Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17277 del 23/07/2010

Cassazione civile sez. I, 23/07/2010, (ud. 03/06/2010, dep. 23/07/2010), n.17277

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PROTO Vincenzo – Presidente –

Dott. SALME’ Giuseppe – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – rel. Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

nella causa iscritta al n. 7767 del Ruolo generale degli affari

civili del 2005, proposta da:

T.M., elettivamente domiciliato in Roma alla Via Tagliamento

n. 55, nello studio dell’avv. Nicola di Pierre, e rappresentato e

difeso, per procura in calce al ricorso, dall’avv. Rondelli Carlo di

Ravenna.

– ricorrente –

contro

1) BANCA ANTONIANA POPOLARE VENETA s.p.a. incorporante per fusione

della Banca nazionale dell’Agricoltura, in persona del legale

rappresentante, elettivamente domiciliato in Roma, Via A. Friggeri

82, presso l’avv. Mario Fiandanese, rappresentata e difesa dall’avv.

Ferrari Roberto di Rimini, per procura in calce al controricorso.

2) UNICREDIT BANCA s.p.a., con sede a Bologna, subentrata alla

Credito romagnolo s.p.a., in persona dell’avv. F.M.

procuratore speciale del Presidente del Consiglio di Amministrazione,

per atto per notar Carlo Vico di Bologna del 6.12.2004 – Rep. n.

99696, elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Zanardelli n. 20

(studio legale dell’avv. Luigi Albisinni), rappresentata e difesa,

per procura in calce al controricorso, dall’avv. Pennesi Mauro di

Rimini;

– controricorrenti –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Bologna n. 1378 del 28

maggio – 18 novembre 2004, notificata il 26 gennaio 2005.

Udita, all’udienza del 3 giugno 2010, la relazione del Cons. Dr.

Fabrizio Forte e sentiti l’avv. Rondelli, per il ricorrente, l’avv.

Fiandanese, per delega, per la controricorrente Banca Antoniana

popolare veneta, e il P.M. Dr. RUSSO Libertino Alberto, che conclude

per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tribunale di Rimini, con sentenza del 17 febbraio 1997, rigettava la domanda di T.M. di condanna al risarcimento del danno della s.p.a. Credito Romagnolo e della Banca Nazionale dell’Agricolture,, per avere l’attore, correntista dell’agenzia di Sant’Arcangelo del Credito sopra indicato versato per l’incasso sul suo conto corrente cinque assegni, tratti sull’agenzia di (OMISSIS) dell’altra banca in suo favore da C.F.L., dei quali il primo era stato incassato mentre gli altri erano tornati insoluti, con la dicitura apposta “fuori termine, non valido per il protesto”.

Le banche convenute affermavano di avere osservato tutte le prassi in uso nei rapporti interbancari, chiedendo il rigetto della domanda, pure per assenza dei danni, conservando comunque il T. le azioni cartolari.

Il Tribunale di Rimini ha respinto la domanda, dopo avere rilevato che i convenuti avevano effettivamente ritardato il procedimento per l’incasso dei titoli del T. ed elevato con ritardo il protesto con condotta per la quale, in rapporto all’an, emergeva chiara la responsabilità dei convenuti che avevano violato sia gli obblighi della banca di cui l’attore era correntista che quelli, di cui all’art. 1717 c.c., della seconda banca submandataria dell’altra.

La domanda di condanna generica del T., però, ad avviso del primo giudice s’era proposta con le conclusioni, e su di essa le convenute non avevano accettato il contraddittorio rifiutando la separazione dei giudizi sull’an, e sul quantum, quest’ultimo comunque non provato, per cui non poteva procedersi alla decisione come richiesta.

Il gravame del T. contro tale sentenza è stato rigettato dalla Corte d’appello di Bologna, con sentenza del 18 novembre 2004, la quale, pur ritenendo non necessaria l’adesione delle controparti per procedere a decisione immediata sull’an, perchè la domanda sin dall’origine era stata di condanna generica, ha negato vi fosse prova anche in astratto del danno, perchè comunque il protesto mancato sarebbe stato necessario al giratario per agire in regresso contro i giranti che nel caso non vi erano, per cui tale atto sarebbe stato inutile per il T., prenditore diretto del titolo senza altri giranti prima di lui.

Ad avviso della Corte di merito, la fondatezza della domanda di condanna generica deriva dall’accertamento della lesività in diritto della condotta dei convenuti, cioè della sua illiceità, indipendentemente dalla potenziale dannosità di essa, mentre in concreto la mancata levata del protesto nessun effetto diretto aveva sul T. in assenza di giranti contro i quali agire in regresso.

