Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17185 del 16/06/2021

Cassazione civile sez. I, 16/06/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 16/06/2021), n.17185

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 15881/2019 R.G. proposto da:

D.O.B., rappresentato e difeso dall’Avv. Mariagrazia Stigliano,

con domicilio in Roma, piazza Cavour, presso la Cancelleria civile

della Corte di cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., rappresentato e

difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, con domicilio legale in

Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– intimato –

avverso il decreto del Tribunale di Bari depositato il 14 maggio

2019;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 12 gennaio

2021 dal Consigliere Dott. Guido Mercolino.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con decreto del 14 maggio 2019, lil Tribunale di Bari ha rigettato la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e, in subordine, della protezione sussidiaria o di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposta da D.O.B., cittadino del (OMISSIS).

Premesso che il ricorrente non era comparso in udienza, il Tribunale ha escluso che ciò comportasse l’improcedibilità della domanda, osservando tuttavia che tale comportamento si traduceva nell’omissione di ogni ragionevole sforzo per circostanziarla, ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3. Rilevato inoltre che a sostegno della domanda il ricorrente aveva riferito di essersi allontanato dal suo Paese di origine per sfuggire ad uno zio marabout, allegando una vicenda di indigenza intrecciatasi con la scoperta della sua omosessualità in età adulta, ha ritenuto non credibile tale narrazione, in quanto implausibile e priva di riscontri nella situazione del Paese di origine, concludendo pertanto per l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria. Pur riconoscendo che il (OMISSIS) ha vissuto un conflitto trentennale tra le forze governative ed i gruppi armati secessionisti della regione di (OMISSIS), ha escluso inoltre la configurabilità di una situazione di violenza indiscriminata, rilevando che il rischio per i civili era limitato alle regioni meridionali, ed aggiungendo che il cessate il fuoco unilateralmente proclamato dai ribelli aveva determinato un miglioramento della situazione. Ha ritenuto infine insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria, non essendo stati allegati nè una condizione di vulnerabilità personale nè violazioni di diritti fondamentali, e risultando insufficiente, ai fini della prova dell’integrazione sociale, la deduzione dell’avvenuta stipulazione di un contratto di lavoro a tempo determinato.

3. Avverso il predetto decreto il D. ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo, illustrato anche con memoria. Il Ministero dell’interno ha resistito mediante il deposito di un atto di costituzione, ai fini della partecipazione alla discussione orale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente, va dichiarata l’inammissibilità della costituzione in giudizio del Ministero dell’interno, avvenuta mediante il deposito di un atto finalizzato esclusivamente alla partecipazione alla discussione orale: nel procedimento in camera di consiglio dinanzi alla Corte di cassazione, il concorso delle parti alla fase decisoria deve infatti realizzarsi in forma scritta, attraverso il deposito di memorie, il quale postula che l’intimato si costituisca mediante controricorso tempestivamente notificato e depositato (cfr. 25/10/2018, n. 27124; Cass., Sez. V, 5/10/2018, n. 24422; Cass., Sez. III, 20/10/ 2017, n. 24835);

2. Con l’unico motivo d’impugnazione, il ricorrente denuncia la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 del D.Lgs. n. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8 dell’art. 12, par. 1, lett. b), art. 14, par. 1 e 2, artt. 31 e 46 della direttiva 2013/32/UE e dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, nonchè l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, sostenendo che, nel rigettare la domanda di riconoscimento della protezione internazionale, il decreto impugnato non ha tenuto conto della sua dichiarata condizione di omosessualità e dei timori da lui prospettati per la sua incolumità personale. Premesso che nel suo Paese la polizia lo cercava per arrestarlo e che la gente del suo quartiere gli aveva incendiato la casa, afferma che il Tribunale ha escluso l’attendibilità delle dichiarazioni da lui rese senza esercitare i suoi poteri istruttori officiosi per verificare la condizione giuridica degli omosessuali nel (OMISSIS), le pene per gli stessi previste e le discriminazioni, gli atti di violenza l’intolleranza sociale di cui vengono fatti oggetto.

