Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1733 del 27/01/2021

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2021, (ud. 17/09/2020, dep. 27/01/2021), n.1733

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. POSITANO Gabriele – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5450-2019 proposto da:

FINANZIARIA EDITORIALE SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA APPIA NUOVA 103,

presso lo studio dell’avvocato GABRIELLA ARCURI, rappresentata e

difesa dall’avvocato TERESA MARIA FAILLACE;

– ricorrente –

contro

GENTIS DATA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F. D’OVIDIO 55, presso lo

studio dell’avvocato TERESA LEONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato FEDERICO MONTALTO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1452/2018 del TRIBUNALE di COSENZA, depositata

il 21/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 17/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GABRIELE

POSITANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con atto di citazione in rinnovazione notificato il 27 marzo 2014, la Finanziaria Editoriale S.r.l., proponeva opposizione avverso il decreto emesso dal Giudice di pace di Cosenza in data 28 ottobre 2013 con il quale era stato ingiunto il pagamento della somma di Euro 2492, oltre interessi commerciali e spese, chiedendo la revoca del decreto e l’accoglimento della domanda riconvenzionale. Si costituiva in giudizio la società Gentis Data Srl evidenziando che l’opposizione era tardiva; perchè la rinnovazione dell’atto di citazione era viziata da errore di notifica da ascrivere alla parte opponente, in quanto eseguita presso il difensore indicando l’indirizzo dello studio errato, perchè collocato non in (OMISSIS), ma in (OMISSIS);

il Giudice pace di Cosenza con sentenza del 31 ottobre 2016 dichiarava inammissibile l’opposizione;

con atto di citazione del 28 aprile 2017 la società Finanziaria editoriale proponeva appello avverso la decisione. Si costituiva la società appellata eccependo l’inammissibilità della impugnazione, per violazione dell’art. 342 c.p.c., ribadendo la tardività dell’opposizione a causa di un errore imputabile alla opponente e, nel merito, sostenendo la correttezza della sentenza impugnata;

il Tribunale di Cosenza con sentenza del 21 giugno 2018, rilevava che la scissione dei momenti di perfezionamento della notificazione per il notificante e per il notificato presupponeva il mancato completamento dell’attività di notifica dovuto ad un fatto non riconducibile a negligenza del notificante. Nel caso di specie l’appellante aveva erroneamente notificato in un luogo del tutto diverso da quello conosciuto, senza riattivare il procedimento notificatorio tempestivamente. Inoltre, la domanda riconvenzionale doveva ritenersi dipendente e non autonoma da quella principale di pagamento della fornitura non onorata, con conseguente inammissibilità, sia dell’opposizione, che della domanda riconvenzionale;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la Finanziaria editoriale S.r.l. affidandosi a tre motivi illustrati da memoria. Resiste con controricorso Gentis Data Srl e deposita memoria oltre il termine di legge.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si lamenta la violazione degli artt. 149, comma 3, 156,160,291,638,641,645 e 647 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. La sentenza impugnata avrebbe violato le norme processuali ricorrendo l’ipotesi di errore materiale relativo all’indirizzo del destinatario contenuto nella relata di notifica e nell’atto di citazione, a causa del refuso “(OMISSIS)”, in luogo di “(OMISSIS)”, mentre la restante parte dell’indirizzo, nonchè il nome del destinatario erano corretti. Pertanto, la presenza di un refuso non potrebbe determinare una valutazione di negligenza della parte opponente. In definitiva, trattandosi di semplice errore materiale i troverebbe applicazione l’art. 160 c.p.c., che prevede la nullità della notificazione anche quando ricorra “incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data”. Nell’ipotesi di nullità, il giudice avrebbe potuto ordinare la rinnovazione della notifica. L’errore in cui sarebbe incorsa la parte opponente avrebbe integrato una incertezza assoluta sulla persona destinataria dell’atto, equiparabile all’ipotesi di residenza domicilio o dimora sostanzialmente sconosciuti. La decisione impugnata avrebbe errato nel non considerare tempestiva) o, comunque, proposta nel termine perentorio di 40 giorni previsto all’art. 641 c.p.c., l’opposizione con la quale si manifestava la chiara volontà di instaurare un giudizio a cognizione piena, atteso che la vocatio in ius avrebbe potuto essere riattivata con un ordine del giudice di rinnovazione della notifica;

con il secondo motivo si lamenta la violazione degli artt. 24 e 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. Sarebbe violato il diritto di difesa perchè non sarebbe stato assicurato all’ingiunto, che comunque aveva manifestato la volontà di opporre il decreto ingiuntivo con l’atto di citazione, di proseguire in tale attività e ciò a causa di un semplice refuso;

con il terzo motivo si lamenta la violazione dell’art. 36 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5. La ricorrente aveva spiegato un’autonoma domanda riconvenzionale nei confronti della società opposta, chiedendo la risoluzione del contratto ed il risarcimento del danno in quanto, contrariamente a quanto stabilito nel contratto, la controparte non aveva implementato il sistema e non aveva svolto alcuna manutenzione. La decisione del giudice di appello avrebbe violato l’art. 36 c.p.c., in quanto la domanda riconvenzionale spiegata avrebbe dovuto essere considerata autonoma. Nonostante l’identità di titolo, rappresentata dal medesimo contratto, la domanda riconvenzionale non tendeva a paralizzare quella di controparte ed ottenere il rigetto, ma era tesa all’accoglimento di una richiesta di accertamento dell’inadempimento contrattuale e per tale motivo sarebbe autonoma e indipendente rispetto alla sorte dell’opposizione a decreto ingiuntivo;

il primo motivo è inammissibile, perchè non coglie la ratio decidendi che riguarda l’istituto della rimessione in termini: che, nel testo dell’art. 153 c.p.c., opera anche riguardo al termine per proporre impugnazione o opposizione, ma richiede la dimostrazione che la decadenza sia stata determinata da una causa non imputabile alla parte, perchè cagionata da un fattore estraneo alla sua volontà. Il Tribunale si è adeguato all’orientamento di legittimità (Cass. 25 settembre 2019, n. 23839) di imputabilità alla parte degli effetti della negligenza di chi ha compilato gli atti relativi alla notifica, per il principio per cui il dominus risponde dell’attività degli ausiliari, per cui non è pertinente il richiamo alla categoria dell’errore materiale e neppure all’ipotesi di incertezza assoluta del destinatario, come pure alla scissione degli effetti;

il secondo ed il terzo motivo possono essere trattati congiuntamente perchè strettamente connessi e sono inammissibili, perchè dedotti in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6), riguardo al contenuto della domanda riconvenzionale ed alla prospettata richiesta subordinata di compensazione impropria tra i crediti;

comunque, i motivi non sono specifici, poichè la preclusione pro iudicato derivante dall’inammissibilità dell’opposizione si estende alle questioni presupposte o connesse, così come correttamente evidenziato dal giudice di secondo grado;

inoltre, le considerazioni espresse a pagina 27, relative alla domanda che non si limitava a paralizzare al pretesa di controparte, tendendo ad ottenere una dichiarazione di inadempimento contrattuale, definiscono semplicemente la nozione di domanda riconvenzionale, in contrapposizione con quella di eccezione e di eccezione riconvenzionale, ma non riguardano il profilo decisivo della pretesa autonomia della riconvenzionale, rispetto a quella posta a sostegno del procedimento monitorio. Per il resto il Tribunale si è attenuto all’orientamento, pure richiamato dalla ricorrente a pagina 28 (Cass., n. 9442 del 2010), sul presupposto della connessione e non dell’autonomia della riconvenzionale;

ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; le spese del presente giudizio di cassazione – liquidate nella misura indicata in dispositivo – seguono la soccombenza. Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, se dovuto, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, (Cass., sez. un., 20/02/2020, n. 4315), evidenziandosi che il presupposto dell’insorgenza di tale obbligo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (v. Cass. 13 maggio 2014, n. 10306).

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore della controricorrente, liquidandole in Euro 1.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. n. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile-3 della Corte Suprema di Cassazione, il 17 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2021

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