Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17325 del 17/08/2011

Cassazione civile sez. VI, 17/08/2011, (ud. 05/07/2011, dep. 17/08/2011), n.17325

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIFONE Francesco – Presidente –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 20304/2010 proposto da:

I.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato

ORLANDO GUIDO, rappresentato e difeso dall’avvocato NASUTI

Gianfranco, giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

BANCA POPOLARE DI NOVARA SOC. Coop. p.a., INTESA SAN PAOLO SPA – già

Banca Intesa SpA già Cassa di Risparmio delle Province Lombarde –

CARIPLO SPA (già IBI SpA), BANCA POPOLARE DI SONDRIO, A.

A., UNICREDIT BANCA DI ROMA SPA (già Banca di Roma SpA);

– intimati –

avverso la sentenza n. 21/2010 della CORTE D’APPELLO di GENOVA del

25.11.09, depositata il 21/01/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/07/2011 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO;

udito per il ricorrente l’Avvocato Roberta Corsi (per delega avv.

Gianfranco Nasuti) che si riporta agli scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. TOMMASO

BASILE che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., regolarmente comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti:

“1. – I.C. (o, in altri atti, I.) ricorre per la cassazione della sentenza n. 21/10 della Corte di Appello di Genova, pubblicata il 21.1.10, con la quale è stato dichiarato inammissibile l’appello da lui proposto avverso la sentenza resa dal Tribunale di Savona in data 13.2.07 sull’opposizione di terzo da lui dispiegata avverso l’esecuzione immobiliare intentata nei confronti di A. A. ad istanza della Banca Popolare di Sondrio e con l’intervento della CARIPLO (già IBI) e della Banca di Roma spa.

Nessuno degli intimati resiste con controricorso.

2. – Il ricorso può essere trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380 bis c.p.c. – ed essere dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1 (inserito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. a), come interpretato da Cass. sez. un. ord. 19051/10), alla stregua delle considerazioni che seguono.

3. – Il ricorrente sviluppa un unitario motivo di cassazione, di violazione di legge (art. 616 c.p.c. in relazione all’art. 3 Cost., comma 1, artt. 24 e 111 Cost.), per omessa indebita equiparazione delle opposizioni ad esecuzione a quelle ad atti esecutivi e dubitando della costituzionalità della norma applicata.

4. – E’ stato invero dichiarato inammissibile un appello proposto avverso una sentenza resa in primo grado il 13.2.07 su di un’opposizione di terzo ad esecuzione: e tanto in forza dell’art. 616 c.p.c. (applicabile alle opposizioni di terzo per il richiamo operato dall’art. 619 c.p.c., comma 3, ult. parte) nel testo all’epoca vigente, recante la previsione della non impugnabilità della sentenza, in forza della L. 24 febbraio 2006, n. 52, art. 14 in vigore dal 1.3.06 e senza alcuna disciplina transitoria.

5. – Al riguardo, l’abrogazione di tale previsione di non impugnabilita, disposta dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 49, comma 2, non può avere effetto nel caso in esame, perchè essa opera solo con riguardo ai giudizi pendenti in primo grado al 4.7.09, ai sensi del combinato disposto dei commi 1 e 2, art. art. 58 della citata L. n. 69 del 2009.

6. – Orbene, il regime di impugnazione di una sentenza – e cioè la facoltà di impugnativa, i modi ed i termini per esercitarla – resta regolato dalla legge processuale in vigore al momento della sua pubblicazione (tra le altre: Cass. sez. un. 20 dicembre 2006 n. 27172 e 27 luglio 2007 n. 16618).

7. Di conseguenza:

7.1. se la sentenza sull’opposizione dispiegata ex artt. 615 o 619 c.p.c. sia stata pubblicata prima del 1.3.06, essa resta esclusivamente appellabile (cfr. Cass. 20 settembre 2006 n. 20414);

7.2. se essa sia stata pubblicata a partire da tale data, ma fino al 4.7.09, qualunque sia l’epoca di instaurazione del processo sia stato iniziato, non è più ammissibile il rimedio dell’appello in forza dell’ultimo periodo dell’art. 616 c.p.c,, come introdotto dalla L. 52 del 2006, ma solo quello del ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7 (Cass., ord. 22 settembre 2009 n. 20392, espressamente in tema di opposizione di terzo all’esecuzione);

7.3. se infine essa sia resa in un giudizio pendente ancora in primo grado al 4.7.09, essa torna ad essere appellabile (Cass. ord. 27 settembre 2010 n. 20324).

8. – Va poi ribadita la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 616 c.p.c., ult. periodo, nella parte in cui sopprimeva il regime di appellabilità delle sentenze rese all’esito di un’opposizione all’esecuzione o di terzo (tra le ultime, v. Cass. 8 febbraio 2011 n. 3056);

8.1. perchè non si hanno motivi per non confermare l’orientamento di questa Suprema Corte, espresso al riguardo ad iniziare da Cass. 18 gennaio 2008 n. 976, riguardo al quale non vengono dal ricorrente specificamente prospettati motivi nuovi di confutazione delle tesi adottate in detta ultima pronuncia, nè in Corte cost. n. 53/08 e nelle successive ordinanze del giudice delle leggi;

8.2. perchè l’intervenuta soggezione della fattispecie al richiamato e bene individuato regime transitorio comporta la necessità di vagliare l’ulteriore profilo della legittimità costituzionale della protrazione temporale di una tale applicabilità, normalmente invece rimessa ad ampia discrezionalità del legislatore e salvo il solo caso, che non pare qui ricorrere, del ed, eccesso di potere legislativo: senza tuttavia che la ricorrente, nemmeno negli atti ancora a lei consentiti anche in questa sede, abbia affrontato tale profilo.

9. – Poichè, nel caso di specie, l’appello è stato dispiegato avverso una sentenza in primo grado dep. tra il 1 marzo 2006 ed il 4 luglio 2009, correttamente esso è stato dichiarato inammissibile.

10. Si propone, pertanto, il rigetto del ricorso da adottarsi ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Non sono state presentate conclusioni scritte; tuttavia, il ricorrente ha presentato memoria, ai sensi del terzo comma dell’art. 380 bis cod. proc. civ. (con ulteriore mandato agli stessi difensori officiati con mandato a margine del ricorso, avv. Gianfranco Nasuti e Guido Orlando) ed il suo difensore è comparso in camera di consiglio per essere sentito; dal canto suo, la controricorrente – benchè ritualmente e tempestivamente avvisata – e gli altri intimati non hanno chiesto di essere ascoltati.

3. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di dovere fare proprio il contenuto della sopra trascritta relazione, visto che le repliche alla stessa, contenute nella memoria depositata dal ricorrente, benchè esprimano la soggettiva opinione della parte in ordine ai vizi motivazionali in cui sarebbe incorso il giudice a quo, non giustificano il superamento delle considerazioni svolte nella relazione medesima: e tanto perchè la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale si riconduce ad un orientamento ormai consolidato anche nella giurisprudenza di questa Corte di legittimità (in ordine al quale vedansi anche: Cass., ord. 30 giugno 2011, n. 14502; Cass. 12 maggio 2011, n. 10451; Cass. 21 gennaio 2011, n. 1402) e quindi ai sensi dell’art. 360 bis cod. proc. civ., comma 1, n. 1, anche sotto il profilo della mancata specifica considerazione dell’intervenuta abrogazione della norma e quindi sotto il profilo di cui al paragrafo 8.2 della relazione, affrontato solo superficialmente nella memoria della ricorrente. Pertanto, ai sensi degli artt. 380 bis e 385 cod. proc. civ., il ricorso va rigettato; ma sulle spese del giudizio di legittimità non vi è luogo a provvedere, non avendo gli intimati qui svolto alcuna attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 5 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 17 agosto 2011

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