2.1. Il ricorso è inammissibile.

In tema di protezione internazionale, questa Corte ha avuto infatti modo di affermare che le dichiarazioni rese dallo straniero, se non suffragate da prove, devono essere sottoposte, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, ad un controllo di credibilità, avente ad oggetto da un lato la coerenza interna ed esterna delle stesse, ovverosia la congruenza intrinseca del racconto e la sua concordanza con le informazioni generali e specifiche di cui si dispone, dall’altro la plausibilità della vicenda narrata, che deve risultare attendibile e convincente sul piano razionale, non comportando tale verifica un aggravamento della posizione del richiedente, il quale beneficia anzi di un’attenuazione dell’onere della prova, ricollegabile al dovere del giudice di acquisire d’ufficio il necessario materiale probatorio ed al potere di ritenere provate circostanze che non lo sono affatto, ferma restando, per l’appunto, la necessità che i fatti narrati superino il predetto vaglio di logicità (cfr. Cass., Sez. I, 7/08/2019, n. 21142).

Il predetto controllo risulta nella specie correttamente effettuato, avendo il Tribunale provveduto ad esaminare le dichiarazioni rese a sostegno della domanda sotto entrambi gl’indicati profili, la cui valutazione ha consentito di evidenziare da un lato l’intrinseca disorganicità e contraddittorietà del racconto, e dall’altro l’implausibilità oggettiva della vicenda allegata: il decreto impugnato ha rilevato infatti l’eterogeneità dei fatti narrati, riflettenti ad un tempo una situazione d’indigenza, la minaccia proveniente da uno zio e l’orientamento sessuale del ricorrente, evidenziando inoltre il contrasto tra la dichiarata omosessualità di quest’ultimo ed il matrimonio da lui contratto, dal quale erano nate anche due figlie, nonchè l’assenza di concreti riscontri dei timori da lui prospettati in relazione alla situazione in atto nel Paese di origine.

Tale apprezzamento, che integra un giudizio di fatto, riservato al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità esclusivamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (cfr. Cass., Sez. I, 7/08/2019, n. 21142; 5/02/2019, n. 3340; Cass., Sez. VI, 30/10/ 2018, n. 27503), non risulta validamente censurato, non avendo il ricorrente indicato circostanze di fatto emerse dal dibattito processuale e trascurate dal decreto impugnato, idonee ad orientare in senso diverso la decisione, ma essendosi limitato ad insistere sulla valenza di elementi puntualmente presi in considerazione dal Tribunale, in tal modo dimostrando di voler sollecitare un nuovo apprezzamento dei fatti, non consentito a questa Corte, alla quale non spetta il compito di riesaminare il merito della controversia, ma solo quello di verificare la correttezza giuridica delle argomentazioni svolte nel decreto impugnato, nonchè la coerenza logico-formale delle stesse, nei limiti in cui le relative anomalie sono ancora deducibili con il ricorso per cassazione, a seguito della sostituzione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 ad opera del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134 (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. Un., 7/04/2014, n. 8053 e 8054; Cass., Sez. VI, 8/10/2014, n. 21257);

La ritenuta inattendibilità delle dichiarazioni rese dal ricorrente, correttamente vagliate in base ai criteri di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 non è censurabile neppure sotto il profilo dell’inadempimento del dovere di cooperazione istruttoria officiosa posto a carico del giudice dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, dal momento che, come più volte ribadito da questa Corte, tale dovere non opera laddove sia stato proprio il richiedente a declinare, con una versione dei fatti inaffidabile o inattendibile, la volontà di cooperare, quantomeno in relazione all’allegazione affidabile degli stessi (cfr. Cass., Sez. I, 12/06/2019, n. 15794; Cass.” Sez. VI, 20/12/2018, n. 33096; 19/02/2019, n. 4892).

3. L’irrituale costituzione dell’intimato esclude la necessità di provvedere al regolamento delle spese processuali.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso dallo stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2021

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