Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17282 del 23/07/2010

Cassazione civile sez. I, 23/07/2010, (ud. 15/06/2010, dep. 23/07/2010), n.17282

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Intesa S. Paolo s.p.a. in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in Roma, via Leonida Bissolati 76, presso

l’avv. Gargani Benedetto, che la rappresenta e difende giusta delega

in atti;

– ricorrente e controricorrente –

contro

Fallimento Telelido s.r.l. in persona del curatore, elettivamente

domiciliato in Roma via Germanico 172 presso l’avv. Ozzola Massimo,

che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;

– controricorrente ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 3575 del

15.9.2008.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15.6.2010 dal Relatore Cons. Dr. Carlo Piccininni;

Uditi gli avv. Roberto Catalano con delega per la ricorrente e

Barbara Silvagni con delega per il fallimento;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per il rigetto di entrambi i

ricorsi.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 23.5.2003 il Tribunale di Roma, in parziale accoglimento della domanda, revocava i pagamenti eseguiti successivamente al 2.4.1996 dalla Telelido s.r.l. in favore dell’Intesa San Paolo s.p.a mediante rimesse sul conto corrente bancario, condannando l’istituto di credito al pagamento di Euro 67.884,90, oltre interessi, in favore del fallimento e compensando le spese del giudizio.

La decisione veniva impugnata sia dalla banca, in via principale, che dal fallimento, in via incidentale, e la Corte di Appello di Roma, in parziale accoglimento di quest’ultimo, compensava nella misura della metà, anzichè per l’intero, le spese di primo grado.

In particolare la Corte confermava che la data della conoscenza dello stato di insolvenza dovesse farsi risalire al 2.4.1996 (anzichè al 26.2.1996 come sostenuto dal fallimento), e ciò tenuto conto della revoca in tale data degli affidamenti già concessi per L. 350.000.000, rispetto alla quale non avrebbe avuto rilevanza sintomatica in senso contrario nè i due nuovi affidamenti per complessive L. 350.000.000 (di cui quello di maggiore importo fino al 30.9.1996) deliberati nello stesso giorno in cui era intervenuta la revoca, nè la successiva definitiva revoca dei fidi avvenuta il 7.6.1996, cui poi in data 23.7.1996 aveva fatto seguito la chiusura del conto.

La ricostruzione contabile, basata sul criterio dell’effettiva disponibilità del saldo, avrebbe poi dato dimostrazione della natura solutoria delle rimesse.

Avverso la decisione Intesa Sanpaolo proponeva ricorso per cassazione articolato in quattro motivi, cui resisteva il fallimento con controricorso contenente ricorso incidentale affidato ad un motivo, a sua volta resistito da Intesa Sanpaolo con controricorso.

Entrambe le parti depositavano infine memoria.

Successivamente la controversia veniva decisa all’esito dell’udienza pubblica del 15.6.2010.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Disposta la riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c., si osserva che con quello principale l’Intesa Sanpaolo ha rispettivamente denunciato: 1) violazione della L. Fall., artt. 67, 2697, 2727, 2729 c.c., con riferimento all’affermata dimostrazione della conoscenza dello stato di insolvenza della Telelido da parte della banca.

In punto di fatto rilevava il ricorrente che il 29.7.1994 il Banco Ambrosiano Veneto (poi divenuto Intesa Sanpaolo) aveva deliberato la concessione in favore della Telelido di un fido ordinario di L. 300.000.000; che il 17.1.1995 lo stesso Banco aveva deliberato un fido supplementare di L. 50.000.000; che il 2.4.1996 aveva poi deliberato la revoca dei detti fidi e la contestuale concessione di due fidi di pari ammontare, di cui uno a tempo indeterminato e l’altro, di maggiore importo, fino al 30.9.1996; che pertanto l’operazione era sostanzialmente consistita nella sostituzione di un nuovo affidamento a quello precedente e, essendo riconducibile l’operazione ad una riconfermata fiducia in ordine alla solvibilità della Telelido, la stessa non avrebbe potuto essere ragionevolmente interpretata come sintomo della conoscenza dello stato di insolvenza della società poi dichiarata fallita;

2) vizio di motivazione, in relazione all’avvenuta interpretazione della concessione dei fidi in data 2.4.1996 come elemento sintomatico dell’insolvenza;

3) vizio di motivazione per contraddittorietà, avendo la Corte da una parte affermato che l’istituto bancario aveva facoltà di attingere dati dai bilanci societari (oltre che ricevere informazioni dalla centrale rischi) e, dall’altra, escluso che la stessa banca potesse aver percepito le difficoltà finanziarie della Telelido dalla lettura dei bilanci;

4) vizio di motivazione per non aver la Corte chiarito il motivo per cui la concessione dei nuovi affidamenti del 2.4.1996 non avrebbe avuto alcuna valenza per assurgere a elemento di significato antitetico rispetto alla revoca precedente.

Con il ricorso incidentale il fallimento ha poi denunciato vizio di motivazione, in relazione all’affermata non revocabilità delle rimesse effettuate nel periodo 26.2.- 1.4.1996.

La statuizione sarebbe infatti errata, poichè basata su una pretesa tardività del deposito della documentazione prodotta, e ciò contrariamente a quanto effettivamente verificatosi, atteso che documentazione univocamente deponente nel senso indicato sarebbe stata depositata fin dal giudizio di primo grado.

