Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17321 del 13/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 13/07/2017, (ud. 28/06/2017, dep.13/07/2017),  n. 17321

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25402/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma alla Via dei

Portoghesi n. 12 è domiciliata;

– ricorrente –

contro

Nettuno Costruzioni s.r.l.;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 157/22/11 depositata il 18 novembre 2011.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 28 giugno

2017 dal Consigliere Dott. Enrico Carbone.

Fatto

FATTO E DIRITTO

atteso che:

– L’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione con tre motivi avverso il rigetto dell’appello contro l’annullamento di primo grado della cartella di pagamento notificata a Nettuno Costruzioni s.r.l. per recupero d’imposta in seguito a controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi dell’anno 2004.

– Il primo motivo di ricorso denuncia error in procedendo, per non aver il giudice d’appello rilevato che la procura alla lite in calce all’atto d’integrazione del contraddittorio notificato dalla contribuente all’Agenzia era nulla perchè non sottoscritta dalla parte.

– Il primo motivo è infondato: il difensore munito di procura alla lite non ha necessità di un’ulteriore procura per integrare il contraddittorio su ordine del giudice, trattandosi di un atto del medesimo processo e compiuto nell’interesse della parte, atto incluso quindi nel mandato originario ai sensi dell’art. 84 c.p.c. (Cass. 31 gennaio 1983, n. 849, Rv. 425604); nella specie, il giudice d’appello attesta che la procura era stata ritualmente conferita in calce al ricorso contro il concessionario della riscossione, sicchè, in base ad essa, il procuratore della contribuente poteva senz’altro eseguire l’ordine giudiziale d’integrazione del contraddittorio verso l’Agenzia delle Entrate.

Il secondo motivo di ricorso denuncia violazione del D.M. n. 321 del 1999, art. 1, il terzo violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, per aver il giudice d’appello ritenuto sufficiente a invalidare la cartella che questa non indicasse le date di scadenza dei versamenti omessi e che in giudizio non fossero state prodotte le comunicazioni di irregolarità.

– Il secondo motivo e il terzo sono inammissibili: il ricorso per cassazione avverso la sentenza sulla legittimità formale di una cartella di pagamento è inammissibile per difetto di autosufficienza qualora non riproduca la cartella medesima, ciò precludendo alla Corte le necessarie verifiche contenutistiche (Cass. 29 luglio 2015, n. 16010, Rv. 636268); nella specie, l’Agenzia ha omesso la trascrizione di autosufficienza, nonostante la dettagliata censura rivolta dal giudice d’appello all’intero apparato motivazionale della cartella (scadenze di pagamento, tipologie d’imposta, natura degli omessi versamenti, discrasie delle comunicazioni di irregolarità).

– Nulla sulle spese di questo giudizio, in difetto di costituzione dell’intimata.

PQM

 

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 28 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 luglio 2017

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