Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17284 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 17/06/2021, (ud. 03/03/2021, dep. 17/06/2021), n.17284

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28999/2015 proposto da:

PERFETTA S.R.L. in liquidazione, con sede legale in (OMISSIS) (C.F.:

(OMISSIS)), nella persona del suo liquidatore Dott.

P.N., nato (OMISSIS) e residente in (OMISSIS) (C.F.: (OMISSIS)),

rappresentata e difesa nel presente giudizio, giusta procura in

calce al ricorso, dal Prof. Avv. Augusto Fantozzi (C.F.: (OMISSIS))

e dall’Avv. Andrea Aliberti (C.F.: (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata presso il loro studio, sito in Roma alla Via Sicilia n.

66;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Direttore

pro tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale

dello Stato (C.F.: 80224030587), presso i cui uffici è domiciliata

in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

– avverso la sentenza n. 2074/27/2015 emessa dalla CTR Sicilia in

data 20/05/2015 e non notificata;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere Dott. Andrea

Penta.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

L’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Messina, impugnava la sentenza n. 1/07 del 3.4.2007, con la quale la CTP di Messina aveva annullato l’avviso di liquidazione per il recupero dell’imposta suppletiva di registro in relazione al decreto di trasferimento emesso dal Tribunale di Messina n. 486/94 del 4.7.2005, registrato il 20.7.2005, con il quale lo stesso aveva proceduto alla vendita di due immobili di proprietà dell’esecutato A.A., per il complessivo importo di Euro 2.609.000,00, in favore dell’aggiudicataria TOROS S.r.l.. L’Ufficio riteneva che in sede di registrazione del suddetto decreto fosse stata erroneamente applicata l’aliquota dell’1%, invece di quella del 7%, nonostante in pendenza della procedura esecutiva il debitore esecutato avesse conferito i detti immobili nella società TOROS S.r.l..

La CTP aveva condiviso il rilievo di parte ricorrente (la TOROS S.r.l.), secondo cui al decreto del giudice dell’esecuzione andava applicata l’imposta di registro con l’aliquota dell’1%, in quanto tale atto non era un decreto di trasferimento in senso costitutivo, essendosi limitato nella sostanza a confermare l’avvenuto trasferimento di proprietà, con effetti dichiarativi. I primi giudici avevano affermato che, se un soggetto adotta un atto di conferimento in società di un immobile gravato da procedura esecutiva ipotecaria e la società destinataria del conferimento è riconosciuta già proprietaria con decreto del giudice dell’esecuzione, i predetti due separati atti, secondo la legge sull’imposta di registro, erano meramente strumentali rispetto all’effetto giuridico finale, costituito dal trasferimento (dichiarativo) dell’immobile alla società. I due negozi andavano, quindi, considerati, dal punto di vista della speciale legge dell’imposta di registro, come un fenomeno unitario, anche in base al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20.

Con l’atto di appello l’Ufficio censurava la sentenza e ne chiedeva la riforma, rilevando che la richiesta dell’imposta era legittima perchè il trasferimento degli immobili si era effettivamente verificato a seguito del provvedimento del giudice dell’esecuzione, dal quale si evinceva la natura costitutiva del decreto, contrariamente alla natura dichiarativa attribuita dai primi giudici.

La società appellata, costituendosi, evidenziava, per quanto qui ancora rileva, che l’atto pubblico di conferimento degli immobili alla società TOROS S.r.l. aveva già scontato le imposte sui trasferimenti immobiliari. Con sentenza del 20.5.2015, la CTR Sicilia accoglieva l’appello principale, sulla base delle seguenti considerazioni:

1) l’atto di conferimento in società degli immobili gravati da procedura esecutiva ipotecaria era inefficace, ex art. 2915. c.c., nei confronti. del creditore pignorante e degli altri intervenuti nel processo esecutivo, con la conseguenza che solo con il decreto di trasferimento emesso dal Tribunale si erano prodotti gli effetti di vendita, ivi compreso il passaggio della proprietà e del possesso dei beni immobili;

2) il richiamo dei primi giudici al T.U. n. 131 del 1986, art. 20, non appariva conducente alla soluzione della controversia, posto che in tema di imposta di registro occorreva avere riguardo alla natura ed agli effetti giuridici dell’atto sottoposto a registrazione, non avendo alcuna rilevanza che gli immobili fossero stati oggetto di conferimento in società, in epoca anteriore decreto di trasferimento del Tribunale;

3) ne derivava che il decreto di trasferimento doveva essere assoggettato all’imposta proporzionale di registro, ai sensi del T.U. approvato con D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, tariffa allegato A), parte prima, art. 8, lett. a), del dando rilevanza all’autonomia dell’atto sottoposto a registrazione.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la Perfetta s.r.l. in liquidazione, sulla base di due motivi.

L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2913,2915 e 2464 c.c. e dell’art. 586 c.p.c., con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per aver la CTR ritenuto che, essendo l’atto di conferimento in società dell’immobile gravato da procedura esecutiva inefficace, ai sensi dell’art. 2915 c.c. (recte, 2913), solo con il decreto di trasferimento emesso dal tribunale si sarebbero prodotti, con efficacia costitutiva, gli effetti della vendita (ivi compreso il passaggio della proprietà e del possesso dei beni immobili).

1.1. Il motivo è fondato nei termini che seguono.

E’ incontestabile che il conferimento in società di beni già assoggettati a pignoramento resti inefficace ai sensi dell’art. 2915 c.c. nei confronti del creditore pignorante (Sez. 1, Sentenza n. 992 del 04/02/1987).

Tuttavia, occorre chiarire in che cosa si sostanzia tale inefficacia.

Risulta ormai acquisito in dottrina e in giurisprudenza il convincimento secondo cui l’atto di alienazione (cui è equiparabile quello di conferimento) del bene pignorato trasferisce efficacemente la proprietà sul piano sostanziale erga omnes (anche nei confronti del creditore procedente), ma tale trasferimento non è idoneo a fondare una opposizione ex art. 619 c.p.c. Pertanto, se l’acquirente del bene pignorato fonda la sua opposizione su un atto di disposizione, inefficace ex art. 2913 c.c. rispetto al creditore, l’opposizione deve essere rigettata.

Ulteriore corollario di tale impostazione è che, essendo l’atto di disposizione, sul piano sostanziale, valido ed efficace anche nei confronti del creditore procedente, la proprietà del bene pignorato non resta in capo al debitore esecutato, ma passa all’acquirente (conferitario). Il diritto acquistato dal terzo resta, però, in una situazione di “limbo”, fino a quando resta in piedi la procedura esecutiva, prevalendo medio tempore, ai sensi dell’art. 2914 c.c., n. 1, colui, tra il creditore procedente e l’avente causa dal debitore esecutato, che abbia trascritto per primo il proprio atto.

Inoltre, poichè la disposizione da ultima menzionata deve conservare al creditore procedente i diritti che sul bene spettavano al debitore esecutato e non far acquistare più diritti di quelli che aveva il debitore, oggetto dell’espropriazione rimane il diritto del debitore esecutato e non quello dell’acquirente del bene pignorato.

Dalle considerazioni che precedono deriva che, qualora la procedura esecutiva non si concluda con l’aggiudicazione del bene ad altro soggetto all’esito di un’apposita procedura di vendita, l’acquisto operato dal terzo in pendenza del pignoramento, precario nel corso della procedura esecutiva, acquisisce definitiva intangibilità con la sua estinzione (ipotesi nella quale si dispone comunque la cancellazione della trascrizione del pignoramento, ex art. 632 c.p.c.).

Si pone in linea con quanto esposto una risalente pronuncia di questa Corte (Sez. 2, Sentenza n. 5333 del 12/10/1979), a mente della quale “L’indisponibilità del bene pignorato trova la sua sanzione, agli effetti civili, esclusivamente nell’art. 2913 c.c., che commina l’inefficacia delle alienazioni compiute in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione, sicchè non potendo farsi derivare dal pignoramento alcuna modificazione della capacità del debitore esecutato, nè alcuna trasformazione giuridica del bene pignorato, nulla vieta che il debitore possa trasferire ad altri la proprietà del bene stesso; analogamente, a norma dell’art. 2914 c.c., l’alienazione di beni immobili, già perfetta al momento in cui questi vengono pignorati, ma non ancora trascritta, è solo inefficace nei confronti della suddetta categoria di creditori. Ne consegue che il pignoramento di un bene immobile, che abbia già formato oggetto di un contratto di compravendita concluso mediante scrittura privata, non incide sulla possibilità giuridica della traduzione del negozio in atto pubblico (e, in difetto di questo, sul diritto del compratore a chiedere l’accertamento dell’avvenuto trasferimento di proprietà dell’immobile stesso in base al contratto già perfetto di compravendita), anche se gli effetti dell’atto pubblico trascritto, nei confronti del terzo creditore, che nel frattempo abbia pignorato il bene, sono subordinati al venire meno delle ragioni di salvaguardia della garanzia spettante sul bene pignorato, al creditore pignorante contro il debitore esecutato”.

