermativa di quella di primo grado;

– in conclusione va quindi respinto il ricorso e le spese di giudizio poste a carico dei ricorrenti in applicazione del principio della soccombenza e liquidate come in dispositivo;

– sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e dichiara i ricorrenti tenuti alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente e liquidate in Euro 3000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso del 15% per spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 23 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

 

 

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