Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17341 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 17/06/2021, (ud. 21/04/2021, dep. 17/06/2021), n.17341

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PONTERIO Carla – Presidente –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35412-2019 proposto da:

A.A., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato VINCENZO RICCARDI;

– ricorrente –

contro

TRENITALIA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO, 172, presso lo

studio dell’avvocato BARBARA SILVAGNI, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2424/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 07/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FABRIZIO

AMENDOLA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte d’Appello di Napoli, con sentenza pubblicata in data 7 maggio 2019, ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto da A.A. nei confronti di Trenitalia Spa volto al riconoscimento, per espletamento di mansioni superiori, del diritto all’inquadramento nel livello D (specialista tecnico commerciale) del CCNL, applicabile, con decorrenza dal marzo 2005 e con condanna della datrice di lavoro al pagamento delle conseguenti differenze retributive;

2. la Corte territoriale – in sintesi – ha osservato che “nessuno dei testi escussi ha dato conferma dello svolgimento di compiti di controllo e gestione della biglietteria di Napoli centrale” con responsabilità sugli incassi della biglietteria e gestione della cassa, nonchè compiti di assistenza ai clienti in capo all’ A., nè tantomeno di un potere gestionale al di fuori delle tipiche e connaturate facoltà esecutive connesse alle mansioni affidate al lavoratore”; per il Collegio “in definitiva l’espletata istruttoria ha permesso di acclarare che l’attività dell’ A. era limitata ad eseguire i soli compiti e le operazioni di volta in volta necessarie all’espletamento dell’incarico limitato ad un determinato sportello od attività complementare e non riferibili al complesso dell’impianto biglietteria di Napoli centrale”; la Corte ha ritenuto quindi “corretto l’inquadramento nel livello E operato da Trenitalia come Tecnico”;

3. per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso il soccombente con 5 motivi; ha resistito con controricorso la società intimata;

4. la proposta del relatore ex art. 380 bis c.p.c. è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale; le parti hanno comunicato memorie.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo si denuncia: “violazione dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 132 c.p.c., n. 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4”, lamentando che la Corte territoriale avrebbe errato nella “individuazione del livello (D) rivendicato dal ricorrente sin dal primo grado di giudizio”, riportando la declaratoria di altro livello contrattuale; si eccepisce altresì la nullità della sentenza impugnata in cui sarebbe indicato correttamente solo uno dei difensori di Trenitalia in luogo dei tre costituiti e tanto avrebbe comportato “una grave lesione del contraddittorio”;

la censura, per come formulata, è infondata;

invero non risulta violato il canone della corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex art. 112 c.p.c., atteso che la Corte si è comunque pronunciata sulla domanda devoluta con l’appello ed ha esplicitamente negato il diritto al superiore inquadramento nel livello D – oggetto del contendere sulla base dell’esame delle deposizioni testimoniali che non confermavano che l’istante avesse svolto compiti di controllo e gestione della biglietteria di Napoli Centrale, così come dedotto dall’ A. a fondamento della domanda proposta; l’eventuale errore nella individuazione della declaratoria contrattuale, sempre che lo stesso fosse da ritenere decisivo, avrebbe dovuto essere censurato quale ewor in indicando, con una prospettazione pertinente al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 e non come error in procedendo, a mente dello stesso articolo, n. 4;

parimenti non determina la nullità della sentenza impugnata la mancata indicazione nell’intestazione di tutti i difensori della parte appellata, non essendo ravvisabile alcuna lesione del diritto di difesa o del contraddittorio (cfr. Cass. n. 12259 del 2010);

2. con il secondo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 1362, 1363 e 1366 c.c., “in relazione all’interpretazione dei profili professionali contenuti nell’Accordo sottoscritto in data 26 luglio 1991 tra l’Ente F.S. e le OO.SS., allegato 4, nel CCNL, n. 92 del 1990, art. 21 ed Allegati 3 e 4 e nell’art. 21 del CCNL della Attività ferroviarie sottoscritto in data 16.4.2003”; si eccepisce che la Corte territoriale non avrebbe “effettuato un puntuale controllo degli elementi emersi dalle prove testimoniali e soprattutto dalla documentazione prodotta”;

il motivo è inammissibile per un duplice profilo;

esso, pur fondato sulla pretesa violazione o falsa applicazione di alcuni contratti collettivi nazionali di lavoro, ai sensi del n. 3 dell’art. 360 c.p.c., non specifica se gli stessi siano stati prodotti integralmente (cfr. Cass. SS.UU. n. 20075 del 2010) nonchè l’avvenuta loro produzione e la sede in cui quei documenti siano rinvenibili (Cass. n. 27475 del 2017, in riferimento a Cass. SS.I.X. n. 25038 del 2013; Cass. SS. UU. n. 7161 del 2010; conformi: Cass. nn. 17602 del 2011 e n. 124 del 2013); inoltre la censura, come conclamato dal riferimento alle prove testimoniali ed alla documentazione prodotta, non denuncia realmente errori di diritto ma critica la valutazione del materiale probatorio effettuata dai giudici cui compete;

3. il terzo motivo denuncia ancora violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 2103 c.c. ed art. 36 Cost.) e di contratto collettivo perchè “nel caso de quo è risultato quanto segue: 1) le mansioni assegnate hanno il carattere di superiorità rispetto a quelle del livello di appartenenza (…) 4) è ampiamente documentato l’avvenuto svolgimento delle mansioni superiori per un periodo continuativo di gran lunga superiore ai tre mesi richiesti”;

il motivo è palesemente inammissibile perchè tende ad una rivalutazione dell’apprezzamento compiuto dai giudici del merito circa le circostanze di fatto che hanno dato origine alla controversia, non essendo dubitabile che l’accertamento se in concreto siano stati espletati o meno certi compiti debba considerarsi una quaestio di;

ancora di recente le Sezioni unite di questa Corte hanno ribadito l’inammissibilità di censure che “sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione e falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, degradano in realtà verso l’inammissibile richiesta a questa Corte di una rivalutazione dei fatti storici da cui è originata l’azione”, così travalicando “dal modello legale di denuncia di un vizio riconducibile all’art. 360 c.p.c., perchè pone a suo presupposto una diversa ricostruzione del merito degli accadimenti” (cfr. Cass. SS.UU. n. 34476 del 2019; conf. Cass. SS.UU. n. 33373 del 2019; Cass. SS.UU. n. 25950 del 2020);

4. il quarto motivo denuncia violazione e falsa applicazione di legge e di contratto collettivo, dovendo “ribadirsi la sussistenza della vacanza del posto di fatto ricoperto dal Sig. A.A.”;

la censura è inammissibile perchè inconferente rispetto al decisum che non pone questione di vacanza del posto, essendo stato negato in radice lo svolgimento di mansioni superiori;

5. il quinto motivo denuncia: “omesso esame circa un fatto decisivo del giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., n. 5”;

il motivo è inammissibile in una ipotesi di cosiddetta “doppia conforme”, ex art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5 (cfr. Cass. n. 23021 del 2014; Cass. n. 30646 del 2019), senza che il ricorrente per cassazione per evitare l’inammissibilità del motivo – abbia, nel corpo di esso, indicato le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse siano tra loro diverse (cfr. Cass. n. 26774 del 2016, conf. Cass. n. 20944 del 2019);

6. conclusivamente il ricorso deve essere respinto, con spese che seguono la soccombenza liquidate come da dispositivo;

occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (Cass. SS.UU. n. 4315 del 2020).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese liquidate in complessivi Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 21 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

 

 

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