Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17235 del 13/07/2017


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Cassazione civile, sez. III, 13/07/2017, (ud. 26/05/2017, dep.13/07/2017),  n. 17235

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – rel. Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28908/2015 proposto da:

R.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DEI COLLI

PORTUENSI 536, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA LUISA

REVELLI, rappresentato e difeso dall’avvocato WALTER VOLTAN giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

ZURIGO ASSICURAZIONI SEDE REGIONALE PER IL TICINO,

M.G.;

– intimati –

e contro

SOCIETA’ PER AZIONI GENERALI ITALIA SPA nella qualità di impresa

designata per il Fondo garanzia vittime della strada, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA LUCREZIO CARO 62, presso lo studio

dell’avvocato VALENTINO FEDELI, che la rappresenta e difende giusta

procura speciale in calce all’istanza per la partecipazione alla

discussione orale;

– resistente con procura speciale –

nonchè da:

ZURIGO VERSICHERUNGS – GESELLASCHAFT AG (ZURIGO ASSICURAZIONI – SEDE

REGIONALE PER IL TICINO – ZURIGO SVIZZERA) in persona dei legali

rappresentanti pro tempore B.P. e BA.RA.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. B. TIEPOLO 4, presso lo

studio dell’avvocato GIOVANNI SMARGIASSI, rappresentata e difesa

dagli avvocati LUIGI TEDOLDI, ALBERTO TEDOLDI giusta procura

speciale in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrenteincidentale –

contro

ASSICURAZIONI GENERALI SPA, R.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1892/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 30/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/05/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale;

udito l’Avvocato WALTER VOLTAN.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. In data (OMISSIS) si verificò a (OMISSIS) un incidente stradale tra il motociclo di R.L., condotto dal medesimo, e il veicolo di proprietà di M.G.. A seguito del sinistro riportarono danni sia il R. che T.Y., trasportata a bordo del medesimo motociclo, mentre la vettura di proprietà della M. risultò priva di copertura assicurativa.

Poichè il R. era dipendente di una società di diritto svizzero, la Grifon Capital, assicurata per gli infortuni e le malattie dei dipendenti presso un’assicurazione privata (la Zurigo svizzera) analoga a quella INAIL, stipulata in Svizzera, egli incassò da quest’ultima, a titolo di risarcimento per il medesimo incidente, la somma di franchi svizzeri 189.540,30.

In conseguenza di tali fatti la Zurigo Assicurazioni, sede regionale per il Ticino, convenne in giudizio, davanti al Tribunale di Milano, la s.p.a. Assicurazioni Generali, quale impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, chiedendo che fosse condannata a pagare in suo favore, a titolo di surroga, la somma di franchi svizzeri 189.540,30 da essa versata al R..

Si costituì in giudizio la s.p.a. Assicurazioni Generali la quale, nel dichiarare di avere esaurito il massimale assicurativo a seguito della transazione con cui aveva soddisfatto le ragioni di credito del R. e della sua trasportata, chiese il rigetto della domanda e, in caso di soccombenza, di essere manlevata dalla M. di quanto eventualmente costretta a pagare alla società svizzera.

Il contraddittorio fu esteso alla M., che rimase contumace, ed al R. (quest’ultimo chiamato in giudizio dalla società attrice), il quale si costituì chiedendo il rigetto di ogni domanda nei suoi confronti e, in caso di soccombenza, di essere anch’egli manlevato dalla M..

Il Tribunale rigettò la domanda nei confronti della s.p.a. Assicurazioni Generali e del terzo chiamato R., la accolse invece nei confronti della M. che condannò a versare alla società attrice la somma di Euro 126.288, oltre accessori, e compensò le spese di giudizio tra tutte le parti.

2. La pronuncia è stata impugnata dalla Zurigo Assicurazioni e la Corte d’appello di Milano, con sentenza del 30 aprile 2015, in parziale riforma di quella del Tribunale, confermata quanto al resto, ha condannato R.L. a pagare alla società appellante la somma di franchi svizzeri 72.288,60 al cambio corrente, oltre interessi, ed ha interamente compensato le spese del giudizio di appello.

Ha osservato la Corte territoriale, preliminarmente, che la richiesta avanzata dalla società appellante di applicazione alla fattispecie della legge svizzera doveva essere respinta, trattandosi di una diversità nel titolo della causa petendi, inammissibile ai sensi dell’art. 345 c.p.c.. Ciò in quanto la domanda era stata avanzata in riferimento esclusivo alla legge nazionale, ossia alla L. 24 dicembre 1969, n. 990, applicabile nella fattispecie ratione temporis, e l’incidente era accaduto in territorio italiano.

Passando ai merito, la Corte milanese ha rilevato che il punto centrale della controversia era costituito dalla necessità di verificare se i pagamenti effettuati dalla s.p.a. Assicurazioni Generali in favore del danneggiato R. e della sua trasportata fossero corretti in relazione a ciò che il primo avrebbe potuto conseguire in un ipotetico giudizio risarcitorio. Al riguardo, la sentenza ha premesso che il totale delle somme richieste a titolo di risarcimento dei danni ammontava ad Euro 1.205.295, mentre il massimale assicurativo era di Euro 774.685,34, pari al 64,27 per cento del primo. Doveva pertanto ritenersi corretto il conteggio operato dal Tribunale, perchè gli importi riconosciuti corrispondevano, in sostanza, al 64,27 per cento di quanto spettante per ciascuna voce.

In ordine alla validità del pagamento compiuto dalla s.p.a. Assicurazioni Generali in favore del R. – il quale aveva ottenuto dalla Zurigo Assicurazioni, come si è detto, il versamento dell’ulteriore somma di franchi svizzeri 189.540,30 – la Corte d’appello ha osservato che la buona fede della società assicuratrice italiana era dimostrata dalla circostanza che essa, prima di pagare il risarcimento al R., gli aveva chiesto, con lettera del 21 novembre 2003, di sottoscrivere una dichiarazione dalla quale risultasse che egli non aveva diritto all’assistenza da parte di istituti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie. A tale sollecitazione il R. aveva risposto con lettera del 23 febbraio 2004, dichiarando di non aver diritto a tale genere di assistenza. Pertanto, poichè il R. si era assunto la responsabilità di quella dichiarazione e la s.p.a. Assicurazioni Generali non aveva modo di verificare la veridicità dell’informazione fornita, non poteva addebitarsi a quest’ultima di avere agito con leggerezza in relazione all’eventuale diritto di surroga di terzi.

Proprio da tale accertamento, però, derivava la conseguenza che la responsabilità del pregiudizio subito dalla Zurigo doveva essere posta a carico del danneggiato R.. Pur essendo “discutibile”, infatti, la possibilità di qualificare la Zurigo Assicurazioni come un istituto di assicurazione sociale obbligatoria, la Corte ambrosiana ha rilevato che assumeva decisivo valore la circostanza che il R., “validamente e attivamente assistito da avvocato anche nella fase stragiudiziale”, non poteva non avere a mente di aver ricevuto, in considerazione della sua posizione di lavoratore dipendente, la somma di franchi svizzeri 189.540,30. Doveva, perciò, trovare applicazione la disposizione dell’art. 1916 c.c., comma 3, con conseguente responsabilità dell’assicurato per aver pregiudicato il diritto di surroga dell’assicuratore svizzero. La sentenza, quindi, ha condannato il R. a rimborsare alla Zurigo Assicurazioni “tutte le somme percepite in più rispetto a quanto legittimamente richiedibile”; e poichè aveva ricevuto a titolo di danno non patrimoniale la somma di franchi svizzeri 72.288,60, corrispondente a quella di Euro 48.433, il R. aveva diritto di percepire dalla s.p.a. Assicurazioni Generali, per quel titolo, la differenza tra la somma liquidata dal Tribunale (Euro 105.000) e quella suindicata (Euro 48.433), pari cioè alla somma di Euro 56.566. Poichè quest’ultima somma era “ampiamente contenuta” in quella di Euro 193.671,33 a lui versata dalla s.p.a. Assicurazioni Generali, egli doveva essere condannato a pagare alla parte appellante la somma di franchi svizzeri 72.288,60 al cambio corrente.