Osserva il Collegio che i motivi 1, 2 e 4 del ricorso principale sono connessi, perchè attengono ad una sostanziale identica censura prospettata sotto angolazioni diverse, essenzialmente consistente nella pretesa erroneità del giudizio della Corte di Appello, nella parte in cui aveva ritenuto irrilevante l’avvenuto rinnovo dei due affidamenti per il medesimo importo complessivo (L. 350.000.000) già concesso, nella stessa data del 2.4.1996 in cui era intervenuta la revoca dei due fidi preesistenti.

Al riguardo va considerato che la Corte di appello ha motivato il proprio convincimento in ordine all’avvenuta dimostrazione della conoscenza dello stato di insolvenza del debitore poi fallito da parte della banca a partire dalla data del 2 aprile 1996, sulla base della revoca di affidamenti già concessi per L. 350.000.000 “a seguito di un andamento fortemente irregolare del conto” (p. 3).

Tenuto infatti conto del più penetrante livello di conoscenza delle banche in ordine alle condizioni economiche dei propri clienti in ragione della possibilità di attingere ai bilanci societari e di ricevere informazioni dalla centrale rischi, la revoca degli affidamenti acquisirebbe il valore sintomatico di prova logica relativamente alla raggiunta consapevolezza di una situazione di crisi patrimoniale dell’impresa.

Tale giudizio, riconducibile a valutazione di merito della Corte territoriale, non sarebbe di per sè suscettibile di censura.

Tuttavia l’Intesa Gestione Crediti aveva fatto rilevare come nello stesso giorno della revoca dei due affidamenti per complessive L. 350.000.000 fosse stato deliberato “un nuovo affidamento ordinario per L. 50 milioni sino a revoca, ed altro supplementare per L. 300 milioni fino al 30 settembre 1996” (pp. 3, 4 della sentenza), deliberazione che secondo il ricorrente avrebbe dovuto essere interpretata nel senso di una riconfermata fiducia in ordine alla solvibilità della Telelido, ma che comunque rappresenta un evento di non marginale rilievo, potenzialmente idoneo a bilanciare, quanto meno in parte, le iniziative di revoca precedentemente adottate.

Viceversa la Corte di appello non ha attribuito alcuna valenza sul piano probatorio all’intervenuto rinnovo degli affidamenti, limitandosi a considerare in proposito che la detta circostanza è “rimasta tecnicamente inspiegata”, dato di per sè insignificante agli effetti della dimostrazione della consapevolezza dell’insolvenza del debitore, “e non adeguatamente chiarita neppure dalla stessa convenuta” (p. 4), così imponendo a quest’ultima un onere probatorio che la normativa, al contrario, pone a carico dell’attore.

La motivazione sul punto della Corte di appello risulta dunque lacunosa, perchè la revoca definitiva dei fidi con effetto immediato è intervenuta con raccomandata del 7.6.1996 ed il giudice del gravame ha ritenuto provato l’elemento soggettivo della revocatoria sulla base di tale semplice dato, senza quindi tener conto degli eventi successivi, e segnatamente del quasi contestuale rinnovo degli stessi fidi.

Non pare infatti dubbio che detto rinnovo possa in astratto essere ragionevolmente interpretato come espressione di una persistente fiducia nei confronti del debitore da parte dell’istituto di credito, mentre la motivazione articolata dalla Corte territoriale a sostegno dell’affermata irrilevanza probatoria della circostanza risulta inadeguata ed insufficiente, essendo incentrata su dati non significativi (quali quello concernente la permanente oscurità tecnica dell’operazione) o errati (quali quello consistente nell’assenza di chiarimenti da parte della banca). I tre motivi sopra indicati risultano quindi fondati, mentre resta assorbito il terzo motivo del ricorso principale.

Quanto a quello incidentale se ne rileva l’infondatezza sotto diversi aspetti, e cioè: in quanto la produzione documentale posta a base della relativa richiesta è stata ritenuta tardiva, e rispetto al detto giudizio di tardività risulta insignificante la circostanza che, anzichè nel giudizio di appello, la detta documentazione sia stata depositata in primo grado con la comparsa conclusionale e con la memoria di replica, vale a dire in violazione dei termini di cui agli artt. 182 e segg. c.p.c., e comunque dopo l’espletamento dell’istruttoria; poichè la Corte di Appello ha esaminato i bilanci che comproverebbero la fondatezza dell’assunto del fallimento (p. 5), ritenendoli inconsistenti sul piano probatorio ed il detto giudizio non è stato censurato; poichè infine si tratta di motivata valutazione di merito, in quanto tale sottratta al sindacato di questa Corte.

Ne consegue conclusivamente la cassazione della sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione, perchè proceda a nuovo esame per stabilire la data cui far risalire la consapevolezza dello stato di insolvenza del debitore da parte della banca, motivando nuovamente, nel caso di conferma della data del 2.4.1996 precedentemente individuata, sulla irrilevanza, ai fini indicati, del rinnovo degli affidamenti avvenuto in tale data.

Il giudice del rinvio provvederà infine anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale nei termini di cui in motivazione, rigetta quello incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione ai profili accolti e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 luglio 2010

 

 

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