Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17284 del 13/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 13/07/2017, (ud. 13/06/2017, dep.13/07/2017),  n. 17284

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. SCARCELLA Alessio – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 30540-2011 proposto da:

MEDIOLEASING SPA in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA G.B. VICO 1, presso lo studio

dell’avvocato LORENZO PROSPERI MANGILI, che lo rappresenta e difende

giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonchè contro

MINISTERO ECONOMIA E FINANZE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 88/2011 della COMM. TRIB. REG. di PERUGIA,

depositata il 20/05/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/06/2017 dal Consigliere Dott. STALLA GIACOMO MARIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO IMMACOLATA che ha concluso per l’accoglimento per quanto di

ragione del ricorso;

udito per il controricorrente l’Avvocato GAROFOLI che ha chiesto il

rigetto.

Fatto

FATTI RILEVANTI E RAGIONI DELLA DECISIONE

p. 1. La Medioleasing spa propone tre motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 88/03/11 del 20 maggio 2011 con la quale la commissione tributaria regionale dell’Umbria, a conferma della prima decisione, ha ritenuto legittimo l’avviso di liquidazione notificatole dall’agenzia delle entrate per imposta ipotecaria e catastale proporzionale (ridotta del 50%, trattandosi di acquisto da parte di società di leasing) sull’atto 8 maggio 2008 con il quale essa aveva acquistato un fabbricato strumentale che assumeva ancora allo stato “grezzo” (atto inizialmente assoggettato ad Iva in misura ordinaria, e ad imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa).

La commissione tributaria regionale, in particolare, ha ritenuto che: – assodata fosse, nella specie, la qualità di “bene strumentale” dell’immobile compravenduto, perchè avente destinazione ad uffici, e suscettibile di accatastamento in categoria A/10; – alla data del trasferimento, l’immobile dovesse ritenersi non “al grezzo” ma già ultimato, così come desumibile da varie clausole contrattuali logicamente implicanti l’immediata disponibilità e possibilità di godimento dell’immobile stesso; trattandosi di atto di compravendita successivo al D.L. n. 233 del 2006, convertito in L. n. 248 del 2006 (art. 35, comma 10 bis, lett. a) e b)), le imposte ipotecarie e catastali andassero nella specie applicate in misura proporzionale, anche se relative ad un trasferimento di cespite strumentale assoggettato ad Iva perchè non ricompreso D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 10, comma 1, n. 8 ter.

Resiste con controricorso l’agenzia delle entrate.

p. 2.1 Con il primo motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – contraddittorietà ed illogicità della motivazione in ordine ad un fatto decisivo del giudizio, costituito dal carattere strumentale attribuito al fabbricato compravenduto. Ciò nel senso che qualora, come ritenuto dalla commissione tributaria regionale, tale fabbricato avesse in effetti avuto natura strumentale, il suo trasferimento sarebbe stato assoggettato ad Iva (perchè escluso dal novero delle esenzioni D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 10, comma 1, n. 8 ter) e, per ciò soltanto, assoggettato ad imposta ipocatastale in misura fissa, in forza del principio di alternatività. Al contrario, il giudice di appello aveva contraddittoriamente affermato, da un lato, la strumentalità del bene e, dall’altro, la sua tassazione ipocatastale in misura proporzionale.

Con il secondo motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, – violazione della normativa di riferimento (- art. 1 tariffa allegata al D.Lgs. n. 347 del 1990: imposta ipotecaria in misura fissa; – D.Lgs. n. 347 del 1990: imposta catastale in misura fissa; – D.P.R. n. 633 del 1972, art. 2); nonchè motivazione contraddittoria su un fatto decisivo per il giudizio. Per avere la commissione tributaria regionale ritenuto dovuta l’imposta ipocatastale in misura proporzionale ai sensi del D.L. n. 223 del 2006, art. 35, senza considerare che si trattava, nella specie, di beni classificabili allo stato grezzo assoggettati ad Iva D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 2, cit. e, conseguentemente, ad imposta ipocatastale fissa (così come anche desumibile da alcune circolari dell’agenzia delle entrate in materia). Inoltre, la commissione tributaria regionale aveva contraddittoriamente ritenuto dapprima irrilevante, trattandosi di bene immobile strumentale, lo stato di non ultimazione del medesimo; salvo poi ritenere decisiva tale condizione.

Con il terzo motivo di ricorso la società di leasing deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, – violazione delle norme sulla prova (art. 116 c.p.c., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, artt. 2697 e 2729 c.c.), nonchè motivazione omessa, contraddittoria ed illogica. Per avere la commissione tributaria regionale ritenuto ultimato l’immobile in oggetto sulla base dei meri elementi indiziari suscettibili di essere inficiati da tutta una serie di altri elementi da essa contribuente indicati, sebbene nei limiti di prova (dichiarazioni di notorietà ed attestazioni di terzi) consentiti nel processo tributario (tra cui la visura catastale senza attribuzione di rendita, ed attestante lo stato di costruzione in corso; oltre a documentazione attestante le date, successive al rogito, di fine – lavori, agibilità ed abitabilità).

p. 2.2 I tre motivi di ricorso, suscettibili di trattazione unitaria per la loro stretta connessione, sono infondati.

Va considerato che la decisione della commissione tributaria regionale si basa su un dato di fatto tanto rilevante ai fini di causa, quanto pacifico e comunque incontrovertibile nella presente sede di legittimità; costituito dal carattere strumentale dell’immobile compravenduto. Argomentatamente desunto, quest’ultimo, dalla vendita a favore di una società di leasing; dalla destinazione dei locali ad uffici; dalla suscettibilità di accatastamento in categoria A/10 (uffici e studi privati).

Un secondo elemento rilevante della fattispecie è poi costituito dalla sottoposizione del trasferimento in questione (risalente al maggio 2008) alla disciplina introdotta dal D.L. n. 223 del 2006, art. 35, comma 10 bis, convertito in L. n. 248 del 2006, secondo cui: “Al testo unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e catastale, di cui al D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 347, art. 35, comma 10 bis, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’art. 10, comma 1, dopo le parole: “a norma dell’art. 2” sono aggiunte le seguenti: “, anche se relative a immobili strumentali, ancorchè assoggettati all’imposta sul valore aggiunto, di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 10, comma 1, n. 8 – ter)”; b) dopo l’art. 1 della Tariffa è inserito il seguente: “1 – bis. Trascrizioni di atti e sentenze che importano trasferimento di proprietà di beni immobili strumentali, di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 10, comma 1, n. 8 – ter), anche se assoggettati all’imposta sul valore aggiunto, o costituzione o trasferimenti di diritti immobiliari sugli stessi: 3 per cento”.

Dalle innovazioni così apportate alla disciplina dell’imposta ipotecaria e catastale si evince che tali imposte debbono essere applicate in misura proporzionale anche se relative ad atti di trasferimento di immobili strumentali; e ciò indipendentemente dall’assoggettamento di questi ultimi ad Iva.

Si tratta di un elemento normativo di cui la società ricorrente non ha tenuto debito conto; e la cui portata rende ininfluenti le argomentazioni poste a sostegno dei tre motivi di ricorso, tutti in vario modo incentrati sull’asseritamente erronea applicazione, da parte del giudice di merito, di un principio generale – quello di alternatività tra Iva ed imposta di registro/ipocatastale – che non può trovare qui applicazione proprio per effetto della su citata disposizione di deroga; correttamente applicata dalla commissione regionale.

Da ciò deriva, al contempo, la non pertinenza al deciso delle censure così prospettate; anche dell’ultima, tutta basata su un elemento della fattispecie (ultimazione/non – ultimazione del fabbricato compravenduto) che la commissione tributaria regionale ha sì considerato – sulla base di una valutazione in fatto ben argomentata e comunque qui non sindacabile – senza però porla ad effettivo fondamento della ratio decidendi infine adottata; appunto basata sulla univoca e dirimente disciplina risultante dal citato D.L. n. 223 del 2006.

PQM

 

La Corte:

– rigetta il ricorso;

– condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 5.200,00; oltre spese prenotate a debito;

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della quinta sezione civile, il 13 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 luglio 2017

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA