Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17247 del 17/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 17/06/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 17/06/2021), n.17247

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. PUTARUTO DONATI VISCIDO di N. Maria Giul – rel. Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al numero 12396 del ruolo generale dell’anno

2013, proposto da:

A.A. rappresentato e difeso, giusta procura speciale a

margine del ricorso, dall’Avv.to Francesco Manzon, domiciliato

presso la cancelleria della Corte di cassazione;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle dogane, in persona del Direttore pro tempore

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– Controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Campania n. 174/01/12, depositata in data 26 marzo

2012, non notificata.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28 gennaio 2021 dal Relatore Cons. Maria Giulia Putaturo Donati

Viscido di Nocera.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con sentenza n. 174/01/12, depositata in data 26 marzo 2012, non notificata, la Commissione tributaria regionale della Campania accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle Dogane, in persona del Direttore pro tempore, nei confronti di A.A. avverso la sentenza n. 22/08/2010, della Commissione tributaria provinciale di Napoli che aveva accolto il ricorso proposto dal suddetto contribuente avverso l’avviso di rettifica (prot. n. 54832 del 18 dicembre 2007) con il quale, in esito alla revisione dell’accertamento della dichiarazione di importazione definitiva presentata da quest’ultimo, nella qualità di rappresentante diretto della ditta Ye Wei, l’Agenzia aveva recuperato maggiori diritti doganali per l’anno 2006, in relazione alla importazione di merce dalla Cina, essendo emersa una discordanza tra il certificato di origine (FORM-A) e la fattura ad esso allegata come presentata all’atto della importazione e quella presentata dall’esportatore alle autorità cinesi, quanto alla data di emissione e al valore di beni che risultava in quest’ultima di gran lunga superiore;

– la CTR, in punto di diritto, per quanto di interesse, ha osservato che: 1) premessa la necessità di un coordinamento, da parte della stessa Amministrazione, del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 11 (che dispone la presunzione relativa di colpevolezza nei confronti del sottoscrittore della dichiarazione fiscale) con il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 10 (che esonera da responsabilità l’autore mediato) al fine di accertare prima della formalizzazione dell’illecito nei confronti dello spedizioniere, il suo colpevole coinvolgimento nella commissione della violazione – anche a interpretare il quadro normativo di riferimento nel senso di conservare in capo all’Amministrazione finanziaria l’onere probatorio – in ogni caso, l’esonero da responsabilità dello spedizioniere doveva trovare il proprio fondamento nell’esistenza di un errore incolpevole, determinato dall’avere adempiuto con perfetta diligenza le erronee istruzioni impartitegli dal proprio cliente; 2) nel caso di specie, non sembrava che lo spedizioniere avesse usato tutta la diligenza professionale nell’assolvimento del proprio lavoro e avesse fornito elementi di prova per escludere il proprio coinvolgimento nella frode fiscale;

– avverso la sentenza della CTR, il contribuente ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi cui ha resistito, con controricorso, l’Agenzia delle dogane;

– il ricorso è stato fissato in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 375, comma 2, e dell’art. 380-bis.1 c.p.c., introdotti dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, art. 1-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo, il ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del CDC, art. 201, par. 3, e art. 203, nonchè l’omesso esame di un punto controverso decisivo e controverso per il giudizio ovvero l’insufficienza, contraddittorietà della motivazione, per avere la CTR ritenuto erroneamente legittimo l’avviso di accertamento, ancorchè, nella specie, non fosse configurabile la responsabilità solidale del contribuente che aveva agito quale rappresentante diretto dell’importatore, nè ai sensi dell’art. 201, par. 3 cit. nè tantomeno ai sensi dell’art. 203 cit., essendo il controllo dello spedizioniere limitato alla verifica della corrispondenza tra la dichiarazione in dogana e la situazione oggettiva della merce risultante dalla documentazione fornita dall’imprenditore, salvo che emergano manifeste incongruenze dalla lettura della documentazione stessa;

– il motivo è fondato nei sensi di seguito indicati;

– premesso che, nella specie, viene in rilievo una questione che attiene alla corretta sussunzione nel paradigma normativo della norma censurata della fattispecie in esame, in materia questa Corte ha affermato il seguente principio di diritto, cui si intende dare seguito: “In tema di diritti di confine e in caso di dichiarazione della merce regolarmente presentata presso gli uffici doganali ai sensi dell’art. 201 CDC, lo spedizioniere che opera come rappresentante diretto dell’importatore, non è obbligato, in solido con quest’ultimo, al pagamento dei dazi doganali dovuti a seguito della rettifica dell’accertamento, laddove si sia limitato a depositare la dichiarazione predisposta dall’importatore, allegando i documenti da quest’ultimo consegnatigli. Si configura, tuttavia, la responsabilità solidale anche del rappresentante diretto, per violazione degli obblighi professionali su di lui gravanti, qualora l’Amministrazione doganale dimostri che egli stesso abbia fornito dati dei quali conosceva o avrebbe dovuto conoscere l’irregolarità, l’incompletezza e la non veridicità ovvero abbia allegato documenti dei quali conosceva o avrebbe dovuto conoscere l’inidoneità o l’invalidità, dati e documenti necessari alla redazione della dichiarazione poi rettificata.” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 7258 del 16/03/2020);

– nella sentenza impugnata, la CTR – pur ipotizzando, alla luce del richiamato quadro normativo, la conservazione in capo all’Amministrazione finanziaria dell’onere probatorio circa il colpevole coinvolgimento dello spedizioniere nella commissione della violazione-mal governando il suddetto principio, con una motivazione affetta da vizi logici-giuridici, non ha indicato se e in quali termini, nella specie, l’Amministrazione avesse assolto, anche a mezzo elementi presuntivi, all’onere probatorio circa la conoscenza o conoscibilità da parte dello spedizioniere – rappresentante diretto della diversità (nell’indicazione del valore dei beni importati) della fattura presentata all’atto dell’importazione, allegata al certificato Form A rispetto a quella presentata alle autorità cinesi; invero, sul punto, il giudice di appello si è limitato ad osservare che lo spedizioniere non avesse fornito “elementi di prova che potessero escludere il suo coinvolgimento nella frode fiscale”, e dunque non avesse dimostrato di avere impiegato tutta la diligenza professionale nell’assolvimento del proprio lavoro, il che, quale prova a contrario, può ricadere su quest’ultimo, in termini di uso della diligenza massima in ragione dell’attività professionale svolta ex art. 1176 c.c., comma 2, solo dopo che l’Amministrazione abbia previamente assolto all’onere probatorio, anche a mezzo elementi presuntivi- in base ad elementi oggettivi e specifici- circa la condotta attiva dello spedizioniere – rappresentante diretto (concretantesi nella fornitura da parte di quest’ultimo di dati e di documenti irregolari, non veridici o incompleti sui quali sia stata redatta la dichiarazione medesima) e l’elemento soggettivo (della conoscenza o ragionevole conoscibilità da parte dello spedizioniere – usando la diligenza in ragione dell’incarico professionale ricoperto – della loro erroneità, falsità, incompletezza) di cui all’art. 201 CDC, par. 3;

-l’accoglimento del primo motivo di ricorso nei sensi di cui in motivazione, rende inutile la trattazione dei restanti, con assorbimento degli stessi concernenti: 1) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la assunta violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 24 Cost. nonchè l’omesso esame di un punto controverso decisivo e controverso per il giudizio ovvero l’insufficienza, contraddittorietà della motivazione, per avere la CTR ritenuto erroneamente legittimo l’avviso di accertamento, ancorchè non preceduto da alcuna preventiva comunicazione, con lesione del diritto di difesa nella fase preliminare all’emissione degli atti pregiudizievoli, come riconosciuto dalla Corte di giustizia (secondo motivo);2) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la asserita violazione e falsa applicazione dell’art. 181-bis Reg. CE n. 2454/93 nonchè l’omesso esame di un punto decisivo e controverso per il giudizio ovvero l’insufficienza, contraddittorietà della motivazione, per mancata attivazione da parte dell’Amministrazione finanziaria, al fine di disconoscere il valore dichiarato, della procedura di cui all’art. 181 bis DAC (terzo motivo); 3) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la asserita violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 374 del 1990, art. 11, comma 5-bis, della L. n. 241 del 1990, art. 3, della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, nonchè l’omesso esame di un punto controverso decisivo e controverso per il giudizio, difetto assoluto di motivazione e di istruttoria (quarto motivo);4) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la asserita violazione e falsa applicazione dell’art. 220, par. 2, lett. b), Reg. n. 2913 del 1992, sotto il profilo dell’affidamento dell’operatore di buona fede nonchè l’omesso esame di un punto controverso decisivo e controverso per il giudizio ovvero l’insufficienza, contraddittorietà della motivazione (quinto motivo);

– in conclusione, va accolto il primo motivo, assorbiti i restanti; con cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti i restanti; cassa la impugnata sentenza e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione, anche per il governo delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 28 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2021

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