Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17332 del 13/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 13/07/2017, (ud. 10/02/2017, dep.13/07/2017),  n. 17332

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI PALMA Salvatore – Presidente –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

Comune di Palagonia, in persona del Sindaco pro tempore, giusta

Delib. G.M. 4 agosto 2015, n. 95 e Det. sindacale di nomina n. 47

del 2015, elettivamente domiciliato in Roma, viale delle Medaglie

d’Oro 169, presso lo studio dell’avv. Umberto Di Giovanni dal quale

è rappresentato e difeso, per procura speciale in calce al ricorso,

e che dichiara di voler ricevere le comunicazioni relative al

processo presso il fax 093135184 e la p.e.c.

umberto.digiovanni-avvocatisiracusa.legalmail.it;

– ricorrente –

nei confronti di:

Sicilsaldo s.p.a., in proprio e quale capogruppo dell’A.T.I.

costituita con VED Vetroresina Engineering Development s.r.l. e

Appalti e Servizi s.r.l., elettivamente domiciliata in Roma via

Portuense 104, presso Antonia de Angelis, rappresentata e difesa,

per procura speciale in foglio congiunto al ricorso, dagli avv.ti

Donato De Luca (fax 095/312533 p.o.c.

donato.deluca-pec.ordineavvocaticatania.it) e Aurelio Mirone (fax n.

095/533541, p.e.c. aurelio.mironepec.ordineavvocaticatania.it);

– controricorrente –

avverso la sentenza n. n. 999/15 della Corte d’appello di Catania

emessa in data 20 maggio 2015 e depositata il 9 giugno 2015, R.G. n.

856/13;

sentito il Pubblico Ministero in persona del sostituto procuratore

generale dott. CERONI Francesca, che ha concluso per l’accoglimento

del ricorso per quanto di ragione.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Tribunale di Caltagirone, con sentenza n. 50/2012, ha dichiarato risolto il contratto di appalto intercorso fra il Comune di Palagonia e l’A.T.I. costituita fra Sicilsaldo s.p.a., in proprio e quale capogruppo, VED – Vetroresina Engineering Development s.r.l. e Appalti e Servizi s.r.l. e ha condannato il Comune di Palagonia al risarcimento dei danni liquidati in 1.484.658,77 Euro.

2. La Corte di appello di Catania, con sentenza n. 999/15, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dal Comune di Palagonia per violazione del termine di cui all’art. 325 c.p.c. ritenendo valida ai fini della decorrenza del termine breve di impugnazione la notifica della copia in forma esecutiva della sentenza effettuata da Sicilsaldo al Comune di Palagonia presso la Cancelleria del Tribunale di Grammichele R.D. n. 37 del 1934, ex art. 82 non avendo gli avvocati difensori del Comune di Palagonia eletto domicilio presso il luogo in cui aveva sede il giudice che aveva pronunciato la sentenza e cioè la sezione distaccata di Grammichele del Tribunale di Caltagirone.

3. Ricorre per cassazione il Comune di Palagonia affidandosi a tre motivi di impugnazione con i quali deduce: a) nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione di legge (art. 360 c.p.c., n. 3) in relazione agli artt. 325 e 326 c.p.c., artt. 285 e 170 c.p.c. nonchè violazione degli artt. 327 e 479 c.p.c. e art. 2909 c.c.; b) nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione e falsa applicazione degli artt. 325, 326 e 327 c.p.c. e artt. 285 e 170 c.p.c. e R.D. n. 37 del 1934, art. 82 in relazione al R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, art. 48 quater introdotto dal D.Lgs. n. 51 del 1998, art. 15; c) nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4 per violazione ed errata e falsa applicazione, in difformità della lettura costituzionalmente orientata del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, artt. 285, 170, 325 e 326 c.p.c., con violazione ed errata interpretazione e disapplicazione dell’art. 327 c.p.c. e della L. n. 68 del 2005, art. 14, violato e disapplicato dalla sentenza impugnata, nonchè dell’art. 149 bis c.p.c. nel testo vigente all’epoca della notifica, in relazione alla L. n. 148 del 2001, art. 2 come modificato dalla L. n. 183 del 2011 e all’art. 25 comma 1 lett. e) di modifica dell’art. 125 c.p.c. Questione di legittimità costituzionale del R.D. n. 34 del 1937, art. 82 ove non interpretato nel senso che non operi il domicilio sanzionatorio ex lege presso la Cancelleria del giudice adito tutte le volte in cui vi sia in atti elezione di domicilio e vi sia possibile una notifica degli atti in qualsiasi forma ammessa dall’ordinamento.

