Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17256 del 23/08/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. lav., 23/08/2016, (ud. 19/05/2016, dep. 23/08/2016), n.17256

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21111-2013 proposto da:

BSK SERVICE S.R.L., P.I. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

GERMANICO 96, presso lo studio dell’avvocato LUCA DI PAOLO,

rappresentata e difesa dagli avvocati VINCENZO GENTILE, ALBERTO

GENTILE, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

C.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA DEL POPOLO N.18, presso lo studio dell’avvocato AMALIA RIZZO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato NUNZIO RIZZO,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2081/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 18/04/2013 R.G.N. 4643/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/05/2016 dal Consigliere Dott. MATILDE LORITO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C.G. si rivolgeva al Tribunale di Napoli con ricorso in data 22/12/04 chiedendo annullarsi il licenziamento intimatogli dalla BSK Securmark Servizi Fiduciari Napoli s.r.l. in data 30/6/04, con tutte le conseguenze reintegratorie e risarcitorie sancite dalla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18; nella contumacia della convenuta il giudice adito, con sentenza n. 11121/2006 accoglieva il ricorso ordinando la reintegra del C. nel posto di lavoro in relazione alle mansioni di ispettore di servizio a lui ascritte, e condannando la società al pagamento delle retribuzioni globali di fatto maturate dal dì del licenziamento fino alla effettiva reintegra. Con atto 5/2/05 la BSK Securmark Servizi Fiduciari Napoli s.r.l. cedeva alla BSK Service s.r.l. il ramo d’azienda relativo alla vigilanza e al trasporto valori; quindi, su istanza del C., il Tribunale di Napoli emetteva decreto ingiuntivo n. 1163/2007 con cui ingiungeva alla cessionaria il pagamento della somma di Euro 46.475,69 a titolo di retribuzioni maturate dal febbraio 2005 al marzo 2007 a seguito della declaratoria giudiziale di illegittimità del licenziamento intimatogli dalla cedente.

All’esito della opposizione proposta dalla BSK Service s.r.l., il Tribunale partenopeo dichiarava il difetto di legittimazione passiva della società e revocava il provvedimento monitorio opposto. Detta pronuncia veniva riformata dalla Corte d’Appello di Napoli con sentenza resa pubblica in data 18/4/13.

A fondamento del decisum, in estrema sintesi, la Corte distrettuale poneva i seguenti rilievi: a) oggetto della cessione era stato il ramo d’azienda relativo al trasporto, contazione e custodia valori; b) le mansioni di ispettore di servizio espletate dal C., come accertate con statuizione passata in giudicato dalla sentenza n. 11121/06 del Tribunale di Napoli, erano state oggetto di cessione; c) la omessa inclusione del nominativo del lavoratore nell’elenco del personale ceduto era priva di rilievo giuridico, atteso l’effetto automatico del subingresso della cessionaria nel rapporto di lavoro ceduto connesso alla cessione del ramo d’azienda, in ragione del combinato disposto di cui all’art. 2112 c.c. e art. 111 c.p.c..

Avverso tale decisione interpone ricorso per cassazione la BSK Service s.r.l. affidato a quattro motivi. Resiste con controricorso il C..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2112 c.c.; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Si critica la sentenza impugnata per aver ritenuto in modo apodittico, che la posizione lavorativa occupata dal C. facesse parte del ramo d’azienda ceduto alla BSK Service s.r.l.

Si ribadisce, per contro, che le mansioni ascritte al lavoratore erano quelle di “impiegato tecnico ATM”, vale a dire impiegato tecnico per il bancomat, come desumibile dalle buste paga allegate agli atti, e non di “ispettore ovvero addetto al rifornimento dei bancomat”, secondo la tesi accreditata dal C. e recepita dal giudice dell’impugnazione.

Si argomenta, in ogni caso, che anche a voler ritenere acclarato, in difformità da quanto in precedenza dedotto, che al lavoratore fossero state assegnate mansioni di natura ispettiva, nessun collegamento poteva ipotizzarsi fra l’esplicazione di tali funzioni e la cessione di ramo d’azienda alla BSK Service s.r.l. attinente al settore relativo al trasporto, contazione e custodia valori.

Con il secondo mezzo di impugnazione si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 111 e 101 c.p.c. e dell’art. 2909 c.c.; omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Si stigmatizza la statuizione con la quale i giudici del gravame hanno disposto applicazione dell’art. 111 c.p.c. in mancanza di un positivo accertamento circa l’inclusione, nell’ambito del ramo di azienda ceduto, della posizione lavorativa del C.. Si nega, peraltro, che tale positivo accertamento e la sua opponibilità ad essa ricorrente, possano desumersi dalla sentenza n. 11121/2006 pure oggetto di richiamo da parte del giudice del gravame, giacchè la BSK Service s.r.l. non aveva partecipato à quel giudizio.

I due motivi, che possono congiuntamente esaminarsi per presupporre la soluzione di questioni giuridiche connesse, sono privi di pregio.

La Corte distrettuale ha infatti modulato il propro incedere argomentativo sulla scorta di un sillogismo del tutto corretto sul piano logico, e conforme a diritto sul versante giuridico.

Muovendo dagli accertamenti espletati nel corso del giudizio intercorso fra la dante causa BSK Securmark Servizi Fiduciari s.r.l. ed il C., definito dalla sentenza n. 11121/2006 del Tribunale di Napoli, come accennato nello storico di lite, il giudice dell’impugnazione ha acclarato che le mansioni a lui ascritte erano quelle di ispettore di servizio addetto al controllo degli uomini e dei mezzi che svolgono attività di trasporto valori, confermando che detta posizione lavorativa era compresa nel ramo d’azienda oggetto di cessione in favore della BSK Service s.r.l. Ha quindi affermato che la traslazione del ramo d’azienda in favore di tale ultima società, comportava l’estensione in capo alla medesima, degli effetti connessi al licenziamento illegittimo intimato nei confronti del C. dalla società cedente, giustificata sul piano sostanziale, dai dettami di cui all’art. 2112 c.c. e sul piano processuale..

Nell’ottica descritta, priva di fondamento è la censura con la quale si deduce la non opponibilità degli accertamenti svolti nel pregresso giudizio, in quanto non espletato in contraddittorio con la società odierna ricorrente.

Invero, non può tralasciarsi di considerare che le verifiche svolte in quel giudizio e trasfuse in una pronuncia passata in giudicato, sono pienamente opponibili alla società cessionaria del ramo d’azienda, in base ai principi più volte affermati da questa Corte, che vanno qui ribaditi, alla cui stregua, in caso di trasferimento d’azienda, il giudicato formatosi nei confronti del cedente è opponibile nei confronti del cessionario, quale successore a titolo particolare (cfr. Cass. 9/10/2013 n. 22918). Sempre sulla stessa linea, è stato altresì ribadito che in forza dell’art. 2909 c.c., l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato anche nei confronti dei successivi aventi causa delle parti (senza che tale principio trovi deroga, in relazione al regime della trascrizione, per il caso di azioni a difesa della proprietà – vedi sul punto Cass. 14/2/2013 n.3643).

Ed ancora, nel caso di successione a titolo particolare tra vivi nel diritto controverso, la sentenza pronunciata contro l’alienante è efficace nei confronti dell’avente causa, anche quale titolo esecutivo, nei limiti dell’accertamento in essa contenuto (cfr. Cass. 17/1/2003 n. 601). Infatti, in caso di successione a titolo particolare nel diritto controverso, il processo prosegue fra le parti originarie, ma la sentenza ha effetto anche contro il successore a titolo particolare, il quale può intervenire o essere chiamato nel giudizio divenendone parte a tutti gli effetti. Qualora sia rimasto estraneo al processo, il successore ne subisce gli effetti, anche in sede esecutiva (vedi Cass.22/3/2007 n. 6945).

In tale prospettiva, gli approdi ai quali è pervenuta l’impugnata sentenza sulla delibata questione – laddove ha collegato, per quanto sinora detto, gli effetti della pronuncia n. 11121/2006 passata in giudicato e gli accertamenti ivi contenuti, al meccanismo traslativo delineato dall’art. 2112 c.c. che realizza una successione a titolo particolare nella generalità dei rapporti preesistenti dal cedente al cessionario (cfr. ex aliis, Cass. 24/6/2008 n.17683) acclarandone l’opponibilità alla società cessionaria – si palesano conformi a diritto in quanto coerenti con i dicta giurisprudenziali ai quali si è fatto richiamo e dai quali non vi sono motivi per discostarsi.

Con il terzo motivo si denuncia violazione 1334 e 1324 c.c. omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Si stigmatizza l’impugnata sentenza per l’omesso esame della circostanza relativa alla reintegra e successivo licenziamento del lavoratore da parte della società BSK Securmark, in seguito alla emanazione della sentenza n. 11121/2006 dichiarativa della illegittimità del licenziamento intimato il 30/9/2004. Si argomenta sulla decisività della questione non esaminata dalla Corte giacchè la medesima società cedente aveva escluso tale trasferimento, dichiarando che il C. era stato alle proprie dipendenze e disponendone la reintegra.

Con il quarto motivo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 99 c.p.c. e dell’art. 2904, 1175 e 1375 c.c.; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

Si rimarca che il lavoratore non ha mai impugnato il secondo licenziamento intimato dalla BSK Securmark rinunciando ad azionare ogni diritto alla reintegra nei confronti della BSK Service e che detto comportamento è significativo della perdita del relativo diritto.

I motivi, che possono esaminarsi congiuntamente siccome connessi, sono privi di fondamento.

Occorre premettere che in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione. Il discrimine tra l’una e l’altra ipotesi – violazione di legge in senso proprio a causa dell’erronea ricognizione dell’astratta fattispecie normativa, ovvero erronea applicazione della legge in ragione della carente. o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta – è segnato dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (vedi Cass. 16/7/2010 n.16698).

Nello specifico appare evidente che, sia pure mediante l’ulteriore sollecitazione di uno scrutinio della pronuncia impugnata sotto il profilo del vizio di violazione di legge, la ricorrente abbia inteso essenzialmente criticare gli approdi ai quali è pervenuta la Corte di merito per omessa motivazione.

Tale vizio, denunciabile in cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ricorre, sotto il profilo di difetto assoluto, quando il giudice di merito omette di indicare, nel contenuto della sentenza, gli elementi da cui ha desunto il proprio convincimento ovvero, pur individuando tali elementi, non procede ad una loro approfondita disamina logico-giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento. (v. ex plurimis, Cass. 17/7/2012 n. 12217, Cass. 21/7/2006, n. 16762). Si ritiene che la motivazione omessa o insufficiente sia configurabile, secondo i dicta giurisprudenziali di questa Corte (cfr. Cass. S.U. 25/10/2013 n. 24148) qualora dal ragionamento del giudice di merito, come risultante dalla sentenza impugnata, emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione, ovvero quando sia evincibile l’obiettiva carenza, nel complesso della medesima sentenza, del procedimento logico che lo ha indotto, sulla base degli elementi acquisiti, al suo convincimento.

Nello specifico, la Corte distrettuale non è incorsa nel vizio denunciato sotto alcuno del profili richiamati, avendo dato atto (vedi pag. 2 della sentenza) delle circostanze di cui la ricorrente lamenta l’avvenuta obliterazione, ma pervenendo al rigetto della prospettazione offerta dalla società appellata (che si assume contenuta nella memoria di costituzione in appello, peraltro non riportata nel suo effettivo tenore, nel corpo del presente ricorso), sulla scorta di argomentazioni conformi a diritto per quanto sinora detto, fondate sulla applicazione del combinato disposto di cui all’art. 2112 c.c. e art. 111 c.p.c..

La portata espansiva della pronuncia n. 11121/2006 passata in giudicato, nei confronti della società cessionaria ed odierna ricorrente, porta ad escludere ogni rilevanza alle circostanze inerenti ai comportamenti assunti dalla società cedente all’esito di quella pronuncia, giacchè tale società, a seguito del trasferimento d’azienda e della prosecuzione del rapporto con la società cessionaria, non era più titolare del rapporto di lavoro con il C..

E detti elementi sono stati puntualmente rimarcati dalla Corte distrettuale con pronuncia corretta sul versante giuridico nei termini sopra indicati, e completa sul piano motivazionale, che resiste, pertanto, alle censure all’esame.

In definitiva, il ricorso è respinto.

Il governo delle spese del presente giudizio segue il regime della soccombenza nella misura in dispositivo liquidata.

Occorre, infine, dare atto della sussistenza delle condizioni richieste dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte della ricorrente, a titolo di contributo unificato, dell’ulteriore importo pari a quello versato per il ricorso principale.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 19 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 agosto 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA