Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17222 del 18/08/2020

Cassazione civile sez. lav., 18/08/2020, (ud. 25/02/2020, dep. 18/08/2020), n.17222

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TORRICE Amelia – Presidente –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19920-2017 proposto da:

CONSORZIO DI BONIFICA TERRE D’APULIA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso

LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati GRAZIANA AUGUSTO, PIETRO CARROZZINI;

– ricorrente –

contro

F.M.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO RACANELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1606/2017 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 13/06/2017 R.G.N. 1871/2015.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. la Corte d’Appello di Bari, accogliendo il gravame proposto da F.M. avverso la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva respinto la domanda dal medesimo proposta nei confronti del Consorzio di Bonifica Terre d’Apulia, ha ritenuto l’illegittimità dei contratti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra le parti, perchè non stipulati in forma scritta in violazione della L. n. 230 del 1962, art. 2 applicabile ratione temporis;

la Corte territoriale riteneva che non potessero trovare applicazione le esenzioni previste per gli imprenditori agricoli, perchè il Consorzio non poteva considerarsi tale e ciò in quanto le sue competenze riguardavano la difesa dell’ambiente, cui era pertinente anche l’attività di irrigazione da esso svolta, la quale non a caso riceveva contributi non solo dagli agricoltori, ma anche dai proprietari di fondi extra-agricoli;

la Corte d’Appello, su tali presupposti ed in forza della natura di ente pubblico economico del Consorzio, convertiva quindi a tempo indeterminato i rapporti di lavoro e condannava il Consorzio alla riammissione in servizio del F.;

2. il Consorzio di Bonifica Terre d’Apulia ha impugnato la predetta sentenza con tre motivi di ricorso per cassazione, resistiti da controricorso del F..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. come primo motivo il Consorzio deduce la violazione e falsa applicazione (art. 360 c.p.c., n. 3) della L. n. 230 del 1962, art. 6 nella parte in cui la Corte territoriale ha ritenuto inapplicabile l’esclusione dalla disciplina vincolistica dettata per l’assunzione a tempo determinato degli operai agricoli;

il secondo motivo deduce invece il vizio di motivazione (art. 360 c.p.c., n. 5) per l’omessa valutazione di un fatto decisivo per il giudizio in merito alla prova del lavoro agricolo con riferimento alle prove testimoniali raccolte nel corso del giudizio di primo grado e alla documentazione esibita in atti;

con il terzo motivo è infine addotta, sempre ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. n. 230 del 1962, art. 1 e dell’art. 2697 c.c. nella parte in cui la Corte territoriale, sul presupposto della non applicabilità dell’art. 6 citata Legge ad esso Consorzio, ha ritenuto violate le prescrizioni riguardanti l’obbligo della forma scritta per l’apposizione del termine al contratto di lavoro e comunque non provata la sottoscrizione del documento di avvio al lavoro;

2. il primo motivo non è fondato, alla luce del principio più volte affermato da questa Corte secondo il quale al rapporto di lavoro dei dipendenti dei consorzi di bonifica è applicabile la disciplina sui contratti a termine di cui alla L. n. 230 del 1962, e in particolare la prescrizione dell’atto scritto a norma dell’art. 1, poichè la disposizione dell’art. 6, che esclude dalla disciplina della stessa legge i rapporti tra “datori di lavoro dell’agricoltura e salariati fissi comunque denominati” (e – in base ad una necessaria interpretazione estensiva – tutti i lavoratori agricoli), è applicabile ai lavoratori alle dipendenze di imprese definibili come agricole a norma dell’art. 2135 c.c., mentre gli enti di bonifica (anche se talvolta ricondotti dalla legge al settore agricolo ai fini previdenziali) non sono imprenditori agricoli, perseguendo fini economici non solamente agricoli, anche se con attività in parte strumentali all’agricoltura;

in tal senso questa Corte si è già ripetutamente espressa con orientamento che va qui confermato, rispetto agli enti di bonifica consortile della Calabria (Cass. 14 luglio 2011, n. 15494), Sicilia (Cass. 17 luglio 2012, n. 12242), Campania (Cass. 5 dicembre 2017, n. 29061) e, in un caso del tutto sovrapponibile al presente, Puglia (Cass. 11 gennaio 2019, n. 575);

3. il secondo motivo è inammissibile;

la Corte d’appello ha esaminato l’attività svolta dal Consorzio, anche sulla base delle leggi regionali istitutive, e ne ha tratto la conseguenza che si tratti di imprenditore non agricolo, in quanto la sua attività è finalizzata anche allo sviluppo dell’irrigazione in favore di immobili non solo agricoli ma anche non agricoli, sicchè il motivo chiede una nuova valutazione delle medesime circostanze fattuali, al di là dei limiti in cui è oggi possibile il controllo sulla motivazione ai sensi all’art. 360, n. 5, come modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134 (v. Cass., S.U., 7 aprile 2014, nn. 8053 e 8054);

4. il terzo motivo è parimenti inammissibile, in quanto la Corte ha esaminato la documentazione agli atti, consistente nei fogli del registro d’impresa per gli anni 1999 e 2000, riportanti la firma del lavoratore per ricevuta, e li ha ritenuti inidonei a dimostrare la sussistenza della forma scritta del contratto in quanto essi provano la consegna al lavoratore, ma in data imprecisata;

neppure è decisivo quanto riferito nel ricorso in ordine alle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio formale, con riferimento alla sottoscrizione per accettazione delle comunicazioni indirizzate alla sede territoriale INPS, restando incerto non solo il fatto che le medesime contenessero tutti gli elementi negoziali idonei, ma anche la data di sottoscrizione da parte del lavoratore, sicchè manca la necessaria dimostrazione dell’anteriorità del contratto rispetto all’inizio del lavoro, il cui verificarsi di fatto è in sè idoneo a determinare il sorgere a tempo indeterminato del rapporto;

5. le spese del giudizio di legittimità restano regolate secondo soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controparte delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 4.000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali, in misura del 15 % ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 25 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 18 agosto 2020

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