Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17320 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 17/06/2021, (ud. 25/03/2021, dep. 17/06/2021), n.17320

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

Dott. SAIEVA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 607/2015 R.G. proposto da:

I.L., rappresentato e difeso dall’avv. Mario Mascaro (fax

(OMISSIS) – pec: mario.mascaro.avvocaticatanzaro.legaimail.it)

presso il cui studio in Roma, Via Albalonga n. 30, è elettivamente

domiciliato;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio,

n. 3247/14/2014 pronunciata il 13.5.2014 e depositata il 15.5.2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 25 marzo 2021

dal consigliere Dott. Saieva Giuseppe.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. I.L. impugnava due avvisi di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate di Roma aveva determinato il reddito imponibile da fabbricati per canoni di locazione non dichiarati per gli anni 2004 e 2005, in applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41 ter, comma 2, introdotto dalla L. 3 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 342, contestando, sulla base del p.v.c. della Guardia di Finanza in data 31 marzo 2009, che il contribuente aveva omesso di registrare il contratto di locazione “ad uso abitativo per studenti universitari” stipulato con M.V.P..

2. La Commissione adita accoglieva il ricorso avverso l’avviso di accertamento per l’anno di imposta 2004 e confermava la legittimità dell’avviso solamente per l’anno di imposta 2005.

3. Avverso tale decisione il contribuente proponeva appello, che la Commissione Tributaria Regionale del Lazio rigettava con sentenza n. 3247/14/14, depositata il 15.5.2014.

4. Il contribuente ha quindi proposto ricorso per la cassazione della decisione anzidetta, affidato ad un unico motivo, cui l’Agenzia resiste, riservandosi di partecipare alla eventuale discussione orale.

5. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza camerale del 25 marzo 2021, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con un unico motivo il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, una pluralità di censure per violazioni e false applicazioni di norme di diritto sostanziale: in particolare, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41-ter; dell’art. 112 c.p.c.; dell’art. 7 dello Statuto del contribuente; delle norme sull’interpretazione dei contratti (artt. 1362 c.c. e s.s.), nonchè della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 343. Dette censure non appaiono tuttavia meritevoli di accoglimento.

2. In primo luogo il ricorrente deduce la nullità dell’avviso di accertamento per violazione dell’art. 7 del cd. Statuto dei diritti del contribuente (I. 12.7.2000, n. 212) lamentando che all’atto impugnato non era stato allegato il verbale redatto dalla Guardia di Finanza relativo all’intervista della locataria ( M.) sicchè non aveva alcuna possibilità di risalire al reale contenuto delle dichiarazioni rese dalla medesima che l’ufficio aveva posto a base del provvedimento.

2.1. Detta censura è priva di fondamento, atteso che, come evidenziato dalla C.T.R., l’avviso, motivato per relationem, conteneva in sè tutti gli elementi necessari per assicurare il diritto di difesa del contribuente.

3. Il ricorrente deduce poi inapplicabilità della presunzione legale di locazione quadriennale prevista a ritroso dall’art. 41-ter per i contratti non registrati.

3.1. Anche tale censura si appalesa tuttavia infondata. Va infatti osservato che la legge finanziaria L. 30 dicembre 2004, n. 311 art. 1, comma 343, precisa che le disposizioni di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 52-bis e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41-ter non sono applicabili ai contratti di locazione di immobili a uso abitativo stipulati o rinnovati a norma della L. n. 431 del 1998, art. 2, comma 3, e art. 4, commi 2 e 3, ovverossia dei contratti di locazione cosiddetti “concordati” (o con canone concordato), i quali pertanto esulano dall’ambito di applicazione della fattispecie in esame.

4. Quanto alla falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41-ter in quanto nel caso di specie si tratterebbe di mero ritardo della registrazione del contratto e non di omissione, correttamente la C.T.R. ha ritenuto che la registrazione del contratto, effettuata dal locatore solo dopo l’avvio dei controlli della Guardia di finanza, la rendevano evidentemente omessa.

5. Il ricorrente deduce poi una ulteriore violazione dell’art. 41-ter citato con riferimento alla prova contraria richiesta per contestare la presunzione legale di durata quadriennale (a ritroso) del contratto di locazione, ritenendo che – a fronte della sua affermazione di non avere locato l’immobile nel quadriennio precedente – l’onere di fornire la prova contraria gravava sull’amministrazione finanziaria.

5.1. Al riguardo va osservato che, in caso di omessa registrazione del contratto di locazione, l’azione accertativa dell’Amministrazione, è rafforzata dal legislatore attraverso l’introduzione di una presunzione iuris tantum, prevista dall’art. 41-ter, comma 2, per effetto della quale, in assenza di contratto registrato, il riscontro del rapporto di locazione, determina in primo luogo la possibilità di presumere l’esistenza della locazione anche per i quattro periodi d’imposta anteriori a quello nel corso del quale è stata rilevata; e in secondo luogo di presumere la corresponsione di un canone locativo pari al 10 per cento del valore dell’immobile. In merito alla prima presunzione la disposizione richiede che l’eventuale prova contraria sia “documentata”; a tal fine la dottrina ritiene che la norma non precluda una prova contraria di tipo presuntivo, purchè fondata su un fatto noto provato documentalmente, sicchè, come sostenuto da autorevole dottrina, la norma servirebbe ad affermare l’irrilevanza, anche indiziaria, delle dichiarazioni dei terzi a discarico; il che realizzerebbe, però, una sorta di asimmetria probatoria, potendo il fisco adoperare l’intervista fatta all’occupante dell’alloggio, senza che la parte contribuente possa difendersi sullo spesso piano. Invero l’odierno contribuente si difende soprattutto denunciando che la C.T.R. avrebbe trascurato una serie di dati documentali, logici e circostanziali (quali l’intestazione a se medesimo delle utenze, l’assenza da Roma della M. negli anni antecedenti al 2008, in quanto frequentatrice di altra scuola in altra città ed altro ancora); elementi di cui la C.T.R. ha invero tenuto conto, senza tuttavia attribuire loro una idoneità decisiva a vincere la presunzione prevista e senza che il ricorrente abbia dal canto suo denunciato esplicitamente un errore di giustificazione della decisione di merito sul fatto, ex art. 360 c.p.c., n. 5 per omesso esame di fatti decisivi, nè ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 per mancato rispetto dei canoni del ragionamento inferenziale di cui agli artt. 2727 e 2729 c.c..

6. Quanto, infine, alla doglianza del mancato contraddittorio preventivo che l’Ufficio avrebbe dovuto instaurare con il presunto locatore, si osserva che a parte la genericità, la censura si rivela inammissibile per difetto di autosufficienza; principio, sancito dall’art. 366 c.p.c., in base al quale, qualora il ricorrente censuri la sentenza di una commissione tributaria regionale, è necessario, a pena di inammissibilità, che il ricorso riporti testualmente le censure formulate con l’atto di appello o quanto meno ne riassuma il contenuto al fine di consentire a questa Corte, esclusivamente in base al ricorso medesimo, la verifica necessaria per escludere (o meno) la novità della questione sollevata (cfr. Cass. Sez. 5, n. 9536 del 19/04/2013; Sez. 5, n. 2928 del 13/02/2015; Sez. 5, n. 26200 del 18/11/2020).

Il ricorso va pertanto rigettato. Nulla per le spese non avendo l’ufficio finanziario svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

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