Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1732 del 20/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 20/01/2022, (ud. 21/09/2020, dep. 20/01/2022), n.1732

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18802-2020 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DI VILLA

PAMPHILI, 59, presso lo studio dell’avvocato MARIA SALAFIA,

rappresentato e difeso dagli avvocati RENATO BIANCHINI, VITALIANA

VITALETTI BIANCHINI;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE della PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo studio dell’avvocato

CHERUBINA CIRIELLO, che lo rappresenta e difende unitamente agli

avvocati PAOLA MASSAFRA, LUCIA POLICASTRO, ANGELO GUADAGNINO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 61/2020 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 26/05/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 21/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

BELLE’.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. la Corte d’Appello di Ancona, decidendo in sede di rinvio, ha rigettato la domanda proposta da M.A. avverso l’INPS per il riconoscimento delle differenze retributive in ragione dello svolgimento di mansioni superiori (C4) in luogo di quelle di formale inquadramento (C3) per il periodo ancora qui in discussione dal (OMISSIS) al (OMISSIS);

2. il rinvio era stato disposto dalla S.C., perché la Corte d’Appello, nella sentenza poi cassata, aveva riconosciuto il diritto sulla base di precedente giudicato per altro antecedente periodo, senza accertare il perdurante esercizio delle mansioni superiori e senza considerare il sopravvenire al giudicato della regolazione delle classificazioni da parte di un diverso CCNL;

3. il giudice del rinvio, oltre a prendere atto di ciò, ha applicato l’ulteriore principio stabilito dalla S.C. (Cass. n. 29624 del 2019) secondo cui con i CCNL degli enti pubblici non economici del 2006/2009, stipulati nel 2007, vi era fungibilità di incarichi all’interno delle Aree, sicché l’attività svolta non poteva più dirsi integrare mansioni superiori;

4. M.A. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi, resistiti da controricorso dell’INPS;

5. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;

6. l’INPS ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. i tre motivi del ricorso affrontano, da diversi punti di vista il tema, centrale nella presente causa, degli effetti sulla classificazione dei lavoratori derivanti dalla nuova contrattazione collettiva per il periodo 2006/2009;

2. il ricorrente con il primo motivo afferma la violazione di norme di diritto e dei contratti collettivi (art. 360 c.p.c., n. 3) ed omesso esame di un fatto decisivo, rimarcando come vi fosse prova documentale dello svolgimento da parte sua delle mansioni già classificate come C4, con differenze retributive già riconosciute per un periodo antecedente, sicché, avendo egli svolto tali mansioni anche dopo l’entrata in vigore del nuovo CCNL, la linea interpretativa adottata dalla Corte del rinvio finiva per determinare una sorta di “illegittima retrocessione” nei suoi confronti;

3. il secondo motivo denuncia la violazione dell’art. 2697 c.c., nonché degli artt. 113,115 e 116 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) oltre ad omesso esame di un fatto decisivo, sottolineando come la Corte territoriale avesse deciso senza consentire di comprovare alcunché, escludendo a priori lo svolgimento di mansioni superiori;

4. il terzo motivo adduce considerazioni analoghe a quelle dei primi due, ma sotto il profilo della violazione dell’art. 112 c.p.c. (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4), per non avere il giudice minimamente giustificato la decisione di ignorare l’istruzione probatoria necessaria alla definizione del contenzioso;

5. i motivi, tra loro connessi, possono essere esaminati congiuntamente e sono infondati, avendo la Corte territoriale fatto puntuale applicazione del principio delineato da questa S.C., secondo cui “in materia di impiego pubblico contrattualizzato, l’equivalenza formale delle mansioni può essere definita dai contratti collettivi anche attraverso la previsione di aree omogenee nelle quali rientrino attività tutte parimenti esigibili e ciò ancorché, secondo una precedente classificazione, tali diverse attività – poi ricomprese nelle medesime aree – fossero da considerare come mansioni di diverso rilievo professionale e retributivo; pertanto, al dipendente che abbia svolto, nel previgente regime, mansioni considerate superiori a quelle di inquadramento, ricevendo il corrispondente maggior trattamento retributivo, e prosegua nello svolgimento delle medesime nella vigenza della nuova contrattazione – in cui sia le mansioni di cui al precedente inquadramento, sia quelle richieste, rientrino nell’ambito della stessa area – compete il solo trattamento proprio di quell’area e della posizione meramente economica di inquadramento secondo la nuova contrattazione, senza che, in mancanza di espresse previsioni contrarie di diritto transitorio della contrattazione collettiva sopravvenuta, l’assetto complessivo dei rapporti di lavoro quale definito da quest’ultima possa essere sindacato o manipolato, in vista della salvaguardia di pretese individuali fondate sulla previgente disciplina” (Cass. n. 29624 del 2019; v. poi Cass. n. 21485 del 2020;

6. è indubbio che ciò possa comportare che quanto nel sistema precedente costituiva esercizio di mansioni superiori, non lo sia più, a meno che non vi sia superamento anche di Area come non è nel caso di specie, e sia pianamente esigibile dal datore di lavoro nel nuovo sistema contrattuale, insindacabilmente ispirato all’intento di assicurare flessibilità nell’utilizzazione degli impiegati pubblici;

7. è conseguentemente chiaro che, pretendendo il ricorrente un miglior trattamento all’interno sempre dell’Area C, quale effetto di un non più esistente svolgimento di mansioni superiori, nulla vi era da istruire e del tutto correttamente la Corte del rinvio ha definito la causa sulla base di sole considerazioni giuridiche;

8. resta al di fuori dell’oggetto del contendere, in quanto non riguardante il tema del rapporto tra livelli e mansioni, ogni questione sul (diverso) aspetto concernente il diritto del M. a percepire l’indennità di posizione organizzativa, in ragione del valido conferimento in suo favore di un tale incarico o per lo svolgimento di fatto di esso, quale che fosse il suo inquadramento;

9. al rigetto del ricorso segue la regolazione secondo soccombenza delle spese di giudizio.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controparte delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali in misura del 15 % ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello rispettivamente previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 21 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2022

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