Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17277 del 19/08/2020

Cassazione civile sez. VI, 19/08/2020, (ud. 17/12/2019, dep. 19/08/2020), n.17277

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Lucia – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31043-2018 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati LUIGI

CALIULO, LIDIA CARCAVALLO, ANTONELLA PATTERI, SERGIO PREDEN;

– ricorrente –

contro

T.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dagli avvocati

PIER LUIGI SAVA, MARCO GAETANO PULVIRENTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 706/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 17/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 17/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO

RIVERSO.

 

Fatto

CONSIDERATO

che:

la Corte d’Appello di Catania, con sentenza n. 706/2018, accoglieva il gravame proposto da T.A., in qualità di erede di C.A., e condannava l’INPS a pagare in favore dell’appellante i ratei della pensione di vecchiaia anticipata ex D.Lgs. n. 503 del 1992 già spettanti al congiunto; essendo stata esclusa l’applicabilità alla medesima prestazione delle cosiddette finestre mobili ex art. 12, di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 12, convertito in L. n. 122 del 2010.

A fondamento della pronuncia la Corte osservava che il sistema delle finestre introdotto dalla normativa (di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 12 convertito in L. n. 122 del 2010), non si potesse riferire – per motivi letterali e logici – alla categoria dei lavoratori gravemente invalidi e quindi alla pensione di vecchiaia anticipata; e si applicasse invece soltanto a coloro che acquisiscono il diritto a pensione di vecchiaia al raggiungimento di determinati requisiti anagrafici, essendo evidente l’esclusione dalla sfera di applicazione di coloro che possono conseguire la pensione di vecchiaia in età diversa perchè invalidi in misura non inferiore all’80%; la peculiare condi7ione sanitaria di questi soggetti portava, inoltre, ad affermare che il limite di età per la pensione anticipata non fosse slittato neppure in dipendenza dell’adeguamento dei requisiti di accesso agli incrementi delle speranze di vita secondo la disciplina dettata in proposito dal medesimo D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 12 bis.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Inps con un motivo; T.A., in qualità di erede di C.A., ha resistito con controricorso.

E’ stata comunicata alle parti la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

RILEVATO

che:

1.- Con l’unico motivo di ricorso l’Inps denuncia la violazione del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, convertito nella L. 30 luglio 2010, n. 122 (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), posto che, ad avviso dell’Istituto, la norma ha disposto in via generale lo slittamento di 12 mesi per il conseguimento del diritto al trattamento di vecchiaia; e si riferiva, pertanto, non solo ai soggetti che maturano, a far tempo dal gennaio 2011, il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia a 60 anni se donne ed a 65 anni se uomini, dato che – come si ricava dal dato testuale – la regola introdotta operava anche nei confronti di tutti gli altri assicurati che maturano il diritto alle diverse età previste dalle norme di riferimento, compresi i pensionati di vecchiaia anticipata.

2.- Il ricorso è fondato, in conformità all’orientamento giurisprudenziale che si è formato sulla questione dell’applicabilità delle finestre mobili (di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 12, convertito in L. n. 122 del 2010) alle pensioni di vecchiaia anticipata ex D.Lgs. n. 503 del 1992.

Sul punto questa Corte si è pronunciata affermativamente ed in modo

uniforme (tra le tante Cass. nn. 24363/2019, 15560/2019, 15617/2019, 32591/2018, 29191/2018) perchè, la disposizione dell’art. 12, comma 1 – per motivi letterali, logici e sistematici individua in modo ampio l’ambito soggettivo di riferimento al quale applicare il regime delle finestre ivi regolato e dunque lo slittamento di un anno dell’accesso alla pensione di vecchiaia.

3.- Si tratta, per quanto qui interessa, non solo dei ” soggetti che a decorrere dall’anno 2011 maturano il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le lavoratrici del settore privato “, secondo la lettura riduttiva che è stata accolta dai giudici di merito, ma anche – oltre alle lavoratrici del pubblico impiego pure contemplate nella norma – di tutti gli altri soggetti che “negli altri casi” maturano il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia “alle età previste dagli specifici ordinamenti”. E’ sbagliato perciò sostenere che per includere le pensioni di vecchiaia anticipate nel meccanismo delle finestre la legge avrebbe dovuto esplicitarlo espressamente, dato che esse rientrano nell’ampio disposto (“alle età previste dagli specifici ordinamenti negli altri casi”) utilizzato, in via residuale, dal legislatore nello stesso citato art. 12 (e già impiegato in termini simili ed in via generale dalla L. n. 247 del 2007, art. 1, comma 5).

4.- Va pure considerato che nessun argomento contrario all’interpretazione qui accolta può essere tratto dalla normativa successiva, dettata dalla c.d. riforma Fornero (L. n. 214 del 2011 di conversione del D.L. n. 201 del 2011) che ha eliminato (art. 24, comma 5), con decorrenza dal 1 gennaio 2012, il sistema delle finestre mobili e la disciplina delle decorrenze di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 12, esclusivamente per i soggetti titolari di pensione di vecchiaia di cui ai commi da 6 a 11 – assoggettati dalla stessa data a requisiti più gravosi rispetto al passato per l’accesso al pensionamento – tra i quali non rientrano però i pensionati di vecchiaia anticipata per invalidità di cui qui si discute, per i quali è rimasta integra la disciplina precedente sia per la maturazione sia per l’accesso a pensione. Rispetto ad essi resta quindi efficace la normativa che svincola le età di pensionamento da quelle mano a mano ridefinite per il pensionamento di vecchiaia (il D.Lgs. n. 503 del 1992, citato art. 1, comma 8), come anche, di converso, permane la disciplina sulle finestre di cui al citato D.L. n. 78 del 2010, art. 12.

5.- La stessa considerazione vale pertanto anche su quanto sostenuto in proposito dalla circolare INPS n. 35 del 2012, la quale, illustrando la medesima L. n. 201 del 2011, ha infatti affermato che “nulla è modificato in materia di età e di disciplina delle decorrenze per gli invalidi in misura non inferiore all’80%”. Tale affermazione, in effetti, si spiega avendo la riforma Fornero modificato la disciplina dell’accesso e della decorrenza della pensione di vecchiaia soltanto per le lavoratrici ed i lavoratori dipendenti ed autonomi assoggettati al regime ordinario di età per l’accesso alla pensione di vecchiaia; ciò comporta che anche dopo la legge Fornero le pensioni di vecchiaia in oggetto, concesse alle persone invalide, rimangono assoggettate allo stesso regime precedente per quanto attiene la decorrenza della pensione.

6.- Occorre inoltre ribadire che, ad avviso del Collegio, non vengono qui in rilievo cogenti principi di ordine costituzionale tali da consentire di sindacare soluzioni normative che sono chiaramente ispirate alla necessità del contenimento finanziario ed al riequilibrio del sistema previdenziale. D’altra parte si tratta di scelte che, come già detto, non hanno mai posto in discussione la disciplina di favore stabilita a monte con il D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 1, comma 8; che ha sempre consentito, e tuttora consente, ai soggetti invalidi in misura non inferiore all’80% l’anticipazione dell’accesso al pensionamento di vecchiaia ad un limite di età più favorevole rispetto a quello previsto per la generalità dei cittadini. Inoltre, lo stesso slittamento della pensione di vecchiaia, previsto dalla norma in oggetto, non comporta necessariamente l’abbandono del posto di lavoro durante l’anno di attesa dell’apertura della “finestra”, dato che in tale periodo l’assicurato invalido può, come qualsiasi altro lavoratore, continuare a lavorare; ed anche accedere, medio tempore, ai trattamenti di invalidità previsti in caso di totale o parziale incapacità lavorativa.

7.- Le stesse considerazioni di ordine costituzionale rimangono valide anche a seguito della disciplina dettata dalla c.d. legge Fornero n. 211 del 2011, dovendosi escludere la violazione di principi affermati dalla Carta costituzionale, sia pure sotto il profilo della comparazione con il caso dei pensionati non invalidi, assunto come tertium comparationis, cui il sistema delle finestre, come già detto non si applica; e ciò perchè la regolamentazione dell’accesso a pensione di vecchiaia degli invalidi anticipati continua a rimanere comunque favorevole in quanto per i primi sono stati invece comunque alzati dalla L. Fornero i requisiti anagrafici e contributivi di base da cui invece rimangono esclusi i secondi che mantengono il requisito anagrafico di favore ed un accesso alla pensione di vecchiaia anticipato siccome fissato previsto dal D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 1, comma 8.

8.- Il ricorso va dunque accolto, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa va rinviata al giudice indicato in dispositivo per la prosecuzione del giudizio e la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso non sussistono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Catania in diversa composizione anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della insussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, all’adunanza camerale, il 17 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 agosto 2020

 

 

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