Comunque gli assegni erano stati posti all’incasso privi di data dal prenditore, che li aveva ricevuti tutti insieme e li aveva versati scaglionandoli nel tempo, chiedendone il protesto per provare l’esistenza di una società di fatto tra il traente e il padre dello stesso, persona solvibile; la possibilità di fatto dell’azione del T. contro il padre del C. non costituiva prova di un danno potenziale diretto, e quindi l’appello doveva rigettarsi con le spese del grado a carico dell’appellante.

Per la cassazione di questa sentenza, il T. propone ricorso di tre motivi illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c., notificato il 24 e 25 marzo 2005 ad Unicredit s.p.a. e alla Banca Antoniana popolare veneta, subentrate rispettivamente alle due banche originariamente convenute; ciascuna di tali banche resiste con proprio controricorso notificato tempestivamente.

Prima dell’udienza di discussione sono state depositate in atti la rinuncia al ricorso del T. nei confronti di Unicredit Banca s.p.a. e l’accettazione di essa da parte di tale controricorrente.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente va dichiarata l’estinzione del rapporto processuale sorto dal ricorso per cassazione del T. nei confronti di Unicredit s.p.a., per sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione dello stesso per tali parti, che hanno dichiarato di aver transatto la lite tra loro, producendo la rinuncia al ricorso da parte del ricorrente notificata alla controricorrente il 28 febbraio 2008 e l’adesione o accettazione di quest’ultima con richiesta di compensazione delle spese, notificata al ricorrente il 6 marzo 2008, ai sensi dell’art. 391 c.p.c. nella versione previgente applicabile al caso ratione temporis (Cass. 8 febbraio 1977 n. 552 e S.U. 19 gennaio 1970 n. 107).

La scindibilità delle due distinte azioni di responsabilità oggetto del processo consente di tenere distinti i due rapporti processuali intercorrenti tra l’unico ricorrente e ciascuna delle due banche controricorrenti; ognuno di tali procedimenti può estinguersi per la rinuncia al ricorso del T. solo in rapporto a quella delle due controricorrenti che abbia accettato tale atto abdicativo, come accaduto nel caso per Unicredit s.p.a. che con la sua adesione ha fatto cessare la materia del contendere tra essa e il ricorrente, dovendo la causa proseguire solo in rapporto alla domanda nei confronti della Banca popolare antoniana s.p.a succeduta alla Banca nazionale dell’agricoltura sulla quale erano stati tratti gli assegni per i quali, nonostante il mancato incasso, non era stato levato tempestivo protesto.

2.1. Il primo motivo di ricorso censura la sentenza di merito per violazione degli artt. 1856, 1857, 1826, 1829, 1932, 1708, 1710, 1712, 1717 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n.ri 3 e 5, pure per carenze motivazionali su punti decisivi.

In base all’art. 1856 c.c., nelle operazioni di conto corrente si applicano le norme sul mandato “per l’esecuzione di incarichi ricevuti dal correntista o da altro cliente”, con facoltà della banca di “incaricare dell’esecuzione un’altra banca o un suo corrispondente”, facendosi riferimento alla disciplina del mandalo oneroso (art. 1857 c.c. che rinvia agli artt. 1826, 1829 e 1832 c.c.).

Nel caso, per il rapporto tra ricorrente e Credito romagnolo dante causa di Unicredit, questa banca doveva immediatamente comunicare al suo correntista il mancato incasso dell’assegno versato in conto corrente, ai sensi degli artt. 1712 c.c. e R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, art. 47 (da ora Legge assegni), levando il protesto, e rendendo il conto del suo operato, ai sensi dell’art. 1713 c.c..

La responsabilità, in base alle regole del mandato, non è esclusa dal fatto che l’incarico sia stato espletato a mezzo di altro istituto di credito, applicandosi alla Banca con cui intercorre il rapporto di conto corrente l’art. 1717 c.c., per il quale la stessa è tenuta comunque a vigilare sulla banca che la sostituisce nell’incasso dei titoli versati presso di lei, per cui esattamente s’è riconosciuta, sin dal primo grado, la corresponsabilità delle due banche evocate in causa, avendo il T. agito, anche ai sensi del citato art. 1717 c.c., per cui degli assegni inadempiuti era dovuto in ogni caso l’importo al ricorrente, a titolo risarcitorio, non solo dalla banca girataria per l’incasso ma anche da quella trattarla cui i titoli erano stati trasmessi dall’altra.