E’ chiaro che l’atto di conferimento perderebbe i suoi effetti, qualora, all’esito della procedura esecutiva, l’immobile già conferito venisse invece aggiudicato in favore di altro soggetto.

Alla luce delle considerazioni che precedono, la sentenza impugnata va cassata nella parte in cui ha affermato che, essendo l’atto di conferimento in società dell’immobile gravato da proceduta esecutiva ipotecaria inefficace, ai sensi dell’art. 2915 c.c., nei confronti del creditore procedente e di quelli eventualmente intervenuti, solo con il decreto di trasferimento emesso dal g.e. si potrebbero produrre erga omnes gli effetti della vendita (recte, del conferimento), ivi compreso il passaggio della proprietà e del possesso dei beni immobili.

Va, pertanto, enunciato il seguente principio di diritto:

“Premesso che l’atto di conferimento ad una società di un bene immobile pignorato, operato dal debitore esecutato in pendenza della procedura esecutiva, non è di per sè invalido nè – fatta eccezione per il creditore procedente e per quelli eventualmente intervenuti nell’esecuzione inefficace, al decreto di trasferimento dello stesso immobile emesso dal GE a favore della società conferitaria-aggiudicataria deve applicarsi l’imposta di registro in misura proporzionale D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa allegate, prima parte, ex art. 8, lett. a) o c), a seconda che sia ad esso riconoscibile, all’esito della ricostruzione della fattispecie come risultante sia dall’atto di conferimento sia dalle risultanze della procedura espropriativa, effetto costitutivo ovvero meramente dichiarativo del trasferimento della proprietà.”.

1.2. Non avendo, peraltro, la CTR preso posizione su altri profili rilevanti della controversia (avuto particolare riguardo all’idoneità traslativa originaria del conferimento, all’aggiudicazione dei due beni immobili in sede esecutiva, in favore della stessa società conferitaria, per il prezzo di Euro 2.609.000,00, a fronte del precedente aumento del capitale sociale della medesima da Euro 100.000,00 ad Euro 101.000,00, all’avvenuto o meno versamento del predetto prezzo da parte dell’aggiudicataria e all’intervenuta o meno distribuzione dell’eventuale ricavato in favore del (dei) creditore (i)), che assumono valenza dirimente ai fini della qualificazione del decreto di trasferimento emesso dal g.e. come atto avente natura costitutiva (traslativa) o dichiarativa, si rende necessario rinviare la causa alla CTR Sicilia, affinchè, in applicazione dell’enunciato principio, la decida nel merito.

In particolare, il giudice del rinvio dovrà valutare – all’esito della complessiva riconsiderazione della fattispecie siccome risultante sia dal conferimento sia dall’aggiudicazione – se il decreto di trasferimento in questione andava sottoposto a tassazione proporzionale, in (prioritaria) considerazione ò degli “effetti giuridici dell’atto ò presentato alla registrazione” (D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20), quale provvedimento giudiziale sprovvisto di effetti traslativi e meramente dichiarativo o, viceversa, con conseguente sua sottoposizione all’aliquota (all’epoca vigente) del 7% propria dei provvedimenti traslativi (D.P.R. n. 131 del 1986, tariffa allegata, parte prima, art. 8, comma 1, lett. a) e c)).

2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa, parte I, art. 20 e art. 8, lett. a), b) e c), con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per aver la CTR ritenuto non pertinente il richiamo operato dalla CTP all’art. 20 citato, laddove, al fine di individuare il regime impositivo di un atto, è necessario indagare quale sia il negozio giuridico in esso effettivamente posto in essere.

2.1. Il motivo resta assorbito nell’accoglimento del primo.

3. La sentenza impugnata va, pertanto, cassata, con rinvio della causa, anche per le spese del presente grado di giudizio, alla CTR Sicilia in diversa composizione.

PQM

La Corte:

– accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara assorbito il secondo;

– cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese del presente grado di giudizio, alla CTR Sicilia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della V Sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, tenutasi con modalità da remoto, il 3 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

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