3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Milano propone ricorso principale R.L. con atto affidato a sette motivi.

Resiste la Zurigo Assicurazioni con controricorso contenente ricorso incidentale condizionato affidato a tre motivi.

Le parti hanno depositato memorie.

La s.p.a. Generali Italia ha depositato una comparsa finalizzata a poter partecipare alla discussione orale del ricorso.

M.G. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Ricorso principale.

1. Con il primo motivo del ricorso principale si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 345 c.p.c..

Osserva il ricorrente che la Zurigo Assicurazione aveva intrapreso il giudizio facendo valere il diritto di surroga di cui all’art. 1916 c.c., mentre solo nel giudizio di appello ha posto a fondamento della domanda la L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 28. La questione è stata posta alla Corte d’appello che avrebbe omesso la pronuncia su questo punto.

2. Con il secondo motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), violazione dell’art. 112 c.p.c. e art. 132 c.p.c., n. 4), nonchè dell’art. 111 Cost..

Rileva il ricorrente che il percorso della motivazione svolta dalla Corte d’appello sarebbe “talmente contraddittorio da non permettere la giustificazione del decisum”. La sentenza, infatti, pur avendo rilevato la novità consistente nella richiesta di applicazione della legge svizzera, ha poi accolto la domanda ai sensi dell’art. 1916 c.c., non rendendosi conto che in tal modo veniva accolta “una domanda non proposta”.

3. Il primo ed il secondo motivo, da trattare congiuntamente in considerazione dell’evidente connessione tra loro esistente, sono entrambi, quando non inammissibili, comunque privi di fondamento.

Osserva la Corte che la domanda giudiziale della società Zurigo Assicurazioni è stata qualificata dalla Corte d’appello come proposta ai sensi dell’art. 1916 c.c., in base al quale l’assicuratore “che ha pagato l’indennità è surrogato, fino alla concorrenza dell’ammontare di essa, nei diritti dell’assicurato verso i terzi responsabili”; il comma 3, di tale articolo aggiunge che l’assicurato “è responsabile verso l’assicuratore del pregiudizio arrecato al diritto di surrogazione”. Rispetto a queste due previsioni, la L. n. 990 del 1969, art. 28, costituisce, per così dire, una norma speciale, nel senso che regola il fenomeno della surroga dell’assicuratore sociale in relazione allo specifico caso della responsabilità civile degli autoveicoli, riconoscendo il diritto di tale assicuratore ad ottenere dall’assicuratore del responsabile “il rimborso delle spese sostenute per le prestazioni erogate al danneggiato ai sensi delle leggi e dei regolamenti che disciplinano detta assicurazione”.

Da tanto consegue che non può parlarsi di novità della domanda, perchè la pretesa era chiaramente finalizzata a reagire contro il pregiudizio che la società Zurigo aveva subito nel proprio diritto di surroga connesso al sinistro stradale (la sentenza impugnata rileva che la domanda fu proposta fin dal primo grado richiamando l’art. 28 cit.), così come non sussiste alcuna omissione di pronuncia da parte della Corte di merito.

Quanto al problema, prospettato nel secondo motivo, della richiesta di applicazione del diritto svizzero, si tratta di questione irrilevante, posto che la Corte d’appello ha escluso di dover applicare quella legge, sia per la natura della domanda, sia per il fatto che il sinistro si era verificato in Italia, per cui non è il caso di attardarsi ancora su questo punto. Del tutto infondata è la censura secondo cui il percorso logico seguito dalla sentenza impugnata non sarebbe in alcun modo comprensibile, posto che la ricostruzione operata è, invece, del tutto chiara.

4. Con il terzo motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), nullità dell’atto di citazione in appello per indeterminatezza dell’oggetto e violazione dell’art. 112 c.p.c..