Se la Banca nazionale dell’agricoltura avesse avvertito tempestivamente il Credito romagnolo e quindi il T. della mancanza di copertura del primo degli assegni posti all’incasso dopo quello pagato, nessuna negoziazione vi sarebbe stata per gli altri titoli da parte del T., essendo irrilevante ad escludere il pregiudizio subito il successivo pagamento di tali assegni nella procedura concorsuale seguita al fallimento della società di fatto del traente C. e del padre, oltre dieci anni dopo la emissione dei titoli, con perdite rilevanti per il ricorrente, anche tenendo conto solo della svalutazione e degli interessi.

Le prassi nel caso praticate dalle banche controricorrenti corrispondono ad usi convenzionali e non normativi e, come tali, non sono liberatorie per le banche, dovendosi ritenere il danno subito in re ipsa.

1.2. Il secondo motivo di ricorso lamenta violazione degli artt. 187, 189, 278 c.p.c. e artt. 1218, 1223, 2043, 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, 4 e 5, anche in ragione della motivazione carente e insufficiente sul punto della sentenza impugnata.

La sentenza di primo grado, con statuizione cui si è fatta acquiescenza dalle parti, aveva affermato la responsabilità del Credito Romagnolo, perchè il protesto del primo assegno non pagato avrebbe evidenziato la incapacità del C. di far fronte alle obbligazioni di cui ai titoli da lui sottoscritti, potendo configurarsi conio una sorta di allarme per il T., che avrebbe interrotto ogni rapporto con il traente dei cui assegni era stato prenditore.

La potenziale lesività della condotta delle banche controricorrenti era sufficiente a fare accogliere la domanda di condanna generica, essendo sufficiente la prova del loro inadempimento per dar luogo a tale esito, negato in primo e secondo grado, pur se con motivazioni diverse.

Erroneamente in primo grado s’è esclusa la condanna generica, per avere la Banca nazionale dell’agricoltura rifiutato di aderire alla richiesta della sentenza parziale sull’an, intervenuta in ritardo, comunque affermandosi che nessun danno era stato prodotto dall’omesso protesto, non essendovi giranti contro i quali rifarsi, sull’assegno di cui il T. era stato prenditore.

1.3. Si denuncia poi, con il terzo motivo di ricorso, la violazione e disapplicazione dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – 5, per avere la Corte condannato il ricorrente alle spese dei due gradi di merito, pur avendo rilevato la responsabilità solidale delle controparti nella concreta fattispecie.

2.1. Il primo motivo di ricorso è inammissibile per le parti in cui censura statuizioni della sentenza di merito su condotte addebitabili alla dante causa di Unicredit, cioè al Credito romagnolo s.p.a. con cui il T. tratteneva il rapporto di conto corrente, parte verso la quale vi è stata estinzione del rapporto processuale.

E’ quindi inammissibile rispetto alla banca rimasta in causa quale traente degli assegni posti all’incasso, con la quale il T. non aveva rapporto diretto di conto corrente per la parte in cui deduce violazioni di norme relative al rapporto di conto corrente e all’esecuzione di incarichi dal correntista affidati alla propria banca.

Le norme di cui al motivo di ricorso che si pretendono violate dalla sentenza della Corte di merito non riguardano direttamente la banca su cui sono stati tratti gli assegni rimasti inadempiuti, cioè quella rimasta in causa, ma regolano solo il rapporto di conto corrente intrattenuto dal T. con il Credito romagnolo, di cui era correntista, banca alla quale egli aveva dato incarico di porre all’incasso gli assegni ricevuti da un terzo, incarico da eseguire sulla base delle norme sul mandato di cui agli artt. 1710, 1712 e 1717 c.c..

Nessuna delle norme che precedono è applicabile ai rapporti tra il T. e l’altra controricorrente, già Banca nazionale dell’agricoltura con cui è proseguito il rapporto processuale, essendo esse e le relative violazioni inerenti al solo rapporto di conto corrente e al processo estinto con Unicredit s.p.a., per cui il motivo di ricorso è infondato rispetto alla Banca Popolare Antoniana Veneta.

Il richiamo alle norme del submandato (art. 1717 c.c.) non ha rilievo, una volta che si escluda la sussistenza, nei rapporti tra banche per l’incasso di assegni, di un submandato, perchè la banca trattarla esegue solo il servizio di cassa in favore del cliente di altra banca e non un’attività giuridica (in tal senso, Cass. 9 ottobre 2007 n. 21091 e 9 settembre 2004 n. 18190), anche a non dare rilievo al principio di stretta interpretazione dell’art. 1705 c.c., per cui al mandante non è riconosciuta azione diretta a tutela delle posizioni sostanziali acquisite dal terzo in rapporto con il mandatario, compresa l’azione risarcitoria, che avrebbe dovuto esercitare solo l’altra banca, quale soggetto che ha chiesto alla trattarla di porre all’incasso l’assegno del cliente, non essendo legittimato ad essa il prenditore del titolo mandante della sua banca (così S.U. 8 ottobre 2008 n. 24772).

Il primo motivo di ricorso è quindi infondato nei confronti della Banca nazionale dell’agricoltura, censurando soltanto statuizioni relative alla disciplina del rapporto di conto corrente intrattenuto dal ricorrente con la banca nei cui confronti il processo è stato dichiarato estinto e non di quello con l’altra banca, con cui il processo è proseguito.

2.2. In ordine al secondo motivo di ricorso esso è in parte inammissibile, allorchè censura una statuizione dei tribunale sulla mancata adesione della Banca nazionale dell’agricoltura alla domanda di condanna generica (sul problema cfr. Cass. 5 marzo 2007 n. 5997), avendo già la Corte d’appello riformato tale pronuncia di primo grado, rilevando che sin dall’inizio il T. “aveva limitato la propria domanda alla condanna generica della controparte al risarcimento del danno”, per cui il profilo processuale della domanda nuova non aveva il rilievo ad esso dato nel primo grado della causa.

Correttamente si è esclusa la stessa potenziale lesività della mancata levata del protesto nei termini temporali di cui all’art. 32 della legge assegni, essendo “priva di rilievo l’inosservanza di tali termini perentori … nei confronti del titolare del conto corrente, il quale, non avendo azione di regresso in assenza di giranti, non è portatore di un interesse tutelato dalla legge al rispetto dei termini stessi, dalla cui inosservanza non può derivargli un danno meritevole di risarcimento” (Cass. 6 luglio 2000 n. 9027).

Nel caso la Corte d’appello ha rilevato la mancata potenziale lesività in diritto della ritardata levata del protesto, che non avrebbe impedito l’azione per il pagamento dei titoli, poi esercitata con successo contro il Fallimento della società di fatto tra il firmatario del titolo e il padre di lui, come emerge dallo stesso ricorso.

Anche l’eventuale levata del protesto nei termini da far decorrere “dalla data di emissione indicata nell’assegno, ai sensi dell’art. 32 L. assegni” (Cass. 6 agosto 2009 n. 17994), data aggiunta incontestatamente dal T. che aveva ricevuto una pluralità di titoli non datati, non avrebbe dato luogo ad un più rapido soddisfacimento del creditore, per cui giustamente si è negata la potenziale dannosità per il ricorrente dell’omessa comunicazione al T. o meglio al Credito Romagnolo, da parte dell’allora Banca nazionale dell’agricoltura, della mancanza ci provvista per il pagamento dei titoli versati per l’incasso, rigettando la domanda, correttamente ritenuta infondata in difetto dello stesso potenziale pregiudizio dedotto in citazione.

2.3. In ragione della infondatezza dell’azione risarcitoria esattamente, per la soccombenza, le spese di causa sono state poste, ai sensi dell’art. 91 c.p.c., a carico del T. in entrambi i gradi del processo di merito e pure il terzo motivo di ricorso è da rigettare.

3. In conclusione, il processo tra il T. e Unicredit s.p.a. deve dichiararsi estinto, compensandosi le spese tra tali parti, come da loro richiesto; deve invece rigettarsi il ricorso del T. nei confronti della Banca Antoniana Popolare Veneta s.p.a. e il ricorrente, per la soccombenza, deve rimborsare quest’ultima delle spese del giudizio di Cassazione nella misura di cui al dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il processo tra T. e Unicredit s.p.a.

e compensa le spese di esso tra tali parti. Rigetta il ricorso del T. nei confronti della Banca Antoniana Popolare Veneta s.p.a. e condanna il ricorrente a pagare a tale controricorrente le spese del giudizio di Cassazione che liquida in Euro 3.700,00 (tremilasettecento /00), di cui Euro 200,00 (duecento/00) per esborsi, oltre alle spese generali e accessorie come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 luglio 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA