Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17275 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 17/06/2021, (ud. 26/02/2021, dep. 17/06/2021), n.17275

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRISCARI Giancarlo – Presidente –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. MELE Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7809-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

A.I., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DI SANTA

ANASTASIA 7 %RODL &, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA

MARI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 99/2014 della COMM. TRIB. REG. LOMBARDIA,

depositata il 13/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/02/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MELE;

Per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Lombardia n. 99/2014 depositata il 13.1.2014 e

notificata il 17.1.2014.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26 febbraio 2021 dal relatore, cons. Francesco Mele.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– La Commissione Tributaria Provinciale di Milano pronunciava sentenza con cui accoglieva il ricorso proposto da A.I. avverso avviso di accertamento – posto in essere in applicazione degli studi di settore – recante maggiori ricavi imponibili per l’anno d’imposta 2005 con conseguente determinazione di maggiori imposte dovute a titolo di Irpef ed Iva, oltre sanzioni ed interessi.

– Proposto appello avverso tale sentenza da parte dell’Ufficio, la CTR lo rigettava con la sopra menzionata sentenza, dichiarativa della inammissibilità del gravame.

– Per la cassazione di tale sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso affidato ad un unico motivo al quale resiste con controricorso il contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– Il ricorso consta del seguente testuale motivo “Violazione dell’art. 156 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.”.

– La CTR ha accolto l’eccezione (sollevata dal contribuente, venuto a conoscenza del gravame in via occasionale a seguito di un accesso presso l’Ufficio da parte di un collaboratore del proprio difensore) di inammissibilità dell’appello perchè non notificato nè presso il proprio domicilio reale nè presso quello eletto.

– La CTR ha preso le mosse dalla notifica, all’Agenzia delle Entrate, di copia autentica della sentenza di primo grado avvenuta il 22.1.2013, cui ha fatto seguito, in data 5.2.2013, il deposito dell’originale presso la CTP di Milano.

– Ha quindi rilevato che l’appello avrebbe dovuto essere notificato entro il 23.3.2013, ma il gravame non risulta notificato nè entro tale termine nè oltre lo stesso, dal momento che il relativo atto “è stato spedito al contribuente nel suo domicilio eletto presso il proprio difensore mediante posta raccomandata ma esso non risulta essere stato consegnato poichè, come emerge dall’avviso di ricevimento, in questo risulta indicato erratamente il numero civico (OMISSIS) di (OMISSIS) anzichè il numero (OMISSIS) che individua esattamente il luogo ove si è trasferito lo studio del difensore del contribuente”.

– La CTR ha quindi valutato come inesistente la notifica dell’atto di appello, che ha dichiarato inammissibile.

– Lamenta la ricorrente l’erroneità della sentenza, a ragione del fatto che con raccomandata del 13.3.2013, con destinatario lo studio Rodl&Partner, è stato presentato e timbrato dal destinatario, in data 19.3.2013, l’atto di appello; ammette che “è pacifico che l’Ufficio abbia indicato un numero civico sbagliato nella raccomandata di notifica” e, tuttavia, l’attività posta poi in essere dalla parte ha svolto effetti sananti: invero il contribuente si è costituito nei termini, che siano 60 giorni decorrenti “dal 19 marzo 2013 (cioè entro il 18.5.2013)” ovvero che siano 60 giorni decorrenti “dalla scadenza del termine breve per appellare del 24 marzo”, atteso che la parte si è costituita con memoria depositata il 17 maggio 2013.

– Occorre in via preliminare dare conto della eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dal resistente a ragione del fatto che la ricorrente avrebbe limitato l’oggetto della impugnazione odierna alla sola questione della inammissibilità dell’appello, con esclusione delle altre questioni.

– L’eccezione va rigettata, atteso che la sentenza della CTR si è esclusivamente interessata della questione – avente carattere pregiudiziale rispetto a qualsiasi altra – relativa alla ammissibilità o meno dell’appello, con la conseguenza che – ritenuta la inammissibilità – nessuna ulteriore pronuncia era dovuta dalla CTR.

– Ritiene il collegio di dare continuità alla interpretazione che questa Corte ha formulato con la sentenza n. 17717/2017, secondo la quale nel processo tributario, l’onere di notificare alle controparti costituite le variazioni del domicilio eletto o della residenza o della sede è previso dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 17, comma 1, per il domicilio autonomamente eletto dalla parte. Mentre l’elezione di domicilio operata presso lo studio del procuratore ha la mera funzione di indicare la sede dello studio di quest’ultimo, sicchè il difensore domiciliatario non ha, a sua volta, l’onere di comunicare il cambiamento di indirizzo del proprio studio, spettando, invece, al notificante effettuare apposite ricerche per individuare il nuovo luogo di notificazione, ove quello a sua conoscenza sia mutato, salva la legittimità della notifica o comunicazione dell’atto presso la segreteria della commissione tributaria ai sensi del medesimo art. 17, comma 3, in caso di esito negativo di tali indagini (cfr. Cass. n. 13238 del 2016). Secondo la segnalata interpretazione, la sanzione per la notificazione tentata presso il domicilio non più attuale non è produttiva di alcun effetto in grado di sanare l’inosservanza del termine di impugnazione e di essa va perciò conseguentemente rilevata la inammissibilità (cfr. Cass. n. 529 del 2017); nè vale opporre che, avendo, nella specie, la controparte resistito con comparsa di risposta, l’irregolarità sarebbe parimenti sanata per effetto dell’art. 156 c.p.c. comma 3: l’argomento non coglie infatti la specificità della fattispecie, poichè, nella presente ipotesi, viene in considerazione l’inosservanza del termine previsto dall’art. 327 c.p.c., comma 1, correlata alla tutela di interessi indisponibili e, come tale, rilevabile d’ufficio e non sanabile per effetto dell’altrui costituzione (cfr. Cass. n. 11166 del 2015). Per concludere, nessun effetto sanante è ascrivibile alla costituzione del controricorrente, giacchè l’inosservanza del termine consuma definitivamente ed insanabilmente il potere di impugnazione, oltre al fatto che, come questa Corte ha già chiarito (Cass. n. 4594 del 2016), nella specie non si determina un’ipotesi di nullità della notificazione, posto infatti che quando il procedimento non si è concluso mediante consegna di copia conforme all’originale dell’atto da notificare, la notificazione “è da ritenersi non compiuta, ma solo tentata, e ci si viene a trovare di fronte ad un atto non già nullo, ma del tutto inesistente, perchè giammai entrato a far parte della realtà dell’ordinamento”, il che esclude che si possa procedere alla sua rinnovazione a mente dell’art. 291 c.p.c., e che rispetto ad esso possano essere perciò invocati gli effetti propri dell’atto nullo.

– Per le ragioni esposte il ricorso va rigettato.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in Euro 2.300,00 oltre spese forfettarie al 15%, oltre accessori come per legge ed Euro 200,00 per esborsi.

Così deciso in Roma, il 26 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

 

 

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