Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17182 del 14/08/2020

Cassazione civile sez. I, 14/08/2020, (ud. 16/07/2020, dep. 14/08/2020), n.17182

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27899/2016 proposto da:

C.C., elettivamente domiciliato in Roma, Via Gregoriana n.

54, presso lo studio dell’avvocato Calcerano Giovanna, (Studio

Confortini), rappresentato e difeso dall’avvocato Colarusso Romano,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

G.M.J., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’avvocato Cigliola Giovanni, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 243/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE

SEZIONE DISTACCATA di TARANTO, depositata il 06/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/07/2020 dal Cons. Dott. NAZZICONE LOREDANA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Lecce con sentenza del 6 maggio 2016 ha respinto l’impugnazione avverso la decisione di primo grado, che aveva disatteso, a sua volta, la domanda di C.C. di accertamento che la metà indivisa dei beni della comunione dei coniugi dovessero concorrere, ai sensi dell’art. 186 c.c., lett. c), all’estinzione delle obbligazioni della ditta individuale del predetto, che l’istante assumeva contratte nell’interesse della famiglia.

Contro questa decisione ha proposto ricorso per cassazione il soccombente, affidato ad un unico motivo.

La parte intimata resiste con controricorso, depositando altresì la memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 143,147 c.c. e art. 186 c.c., comma 1, lett. c), oltre ad omesso esame di fatti decisivi, perchè la corte d’appello ha errato nel distinguere tra interesse diretto e mero vantaggio per la famiglia, ed ha omesso di esaminare il fatto decisivo del contributo dato da sempre dall’azienda del ricorrente alle esclusive esigenze della famiglia, di cui era stata l’unico mezzo di sostentamento, nonchè la circostanza che i debiti riguardano il periodo in cui i coniugi non erano ancora formalmente separati, onde vigeva in pieno l’obbligo di solidarietà, e la stessa figlia N. è rimasta in famiglia ben oltre la conclusione della separazione stessa.

2. – Il motivo non può trovare accoglimento.

La corte territoriale ha ritenuto, per quanto ancora rileva, che:

a) nell’art. 186, comma 1, lett. c), sono ricomprese le obbligazioni contratte nell’interesse diretto della famiglia e non quelle andate a semplice vantaggio di questa;

b) nella specie, dall’esame delle obbligazioni assunte risulta che: 1) si tratta di affari concernenti esclusivamente l’attività imprenditoriale del coniuge (per oneri fiscali, mutui, debiti per retribuzioni); 2) dal (OMISSIS) la moglie si è trasferita all’estero, il figlio era all’epoca già autonomo e la figlia rimase solo per qualche tempo nella famiglia, mentre tutti i debiti furono contratti dal (OMISSIS) e negli anni seguenti, onde essi non possono ricondursi agli interessi familiari ed avere la causa generica in essi.

Come risulta, la motivazione della sentenza impugnata è pertanto fondata su plurime rationes decidendi: in particolare, essa, in punto di fatto, ha affermato che i debiti de quo non sono riconducibili all’art. 186 c.c., non per la mera circostanza di afferire all’azienda del marito, ma per l’ulteriore, concreta vicenda della loro produzione in un momento in cui la famiglia era di fatto dissolta.

Il ricorrente, del resto, non ha neppure dedotto trattarsi di debiti contratti prima della stessa separazione di fatto e venuti semplicemente a maturazione dopo, non contrastando, ed anzi confermando, la tesi del giudice del merito, secondo cui quei debiti “non si mostrano causalmente riconducibili, nel relativo momento genetico, ad interesse del nucleo familiare dell’appellante”.

Nè le circostanze dell’uscita della moglie dal nucleo familiare sin dal (OMISSIS), del figlio sin da epoca precedente e della figlia dopo poco tempo – tutte valutazioni di puro fatto rimesse all’insindacabile accertamento del giudice di merito – sono o possono essere confutate o diversamente apprezzate in questa sede di legittimità.

Ne deriva che l’argomento sopra esposto al punto b-2), che la sentenza di merito espone quale autonoma ratio decidendi, resta di per sè idoneo a sorreggere la decisione.

Si ricorda, invero, al riguardo il principio consolidato, secondo cui, ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l’autonoma motivazione non impugnata, in nessun caso potrebbe produrre l’annullamento della sentenza (Cass. 18 aprile 2019, n. 10815; Cass. 15 marzo 2019, n. 7499; Cass. 13 giugno 2018, n. 15399; Cass. 18 aprile 2017, n. 9752; Cass. 14 febbraio 2012, n. 2108; Cass. 3 novembre 2011, n. 22753).

3. – Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, che liquida in Euro 4.200,00 complessivi, ivi compresi Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfetarie nella misura del 15% sui compensi ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 agosto 2020

 

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