4. Si difende con controricorso Sicilsaldo s.p.a.

Diritto

RITENUTO

che:

5. Con il primo motivo di ricorso il Comune ricorrente ribadisce le censure relative alla erronea interpretazione della relata di notifica ai fini della individuazione del destinatario della notifica che, anche alla luce delle difese svolte da Sicilsaldo, non poteva che considerarsi la parte personalmente e non i suoi difensori. Inoltre il Comune ricorrente ritiene che la notifica del titolo effettuata in forma esecutiva è inidonea a determinare la decorrenza del termine breve per l’impugnazione, ai sensi dell’art. 326 c.p.c., ma ha solo la funzione di consentire l’intimazione del precetto e di intraprendere l’esecuzione forzata. Ritiene infine improprio il richiamo della giurisprudenza che afferma l’equivalenza della notifica effettuata alla parte a quella effettuata al difensore (Cass. civ. 9051/2014) perchè tale affermazione si presenta connessa alla condizione della esecuzione della notifica nel domicilio eletto presso il difensore. Il Comune ricorrente contesta che ciò sia avvenuto nel caso in esame perchè il domicilio elettivo è stato indicato presso lo studio dell’avv. Dario Sammartino in Catania e, successivamente alla sua rinuncia al mandato del 19 dicembre 2003, presso la Casa comunale di Palagonia.

6. Il motivo è infondato. La interpretazione della Corte di appello circa la identificazione del destinatario della notifica della sentenza di primo grado appare aderente al tenore testuale della relata che menziona espressamente difensori come rappresentanti del Comune di Palagonia. Sulla equivalenza fra notifica in forma esecutiva alla parte presso il procuratore costituito e notifica presso il procuratore ai fini della decorrenza dei termini di impugnazione la giurisprudenza è costante (cfr. fra le molte Cass. civ. sezione 1 n. 11257 del 15 giugno 2004, n. 9051 del 18 aprile 2014; Cass. civ. sez. 6-2 n. 4260 del 3 marzo 2015). E’ improprio inoltre ritenere che una elezione di domicilio che rendesse operante tale equivalenza non vi sia stata perchè la citata elezione di domicilio presso la casa comunale di Palagonia ha avuto invece l’effetto, R.D. n. 37 del 1934, ex art. 82 di provocare la sua sostituzione con quella legale presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario che ha emesso la sentenza notificata.

7. Con il secondo motivo il Comune ricorrente afferma che la domiciliazione presso la casa comunale di Palagonia è avvenuta legittimamente nell’ambito del circondario del Tribunale di Caltagirone rendendo inoperante la domiciliazione (sanzionatoria) ex lege presso la cancelleria del giudice adito.

8. Il motivo è infondato. La giurisprudenza anche recente (cfr. Cass. civ., sez. 2 n. 24956 del 6 dicembre 2016) ha sempre affermato, al contrario, che, in tema di notificazioni,il procuratore alle liti, che eserciti al di fuori della circoscrizione del tribunale cui è assegnato, è tenuto ad eleggere domicilio nel luogo ove ha sede il giudice adito, altrimenti considerandosi elettivamente domiciliato presso la cancelleria di quest’ultimo. Nè ha pregio il rilievo di parte ricorrente secondo cui è errato ritenere la sezione staccata un ufficio giudiziario diverso dal tribunale circondariale. Si tratta infatti di una censura che si presta a far ritenere il contrario di quanto eccepito e cioè che proprio l’unitarietà dell’ufficio giustifichi la notifica presso la cancelleria del giudice adito e che ha emesso la sentenza (cfr. Cass. civ. sez. 1 n. 8552 del 20 ottobre 1994).

9. Con il terzo motivo del ricorso il Comune ricorrente, invocando la giurisprudenza costituzionale (C. Cost. n. 365/2010) e quella di legittimità (Cass. civ. S.U. n. 10143/2012), censura la decisione della Corte di appello che non ha reso quella interpretazione costituzionalmente orientata del R.D. n. 37 del 1934, art. 82 che le pronunce citate impongono e secondo la quale la disposizione normativa in questione è ormai del tutto residuale perchè quando è possibile, come nel caso in esame, la notifica al difensore a mezzo posta elettronica o con gli altri mezzi equipollenti assentiti dalla legge, la notifica nel domicilio “sanzionatorio” non è idonea a far decorrere i termini brevi di impugnazione. Subordinatamente il Comune ricorrente ha chiesto alla Corte di sollevare una questione di legittimità costituzionale dell’art. 82 per violazione dei canoni di ragionevolezza e uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. nonchè della garanzia costituzionale del diritto alla difesa effettiva di cui all’art. 24 Cost. e dei principi del giusto processo ai sensi dell’art. 111 Cost..

10. Il motivo è infondato. Appare infatti assorbente il rilievo della Corte di appello circa la mancata indicazione da parte dei difensori del Comune, nel corso del giudizio di primo grado, dell’indirizzo di posta elettronica certificata, rilievo che rende coerente la sentenza impugnata con quanto affermato dalla richiamata sentenza delle Sezioni Unite Civili di questa Corte (S.U. n. 10143 del 20 giugno 2012 secondo cui a partire dalla data di entrata in vigore delle modifiche degli artt. 125 e 366 c.p.c., apportate dalla L. 12 novembre 2011, n. 183, art. 25 esigenze di coerenza sistematica e d’interpretazione costituzionalmente orientata inducono a ritenere che, nel mutato contesto normativo, la domiciliazione ex lege presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria, innanzi alla quale è in corso il giudizio, ai sensi del R.D. n. 37 del 1934, art. 82 consegue soltanto ove il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c. per gli atti di parte e dall’art. 366 c.p.c. specificamente per il giudizio di cassazione, non abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine). La questione della proporzionalità della previsione della domiciliazione ex lege posta in essere dall’art. 82 e della sua compatibilità con le disposizioni costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 è stata ripetutamente sottoposta all’esame del giudice delle leggi. La Corte costituzionale, con ordinanza (n. 5 del 2007) ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 82 cit., in combinato disposto con l’art. 330 c.p.c., sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., affermando che la prescrizione dell’onere di indicazione della residenza o dell’elezione di domicilio nel Comune sede del giudice adito, con i sacrifici che ad essa si correlano, esprime una scelta ragionevole e quindi non lesiva del diritto di azione, in quanto funzionale a un più immediato ed agevole espletamento delle formalità della notificazione; mentre tale mancata elezione di domicilio non impedisce nè rende particolarmente gravoso il diritto di difesa, in quanto il difensore ben può con l’ordinaria diligenza informarsi presso il cancelliere, ritirare l’atto e provvedere così alla sua difesa, in quanto detta forma di notificazione, fra l’altro, consegue al mancato adempimento dell’onere imposto al difensore dalle norme impugnate e quindi è a lui imputabile. Tuttavia nel mutato contesto normativo posto in essere dal recepimento delle innovazioni tecnologiche che consentono una più agevole notificazione, anche nel caso della non domiciliazione elettiva conforme al disposto dell’art. 82, attraverso la posta elettronica certificata, le Sezioni Unite e prima di esse la Corte Costituzionale (con la citata sentenza n. 365/2010) hanno ridisegnato le conseguenze della mancata elezione territoriale di domicilio secondo il criterio della vicinanza all’ufficio del giudice adito limitando l’operatività del cosiddetto domicilio sanzionatorio ai soli casi in cui non vi sia stata la indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata. Con riferimento specifico al caso in esame non può non rilevarsi che secondo la interpretazione di prospecting overruling resa dalle Sezioni Unite e destinata a operare dal 1 febbraio 2012, data di entrata in vigore dell’obbligo di indicazione della p.e.c., resta fermo l’onere della indicazione nel processo dell’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato all’ordine (cfr. anche Cass. civ. sez. 1 n. 17400 del 1 settembre 2015). Come si è detto nel caso in esame non vi è stata tale indicazione nel corso del giudizio di primo grado e la Corte di appello, pur ritenendola priva di rilevanza normativa, ha inoltre qualificato come mera asserzione di parte la circostanza della avvenuta comunicazione della p.e.c., da parte dell’avv. Di Giovanni al competente Consiglio dell’Ordine degli avvocati siracusani, alla data della notifica della sentenza di primo grado presso la cancelleria del Tribunale di Grammichele.

11. Il ricorso va pertanto respinto con compensazione delle spese in ragione della specifica cadenza temporale della notifica che ha determinato la decorrenza del termine breve e del mutamento progressivo del quadro giurisprudenziale in materia.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 luglio 2017

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