Secondo il ricorrente, l’atto di appello della società svizzera avrebbe rimesso alla Corte d’appello la determinazione di quanto sarebbe stato legittimamente richiedibile dall’odierno ricorrente, con conseguente nullità dell’atto introduttivo del giudizio di secondo grado.

4.1. Il motivo è inammissibile per la sua evidente totale genericità e difetto di autosufficienza.

5. Con il quarto motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), violazione e falsa applicazione dell’art. 1916 c.c., oltre ad omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

Sostiene il ricorrente che la sentenza sarebbe errata per aver riconosciuto il diritto di surroga dell’assicuratore svizzero senza considerare che essa non poteva avvenire in pregiudizio dei diritti del danneggiato. Poichè l’entità del danno effettivamente patito dal R. è stato identificato nella somma di Euro 433.415,53, non esistendo margini per l’esercizio della surroga in relazione al solo danno biologico, stimato in Euro 105.000, a maggior ragione il diritto di surroga non potrebbe essere esercitato per la somma di Euro 433.415,53 sopra indicata. Rileva il ricorrente che sarebbe non contestato il fatto che la polizza stipulata con la Zurigo Assicurazione aveva ad oggetto “il guadagno assicurato quale criterio per il calcolo delle prestazione e dei premi”; pertanto, poichè la Zurigo ha risarcito solo il danno che incide sulla idoneità a produrre reddito, quel danno non coincide con quello biologico, che da esso prescinde. Tale elemento, portato a conoscenza del Tribunale già in primo grado, non sarebbe stato valutato dalla Corte d’appello e ciò costituirebbe omesso esame di un fatto decisivo.

6. Con il quinto motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4), dell’art. 111 Cost., ed omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti.

Osserva il ricorrente che la sentenza impugnata ha affermato essere discutibile, in capo alla Zurigo Assicurazioni, la qualifica in termini di “Istituto di assicurazione sociale obbligatoria”. Da tale incertezza deriva che la Corte di merito non avrebbe potuto far derivare un effetto negativo, in capo al ricorrente, dalla sua dichiarazione di non aver diritto all’assistenza da parte di istituti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie. Vi sarebbe un omesso esame su questo punto; il ricorrente aggiunge di aver portato la questione a conoscenza di entrambe le società di assicurazione e che egli non poteva immaginare, accettando il pagamento da parte delle Assicurazioni Generali, di essere stato indennizzato per i medesimi titoli dalla Zurigo Assicurazioni.

7. I motivi quarto e quinto, benchè tra loro differenti, devono essere trattati congiuntamente, perchè affrontano il problema dei limiti nell’esercizio del diritto di surroga da parte dell’assicuratore in relazione ai sinistri stradali.

7.1. Rileva la Corte, innanzitutto, che la presente fattispecie è regolata, ratione temporis, dall’art. 28 cit., trattandosi di un incidente verificatosi nel 1991. Si farà quindi riferimento a tale disposizione, tenendo peraltro presente che il D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 142, ha, in effetti, recepito il testo dell’art. 28, con i necessari coordinamenti ma senza significative modifiche.

Va poi sgombrato il campo dalla censura contenuta nel quinto motivo, relativa al dubbio circa l’effettiva natura di assicuratore sociale in capo alla società Zurigo Assicurazioni. Ed infatti, pur non avendo la Corte d’appello sciolto ogni dubbio sul punto, il Collegio osserva in primo luogo che nel sistema svizzero, a differenza del nostro, le assicurazioni sociali sono gestite da società private e non da enti come l’INPS e l’INAIL (v. sul punto la recente ordinanza 5 maggio 2016, n. 9086); in secondo luogo, che la sentenza impugnata ha dimostrato con grande chiarezza che il pagamento da parte della Zurigo Assicurazioni in favore dell’odierno ricorrente è avvenuto a seguito di una procedura di interpello molto simile a quella prevista dalla L. n. 990 del 1969, art. 28. Ragion per cui, avendo la sentenza impugnata fondato la propria decisione sull’art. 1916 c.c., che è appunto una norma generale, il quinto motivo è privo di fondamento.

7.2. Quanto alla doglianza prospettata nel quarto motivo, il Collegio ritiene di dover mettere in luce, innanzitutto, come la censura non sia propriamente un modello di chiarezza, dal momento che dà per accertata una certa liquidazione dei danni che, in effetti, non c’è stata e si presenta comunque alquanto nebulosa.

7.3. Nel merito, la censura è comunque infondata.

Com’è noto la Corte costituzionale, con la sentenza n. 319 del 1989, ha dichiarato l’illegittimità della L. n. 990 del 1969, art. 28, commi 2, 3 e 4, nella parte in cui non esclude che gli enti gestori delle assicurazioni sociali possano esercitare l’azione surrogatoria con pregiudizio del diritto dell’assistito al risarcimento dei danni alla persona non altrimenti risarciti. In linea con questa sentenza sono poi intervenute le ulteriori sentenze costituzionali n. 356 del 1991 (sull’art. 1916 c.c.) e n. 485 del 1991 (D.P.R. n. 1124 del 1965, artt. 10 e 11). Il filo conduttore che unisce queste pronunce è nel senso che la surroga non trova più un ragionevole fondamento “quando la pretesa dell’ente gestore di assicurazioni sociali impedisce, in tutto o in parte, il risarcimento dei danni alla persona dell’assistito, che non siano stati già altrimenti risarciti” (così la sentenza n. 319 del 1989).

Questa Corte, con la sentenza 25 settembre 2014, n. 20176, alla quale va data oggi ulteriore continuità, ha ricostruito il sistema dell’art. 28 cit., osservando che il comma 2, di tale norma dispone che l’assicuratore sociale ha diritto di ottenere “direttamente dall’assicuratore del responsabile” il rimborso “delle spese sostenute per le prestazioni erogate al danneggiato ai sensi delle leggi e dei regolamenti che disciplinano detta assicurazione, semprechè non sia stato già pagato il risarcimento al danneggiato, con l’osservanza degli adempimenti prescritti nei due commi successivi”. I due commi successivi prevedono l’obbligo del c.d. accantonamento da parte dell’assicuratore del responsabile civile il quale, prima di pagare il danneggiato, dovrà richiedere allo stesso una sorta di dichiarazione liberatoria, che attesti che il medesimo non ha diritto “ad alcuna prestazione da parte di istituti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie”. Seguono poi le regole per l’esecuzione del pagamento ovvero, in caso di dichiarazione positiva da parte del danneggiato circa l’esistenza di un proprio diritto verso gli assicuratori sociali, l’obbligo di accantonamento “di una somma idonea a coprire il credito dell’ente per le prestazioni erogate o da erogare”.

Continua la sentenza citata osservando che il senso del complesso ed articolato sistema delineato dall’art. 28 è quello di consentire al danneggiato un pronto ristoro anche da parte degli assicuratori sociali; ma, ove questi abbiano erogato somme, essi si surrogano al danneggiato nei confronti dell’assicuratore del responsabile civile. E’ comunque previsto – con l’apposita norma di chiusura dettata nell’ultima parte del cit. art. 28, comma 4 – che l’ente di assicurazione sociale “ha diritto di ripetere dal danneggiato le somme corrispondenti agli oneri sostenuti se il comportamento del danneggiato abbia recato pregiudizio all’azione di surrogazione”.

La Corte d’appello di Milano ha fatto buon governo di questi principi. Essa, infatti, ha evidenziato, come in precedenza si è detto, che il comportamento tenuto dal R., oggi ricorrente, aveva oggettivamente danneggiato la Zurigo Assicurazioni. Egli aveva incassato dalla s.p.a. Assicurazioni Generali, quale impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, la somma di Euro 193.671,33, dopo aver dichiarato, con la lettera del 23 febbraio 2004, di non aver diritto all’assistenza da parte di istituti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie. In tal modo la s.p.a. Assicurazioni Generali ha pagato esaurendo il massimale; per cui, quando la Zurigo Assicurazioni le si è rivolta chiedendo il rimborso della somma complessiva di franchi svizzeri 189.540,30 pagata al R. per il medesimo sinistro (somma nel cui coacervo erano ricomprese, in parte, le stesse voci di danno), la s.p.a. Assicurazioni Generali ha comunicato di non poter soddisfare la richiesta, proprio a seguito dell’esaurimento del massimale.

Dalla motivazione della sentenza impugnata risulta con chiarezza, in definitiva, che si è verificata proprio la situazione prevista dall’art. 1916 c.c. e dalla L. n. 990 del 1969, art. 28, ossia quella del comportamento dell’assicurato che, con la propria infedele dichiarazione, lucra in due sedi diverse il risarcimento dello stesso danno. E di tale comportamento il R. è stato giustamente chiamato a rispondere.

7.4. Il quarto motivo in esame contesta il conteggio eseguito dalla Corte d’appello, osservando che la sentenza avrebbe condannato il ricorrente a restituire una somma eccessiva.

Osserva il Collegio che, a parte la già rilevata scarsa chiarezza della censura, la Corte di merito ha correttamente ragionato, individuando nella somma versata dalla Zurigo la parte corrispondente al danno non patrimoniale e, considerando l’entità della liquidazione compiuta dal Tribunale per quel titolo (Euro 105.000), ha stabilito che la somma residua alla quale il R. aveva diritto era ampiamente ricompresa in quella ricevuta dalla s.p.a. Assicurazioni Generali. Privo di rilievo è il riferimento, contenuto nel ricorso, alla somma di Euro 433.415,53 che, asseritamente, spetterebbe al ricorrente, trattandosi di somma ipotetica e mai effettivamente riconosciuta al R.. La valutazione del contenuto della polizza e la sua interpretazione, del resto, costituiscono un compito tipico del giudice di merito, non più discutibile in questa sede.

Dal complesso di tali ragioni deriva che il quarto ed il quinto motivo non sono fondati.

8. Con il sesto motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), ulteriore violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4) e dell’art. 111 Cost., sostenendo che la condanna alla somma di franchi svizzeri 72.288,60 sarebbe stata disposta al cambio corrente senza alcuna motivazione, tanto più che la stessa sentenza aveva dichiarato che il R. aveva ricevuto la somma di Euro 48.433, per cui la somma che il ricorrente deve restituire sarebbe molto maggiore di quella realmente ricevuta.

8.1. Il motivo è inammissibile, attesa l’evidente genericità della contestazione; il ricorrente, infatti, si limita ad affermare che, a fronte della ricezione della somma di Euro 48.433, la condanna al pagamento di franchi svizzeri 72.288,60 costituirebbe “molto di più”, senza alcuna ulteriore specificazione al riguardo.

9. Con il settimo motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 c.c..

Secondo il ricorrente il rigetto della domanda proposta nei confronti della M. è stata motivata con l’esigenza “di non dilatare oltre il dovuto il risarcimento in favore del R. e a danno della Zurigo”. In tal modo, però, la sentenza avrebbe posto le conseguenze del danno non a carico della M., vero responsabile, bensì a carico della parte danneggiata, cioè il ricorrente stesso.

9.1. Il motivo, quando non inammissibile per la sua genericità, è comunque privo di fondamento.

La censura non considera la circostanza decisiva che la sentenza impugnata non ha condannato il R. alla restituzione della somma suindicata per una sua responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c., ma ha colpito la dichiarazione volutamente errata e tale da pregiudicare il diritto di surroga, visto che la transazione conclusa con le Assicurazioni Generali aveva esaurito il massimale. Ed è appena il caso di rilevare che anche la M. è stata condannata con una pronuncia da lei neppure impugnata.

10. Il ricorso principale, pertanto, è rigettato.

Da ciò consegue che il ricorso incidentale della Zurigo Assicurazioni, avendo natura condizionata, rimane assorbito.

A tale esito segue la condanna del ricorrente principale al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del D.M. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale condizionato, e condanna il ricorrente principale al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 7.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 26 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 luglio 2017

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